Una donna - Annie Ernaux [Recensione]

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Un'estate al femminile. Non vorrei sembrare monotematica, ultimamente parlo solo di donne, scrittrici, artiste, eroine, ecc... eppure per queste vacanze, dovendo scegliere, ho deciso di portarmi dietro due libricini scritti da donne con protagoniste donne. Girl Power.

Tra i due, c'era Una donna di Annie Ernaux, pubblicato quest'anno da L'orma Editore. E come immaginavo e speravo, mi sono ritrovata di nuovo affascinata dalla scrittura di Ernaux, così come era stato per Gli anni, il suo libro più famoso (fu Premio Strega nel 2016) e che vi consiglio caldamente. 
Impossibile non farsi conquistare, impensabile non leggerla e incredibile non averlo fatto prima. 

La scrittura di Annie Ernaux è forse una delle forme più personali, originali, intime e allo stesso tempo corale, universale e diretta che mi sia mai capitata durante la mia esperienza di lettrice. La scrittrice francese si serve della scrittura e del linguaggio per raccontare una storia legata alla sua vita, o quella dei suoi familiari, e così facendo eleva questi racconti, provenienti dalle scatole in soffitta e dai vecchi album di foto e ricordi, a testimonianze di modi di vivere, pensare, agire, riconoscibili da tutti perché emblema della società in cui autrice e lettore sono immersi, raccontandone così, attraverso gli anni che passano e i protagonisti che maturano ed invecchiano, la sua evoluzione.

Una donna è il libro che la scrittrice dedica a sua madre. Inizia a scriverlo pochi giorni dopo la scomparsa del genitore, ancora incapace di realizzare la perdita e imparare a conviverci. Scrivere della madre diventa così un percorso di consapevolezza oltre che di riscoperta, di dinamiche familiare ma anche sociali, di giorni ormai passati che sono però la struttura portante della sua esistenza.
La scrittura diventa così superficie riflettente, mentre il racconto si fa rivelazione della persona che c'era oltre al ruolo di "madre": ragazza di campagna che sfugge alla terra per essere operaia a inizio XX secolo, giovane donna grintosa e volitiva che con il marito realizza il suo piccolo grande sogno (un negozio alimentari in un'epoca in cui la grande distribuzione non esisteva ancora), difendendolo energicamente dalla guerra e dagli anni che la seguiranno, matriarca a tempo pieno, felice di vedere la figlia condurre la vita che aveva sempre sognato per lei, infine bozzolo di cui prendersi cura e a cui mancano memoria e parole, ma ancora tenacemente attaccata alla vita.

Le stagioni della vita di questa donna vanno di pari passo con le epoche e gli avvenimenti storici, con un mondo che non si ferma ma evolve, si reinventa, diventa più complesso e non smette di mettere alla prova la protagonista del racconto ma anche l'autrice, la figlia testimone di questa esistenza. Il concetto di testimonianza sottende l'intera narrazione, come importante chiave per interpretare una mentalità, un'epoca, una vita intera e, incluso, la sua fine. 

Ci sono momenti molto delicati tra quelli che Annie Ernaux trascrive nel suo libro, soprattutto quando la malattia della madre è ormai molto grave, dove ci si commuove, molto anche, e poi episodi in cui è facile intuire la rabbia, il disagio, il conflitto e avvertirli sulla propria pelle, intensi. È in quei casi che si avverte il passaggio da una storia familiare, riservata, a una dalla condizione più generale ed umana, in cui confluiscono tutte le storie, tutte le madri e tutte le figlie con le loro contrapposizioni, le loro lacrime, i loro abbracci, il loro legame impossibile da spezzare, neanche dopo la morte. 

Una donna è il lascito commosso, autentico, unico della sua esperienza di figlia nella storia del mondo. E al contempo un atto d'amore, l'unico modo dell'autrice per rimarcare un rapporto indissolubile attraverso le parole, un rito necessario per imparare a leggere l'esistenza e se stessi, in cui riconoscersi e provare a comprendere qualcosa di più di questo viaggio che è la vita e lo scorrere delle generazioni. L'universo in un abbraccio, l'amore in una frase. 

“Era necessario che mia madre… diventasse storia perché io mi sentissi meno sola e fasulla nel mondo dominante delle parole e delle idee in cui, secondo i suoi desideri, sono entrata”


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Annie Ernaux
Una donna
traduzione di Lorenzo Flabbi
2018, pp. 112
L'orma Editore

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