Sadly back to Italy: un ritorno dolceamaro…

by - 13:05

Cari amici blogger

questo post avrà il sapore dolce amaro di chi ha trovato un porto caldo e sicuro dove rifugiarsi ma ripensa a quanto a volte il destino gli pare avverso e il futuro quanto mai oscuro.

Qualche settimana fa vi scrivevo entusiasta della mia partenza per Bristol, UK. Ero spaventata, insicura, ma felice della nuova esperienza.

Quante illusioni crollate…

Al mio arrivo mi rendo conto subito che qualcosa non va. La casa, microscopica, era sudicia, messy, come se ci fosse stato lo scoppio di una bomba dentro…la camera promessami era più o meno uno sgabuzzino e non c’era quel bagno privato di cui avevo sentito una volta parlare…ma “Ok – mi sono detta – non importa, se le cose con loro vanno bene posso tranquillamente condividere un bagno…non p certo una novità per me…” Il girono dopo mi rendo conto che le cose non andranno affatto bene. Non hanno lavastoviglie. La cucina cade a pezzi. E quella sera stessa lei mi mette a lavare una montagna di piatti (in cui non c’erano solo quelli della nostra cena ma anche die suoi pasti precedenti lasciati a marcire dentro) con la scusa di andare a prendere i bimbi che erano stati dal padre per il weekend. Ok. Laviamo i piatti. Domani è lunedì le cose miglioreranno.

Lunedì le cose sono andate peggio. “Just tidying up…and dusting” mi dice lei dopo aver stravotlo il bagno, lasciato mille piatti e tazze in giro per casa, dopo che i bambini avevano versato latte a terra ridendomi in faccia e lanciatomi scarpe addosso perchè non trovavano il apio che dicevano loro. Altro che mettere a posto o spolverare. Lì c’era lavoro per una ditta di pulizie. Mi sono me all’opera, fiduciosa del fatto che una volta fatto questo i giorni seguenti sarebbero stati solo manutenzione. Illusa.

Dopo una mattinata intera passata a spolverare, pulire, raccogliere cose lasciate in giro per i 4 piani della casa, underwear e towels inclusi che neanche al Grand Hotel, passato l’aspirapolvere, fatto lavatrici, stirato, pulito cucina, corro a prendere i bambini che hanno la scuola a mezz’ora da casa. Non facciamo a tempo ad arrivare a casa che mi accorgo che la madre è tornata a casa e ha già vanificato il mio lavoro: piatti sporchi nel lavello, scarpe ovunque, tazze di caffè in soggiorno…

E’ andata avanti così ogni giorno. Pulivo e alle 4 era già tutto un disastro. La madre piuttosto che togliersi davanti le sue cose, le lasciava in giro aspettandosi che io le raccogliessi tutto, dalla spazzola per i capelli lasciata in camera da letto alle mutande lasciate sul termosifone del bagno. I bambini sono casinisti,a questo ero preparata e non mi dava certo fastidio raccogliere le loro cose  o fare i loro letti…ma sentire la bambina grande dire al fratellino, che stava raccogliendo i suoi lego, in mia presenza “Cosa fai! Tanto c’è lei che raccoglie per noi!” mi ha profondamente ferito.

Mi sono sentita una colf. Non una ragazza alla pari, arrivata lì per dare una mano come una sorella maggiore, che gioca con i bimbi, li aiuta se hanno bisogno o dà una mano in casa alla mamma. Io lì gestivo una casa per delle scimmie. Mi guardavano e mi trattavano come la loro cameriera. La sera a cena era normale, finito il pasto, lasciare piatti e pentole in giro e aspettare che io lavassi e pulissi tutto. “Ho sempre fatto così con le altre au pair: io cucino e tu lavi i piatti” mi disse lei i primi giorni aprendo una confezione di cibo precotto da mettere nel microwave. Si, tu cucini, certo…se avrò fatto un pasto cotto davvero da lei una volta a settimana posso reputarmi fortunata.

Magari qualcuno di voi potrà dirmi che in fondo non ero in miniera, E in effetti non lo ero. Ma non era il lavoro in sé a disturbarmi (sebbene non riuscissi a capire come fosse possibile che fossi capitata nell’unica famiglia inglese senza lavastoviglie o asciugatrice, ma porc…!) ma il loro atteggiamento nei miei confronti, il mio farmi sentire alle loro dipendenze sempre, ogni ora del giorno e della notte. La au pair dovrebbe lavorare 5/6 ore al giorno. Io mi alzavo alle 7, iniziavo a lavorare alle 8 e finivo, tra una cosa all’altra, alle 9 di sera.

