Stranger Things, la serie generazionale dell'estate

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Capita che nei mesi più caldi e solitamente di meritato riposo dell'anno, ecco spuntare la serie dell'estate 2016. Anche perché sembra essere l'unica novità degna di nota nel mondo delle serie tv degli ultimi mesi. Ormai l'hanno vista tutti, ma se non siete ancora fan dei piccoli eroi di Stranger Things, beh, vi conviene affrettarvi, l'estate sta finendo e un tuffo meravigliosamente nostalgico negli anni '80 come quello che è capace di farvi fare la nuova produzione targata Netflix non potete proprio perdervelo.





Come se fossimo tornati indietro ai tempi della Storia Infinita o dei Goonies, Stranger Things racconta una di quelle storie così simili a quelle viste negli anni dell'infanzia, a metà tra la fantascienza alla E.T., l'horror di Predator e la cronaca di un'avventura per ragazzi in stile Stand by Me, che continuano ad apparire irresistibili e che solo a raccontarla mi viene il magone. 
Nella tranquilla e soporifera cittadina di Hawkins quattro ragazzini, Mike, Dustin, Lucas e Will, giocano a Dungeons & Dragons nello scantinato di Mike. Nel frattempo, nella centrale elettrica al confine della città si sta verificando un evento terribile e misterioso destinato a sconvolgere le esistenze dei suoi abitanti. Qualcosa di spaventoso è fuggito dalla centrale e contro quel qualcosa si imbatte proprio Will, sulla strada di casa. Ad aggiungersi alla lista di stranezze, quella stessa notte compare una strana ragazzina dotata di poteri soprannaturali chiamata Undici. L'enigmatica e inquietante scomparsa di Will darà il via per i suoi amici a un'avventura senza uguali sulle sue tracce, mentre per gli altri protagonisti della vicenda sarà il confronto/scontro con qualcosa di inimmaginabile destinato a cambiare la vita di tutti.


Stranger Things strizza l'occhio a una enorme quantità di film dell'epoca nonché a un vero e proprio immaginario collettivo che fa parte di una generazione, quella nata e cresciuta tra gli Ottanta e i Novanta, capace di riconoscerne i tratti fin dal primo fotogramma. Persino le immagini promozionali della serie sono palesemente un richiamo e omaggio alle locandine del tempo, mentre la colonna sonora, a cominciare dal bellissimo tema di apertura e chiusura con quelle tipiche sonorità synth da angoscia pura che nemmeno Alien, è una piccola enciclopedia dei gusti musicali e delle hit dell'epoca.


Citazionismo a gogò, quindi, e proprio grazie a ciò ci si immerge in una atmosfera che conosciamo bene e che, pur avvertendone gli anni sulle spalle, non smette mai di emozionarci. Merito di una scrittura capace, quella degli sceneggiatori che hanno saputo ricrearne caratteristiche e modi, dinamiche e ritmi, dialoghi e abitudini di un mondo a cui è facile e piacevole ritornare. Perché il bello di Stranger Things non sta nell'aver preso un canone e averlo stravolto e modernizzato, ma averlo usato come stampo per regalare ai suoi spettatori una nuova avventura del genere, una storia che li faccia fin da subito sentire su un terreno familiare, senza però rovinare aspettative e suspense, mantenendone strutture e tempi di azione (le pause, la velocità dei dialoghi, lo sviluppo della trama), fotografia e stile, con quel po' di revisione indispensabile per adattare la narrazione anni '80 al gusto di oggi.


A coronare il tutto, la scelta del cast: per una bambina capace di spostare cose e persone e creare squarci tra dimensioni parallele con la sola forza del pensiero che ricorda tantissimo personaggi come l'infante imperatrice, c'è la partecipazione di una come Winona Ryder, qui nella parte della madre di Will, con quel pizzico di sensibilità (ed esaurimento nervoso) utile per entrare in contatto con il figlio scomparso, attrice che quando si tratta di storie dai contorni nebulosi e risvolti inquietanti sa decisamente dare il meglio di sé. I ragazzini, poi, sono la vera chicca di questa serie: adorabili piccoli "secchioni" (come venivano chiamati una volta i nerd) dalle facce di tipici ragazzi di periferia destinati all'impresa più grande che c'è. Bastano pochi minuti e se ne è già affezionati.


Se ci si aspetta grandi novità a livello di evoluzione del genere seriale, si rischia di restare delusi. Stranger Things non è la nuova serie tv, ma una serie intelligente e ben realizzata, capace di garantire fin da subito quello che ci auguriamo sappia fare ogni prodotto televisivo riuscito: intrattenere il suo pubblico. Stranger Things lo fa in maniera quasi impeccabile, scegliendo come tramite l'azzeccatissimo filone del revival, degli Eighties, l'amarcord per la generazione dei 30enni che ancora si ricordano un mondo dove avere un walkie talkie per parlare con il vicino di casa significava essere in possesso della tecnologia più avanzata.



Stragers Things è a conti fatti quello che è e che non poteva essere altrimenti: una serie per l'estate. Lo dicono forte e chiaro la sua trama e le sue atmosfere, i suoi colori e i suoi suoni, così come il carico emotivo e culturale che si porta dietro e sulle cui basi costruisce la sua godibilissima storia. Un prodotto che sa d'estate da tutte le sue angolazioni e che, proprio per questo, è quello di cui avevamo bisogno.

Passo e chiudo.






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5 commenti

  1. Devo dire che concordo con te. All'inizio (per almeno le prime 3 o quattro puntate) avevo storto il naso: essendo nato nell'89, faccio parte degli anni 80, ma non li ho vissuti. Non sono un ricordo per me, sono un cult che ho conosciuto dopo. Sono come l'aglio: c'è a chi piace, a chi non piace. A me piace (tanto non devo baciare nessuno) ma ben dosato. Qui era troppo. Poi però la storia prende corpo, e ti coinvolge e mi ritrovo in tutti gli aspetti positivi che hai nominato :)

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  2. Super cult dell'estate!

    Devo ancora trovare qualcuno a cui non sia piaciuta, ma credo sia impossibile trovarlo... :)

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  3. L'h letteralmente amato!
    Personaggi fantastici,interpretazioni fatte veramente bene e poi la colonna sonora era fantastica.
    Le ambientazioni anni 80 hanno sempre quel qualcosa di meraviglioso :)

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