Il disco del mese: Evergreen di Calcutta

by - 22:59




E adesso che mi lasci solo
Con le cose fuori al posto loro
- Pesto


Sarà difficile dire qualcosa che non sapete già di Calcutta. Forse l'unica è che io l'adoro da quando uscì Mainstream nel 2016, dal giorno in cui per caso ho ascoltato distrattamente "Cosa mi manchi a fare" e mi ci sono ritrovata dentro come se quella canzone fosse stata scritta per me, su di me, con me. E forse un'altra cosa che non sapete è che non vedevo l'ora arrivasse il 25 maggio per ascoltare il suo nuovo album, Evergreen, dopo 3 singoli usciti nel corso degli ultimi mesi che sono riusciti a rapirmi nel giro di 4/5 ascolti. E quindi ora Evergreen è in ascolto ovunque, a casa, in autobus, al lavoro, prima di andare a dormire. 

E adesso che mi prendi per la mano vacci piano
Che se mi stringi così
Io sento il cuore a mille
Sento il cuore a mille
- Paracetamolo 

Ok, direte voi, Calcutta non è poi sto cantautore pazzesco che proprio non te lo puoi perdere, stai esagerando. Forse. O forse invece è proprio uno di quelli a cui non daresti due centesimi di credibilità e poi te ne innamori e capisci che ogni canzone ha un suo perché, un suo senso o molteplici sensi o forse nemmeno uno ma che importa, una freschezza mista a quel qualcosa che conosci già da tempo, che ti porti dietro e a cui non sai dare un nome e che grazie alle sue canzoni all'improvviso irrompe fuori e ti lascia sorpreso e stranito, ma in modo piacevole, come quel dolore che fa male ma in fondo un po' ci speri perché ti piace. 

E se ti parlo con il cuore chiuso
Rispondi tanto per fare
E se mi metto davvero a nudo
Dici che ho sempre voglia di scopare
Servirebbe un secondo in più all'anno
Per fare un respiro profondo
Per rilassare le spalle
- Orgasmo

Ascoltare Evergreen significa sprofondare in queste sensazioni mentre ci si abbandona a un mare di nostalgia. Nostalgia non si sa bene per quale tempo e quali luoghi, perché Evergreen alimenta una dimensione quasi onirica, fatta di riferimenti nazional popolari estrapolati dal loro contesto e per questo a tratti grotteschi a tratti immaginifici, di ricordi che non appartengono a nessuno in particolare e che quindi sono di tutti, di personaggi "rubati" alle loro leggende per diventare simboli di stati sentimentali che li rende più vicini e intellegibili, di città che si susseguono in una geografia dell'immaginario, in un viaggio che non si sa quando è iniziato e che chissà quando finirà.

Ti ricordi?
Andavamo a passeggiare nei ricordi
Come non ne ho visti più
E non è vero che mai ti mancherà
Il mio sguardo da lontano e le luci di città
- Briciole

Arrangiamenti melanconici (a mio parere qualitativamente superiori a Mainstream) si accompagnano a testi dai versi spesso enigmatici, con giri non sense e giochi di parole ai limiti del surreale, a volte lampanti e assolutamente trasparenti. Tutto appare confuso e poi all'improvviso è tutto così chiaro... 
C'è una potenza che nasce da un simbolismo diffuso in tutti i suoi brani, fatta di elementi che sono tutt'altro che misteriosi, ma che appartengono a un linguaggio, agli usi, alle abitudini di tutti al punto da poterle definire banali. Ed è lì che si rivela una grande consapevolezza e cioè quanto sia impossibile pensare di avere la chiave per interpretare la strada di Calcutta perché forse ce n'è più di una o forse, semplicemente, non esiste. 

La cosa più bella che hai è la tua saliva
Che risbatte forte come il mare
I miei pensieri a riva
- Saliva

E insieme al mistero, la tenerezza. Di quella che ti avvolge e ti travolge. Di quella delicata e intima, nella quale rifugiarsi nei momenti più raccolti della giornata, come in Hübner, brano che già amo follemente e che forse è il pezzo più forte tra quelli non divenuti singoli, o come in Briciole o Salivama che è anche capace di esplosioni e scintille in cui riversare tutto il sentimentalismo di cui siamo capaci, come in Pesto, Paracetamolo, Orgasmo, a mio parere la più bella in assoluto. 


Forse noi dovremmo fare come Dario Hübner
Per non lasciarci soli mai a consumare le unghie

Hübner

Dopo Mainstream, Calcutta avrebbe potuto percorrere dei percorsi tutto sommato prevedibili e forse desiderati, invece con Evergreen ha scelto di seguire un percorso inaspettato, laterale, fuori contesto, rallentando, facendo qualche curva velocemente e altre dolcemente, fermandosi a guardare il panorama qui e là, e forse proprio per questo è destinato a rimanere unico



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1 commenti

  1. anche a me piace tanto... la mia preferita per ora è orgasmo :)

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