Ovviamente le interazioni con il mondo si sono ridotte al minimo. Del corso d’inglese che volevo fare non avrei saputo proprio dove inserirlo. Tramite la vecchia au pair ho conosciuto una ragazza con cui sono uscita un paio di volte. Ma lei se la godeva la vita. Io non riuscivo neanche a godermele quelle ore libere: in settimana non potevo fare tardi altrimenti chi si sarebbe svegliato presto, dato che io mi svegliavo alle 7 ma loro cominciavano a fare rumore e soprattutto a gridare (gridavano sempre, sempre!) dalle 6 / 6 e mezzo del mattino, e nei miei gironi off, liberi solo per modo di dire perchè se mi acchiappavano mi chiedevano sempre qualcosa, ero così sfatta che avrei voluto solo dormire per dieci ore. Ho conosciuto anche qualche au pair. E vedere loro felici della sistemazione che avevano, dei loro bambini che non tentavano di accoltellarti (è successo anche questo) o non ti chiamavano “loser!”, delle famiglie che le rispettavano e non si aspettavano che loro fossero lì a fare le pulizie di primavera ogni giorno…sentire loro felici mi faceva stare peggio.

Che dire….mi sono svegliata qualche mattina fa e ho detto (mentre loro si urlavano cose da dietro al mia porta) “Stop! Io me ne torno a casa!” Ho prenotato il biglietto e me ne sono tornata. Martedì ho fatto ritorno in Italia ed è stata la prima volta che ero così felice di rivedere il suolo patrio.

Ora sono a casa del mio boyfriend, a riprendermi e a pensare a questa avventura come non solo ennesima prova della mi sfiga ma anche come a una sconfitta. Ero in UK per migliorare il mio inglese. In 20 giorni credo di non aver migliorato quasi niente. Certo ora capisco meglio e non mi vergogno a parlare, ma faccio schifo uguale anche perchè ho parlato con così poca gente…non mi ero mai sentita così sola come in questi ultimi giorni…

Ora sto cercando di capire cosa fare…progetti Leonardo a cui mando domande, continuo a guardare le famiglie che cercano au pair…non voglio rinunciare alla mia esperienza all’estero ma ora ho una paura nuova, un’insicurezza più grande e una visione del futuro più pessimista…

Good job, Sabina, davvero un buon lavoro…

Note positive: ho finalmente visto gli inglesi nella loro intimità e quotidianità. Cosa mangiamo, come dormono, dove vivono, come vivono…e devo essere sincera, mi stanno ancora più antipatici di prima…ma se non altro ora ne ho maggiore consapevolezza…

A proposito di Bristol, nel prossimo post, magari più allegro di questo, ve ne parlerò come una turista, che alla fine ero visto il tempo limitato della mia permanenza, troppo breve per considerarmi davvero una “bristolian”..

See you soon…bye!

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16 commenti

  1. Mi dispiace. Capita, ma non è la regola.... Certo che hai resistito bene. ;)

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  2. Cara Starwberry, che esperienza terribile, mi dispiace molto che tu sia finita in una famiglia di simili cafoni...
    Che gli inglesi siano piuttosto incivili nella loro intimità, me lo ha detto anche mia sorella, che ha fatto delle vacanze studio in famiglia: sono sporchi, piuttosto scortesi e vivono di cibi precotti. O almeno, questo è successo a lei due volte su due. Poi, ovvio, mica tutti saranno così...
    L'unica cosa che posso dirti è: non prenderla come una sconfitta. Perchè non lo è. E' un'esperienza che ti ha arricchito, anche se è durata poco. Qualunque cosa ti insegni qualcosa, vale la pena di essere fatta, nel bene e nel male.
    Poi, con dei simili trogloditi, come potevi rsistere di più? Hai fatto bene a mollarli. Perchè ok fare degli sforzi e dei sacrifici per i propri obbiettivi. Ma non ci si dovrebbe mai umiliare, o sentirsi umiliati sul lavoro.
    Ti faccio un grosso in bocca al lupo

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  3. Cara strawberry, che peccato! eh, a dire il vero un pochetto sei stata sfortunata, ma se ti può essere di consolazione io a suo tempo capitai in casa di un pastore, e oltre tutte le "incombenze" mi toccava pure sorbirmi le preghiere e i sermoni e i giudizi sul fatto che convivevo a 24 anni senza essere sposata..è stato allucinante, ma a differenza tua io quelle piccole pesti le ho sfruttate all'inverosimile per parlare più che potevo in inglese e quando finivo le mie cose, non c'erano storie, uscivo anche se la casa cadeva a pezzi, devi assolutamente riprovarci e mettere subito in chiaro che tu vai lì non per fare la colf ma per migliorare il tuo inglese, non so come hai trovato questo job, ma io personalmente ti consiglierei di rivolgerti ad agenzie specializzate che selezionano le famiglie con una certa cura; non fanno miracoli, ma almeno si assicurano che siano persone per bene, pulite e se le cose non vanno l'agenzia si impegna a trovarti una nuova sistemazione; non ti scoraggiare e lascia che questa esperienza di sia d'aiuto per il futuro!

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  4. Mi dispiace tanto, deve essere stato un incubo. Purtroppo alcune persone sono assolutmente prive di rispetto per gli altri, ma secondo me hai fatto benissimo a tornare a casa. Permettimi una domanda: eri andata attraverso un'agenzia? Io non ne so molto di queste cose ma ho sentito di persone che si sono trovate bene tramite agenzia, penso che in quel caso si sia più "protetti" da esperienze orribili come la tua. Hai mai provato?
    Un abbraccio fortissimo!

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  5. secondo me sei stata solo sfortunata. non ho mai fatto la ragazza alla pari, però sono stata "ospitata" molto spesso da famiglie e nessuno mi ha mai trattato in questo modo. cmq non farti spaventare da una brutta avventura. la prossima volta andrà meglio! :*

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  6. dai, coraggio, hai avuto solo sfortuna! un piccione che ti ha seguito a londra! ;)

    anzi, hai resistito anche troppo! hai tutta la mia solidarietà!

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  7. Mi dispiace per la tua esperienza affatto piacevole! Purtroppo può capitare... io sarei scappata subito!!!
    E' stata cmq un'esperienza, prendila così!
    Buon week end. Laura.

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  8. Grazie a tutti per le belle parole...si sono stata sfortunata...ma non può piovere per sempre e i piccioni forse la prossima volta potrebbero perdere la strada e smettere di inseguirmi, no? ;-)

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  9. Posso dirti la sincera verità?
    Io 20 giorni così non li avrei passati nemmeno a pagamento. Sei stata molto forte!
    un abbraccio!

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  10. Noo, povera Fragola!! Davvero, quoto Sadira, sei stata eroica a sopportare per 20 giorni!! Ma tu hai fatto tutto da sola? Intendo trovare una famiglia, ecc..? Perchè io so che esistono agenzie specializzate nelle quali forse paghi qualcosa di iscrizione, ma rendi sempre conto a loro, generalmente ti mandano in famiglie selezionate e se qualcosa non va ne rispondono loro che come minimo devono cambiarti sistemazione. Io non mollerei, fossi in te, e riproverei... dopotutto se sei stata così coraggiosa da resistere tutto quel tempo, ormai resisterai a tutto!! ^_^ Coraggio, non ti abbattere!!

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  11. Se può interessarti qui ho trovato un elenco di agenzie: http://bancadati.informagiovanipiemonte.it/schede-orientative/schede/1571/lavoro-alla-pari-allestero

    In effetti paghi una quota (vedo che più o meno oscillano tra i 200 e i 300 euro), ma secondo me ne vale assolutamente la pena! Per lo meno sei sicura che quei 300euro che hai speso ti hanno permesso davvero di imparare!

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  12. Grazie Simo!! In effetti non demordo...un modo per tornare lo trovo..io avevo usato un sito web che mi è stato consigliato da diverse persone mie amiche che si sono trovate benissimo...capirai che appena si tratta di me...ma vabeh...andiamo avanti e siamo pronte per la prossima avventura...:-)

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  13. Ah, guarda, consolati: io sono la legge di Murphy fatta persona, quindi se c'è qualcosa che può andare male, stai sicura che a me capita. Se ci fossimo andate insieme saremmo finite in un campo nomadi!! ^_^

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  14. Mi associo a Sadira: complimenti per la resistenza... e per non essere finita sul giornale come serial killer di una odiosa famiglia inglese!!!

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  15. che brutta esperienza!!!
    eri andata per studiare, non per fare la colf!!!!
    assurde certe situazioni!!!
    ti abbraccio

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  16. che brutta esperienza!!! io non l'ho mai fatta la ragazza alla pari,sono stata 15 gg in una famiglia e ovviamente anch'io sfigata quale sono ho beccato la famiglia più antipatica!!! dopo l'università vorrei andare in inghilterra ma sicuramente visto la mia fortuna non sceglierò una famiglia. E' vero gli inglesi non sono famosi per la loro pulizia e per la loro cucina...quindi su queste cose bisogna sacrificarsi,ma trattarti da schiava nooo!avrei mollato dopo la prima settimana! però dagli altri sento sempre cose positiva...non si sa mai...la ruota gira prima o poi!

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