Lady Bird: come ricordarsi che crescere fa schifo e riderci su

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Qualche giorno fa sono andata al cinema a vedere Lady Bird

La storia in breve è quella di Christine, che si è ribattezzata Lady Bird per dimostrare la sua unicità rispetto all'ambiente che la circonda e  che pretende che tutti la chiamino così, famiglia inclusa, e del suo passaggio dall'adolescenza monotona e pigra per raggiungere quell'età adulta tanto agognata e potersi così allontanare dall'indolenza della sua città natale, Sacramento in California, verso i lidi ben più stimolanti di una metropoli multiculturale come New York. Il film è diretto da Greta Gerwig, al suo esordio come regista, ed è interpretato da una bravissima Saoirse Ronan, che per la sua interpretazione ha vinto il Golden Globe come migliore attrice in un film commedia e ha ricevuto la nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista, un'intensa Laurie Metcalf e un Timothée Chalamet (che abbiamo amato molto per Chiamami col tuo nome) in versione bad boy. 


Il film ha ottenuto cinque nomination agli Oscar e assolutamente non a torto, dato che la storia di Lady Bird colpisce per la sua delicatezza e al tempo stesso per l'intensità con cui viene raccontata, condensando nella pellicola non solo quello che è un passaggio di iniziazione all'età adulta come la scelta del college e quindi del proprio futuro (negli States si tratta di un passaggio ancora più sentito che da noi, dove molti ragazzi continuano a vivere con le famiglie di origine anche dopo essere andati all'università), ma anche quello che significa essere un giovane di diciassette/diciotto anni, quando la vita comincia a non apparire più così leggera, quando ci sono già delle scelte da compiere e delle responsabilità da assumersi, eppure il domani continua ad avere tutto il fascino dei sogni che coltiviamo fin da piccoli, tutto è ancora possibile e non vediamo l'ora che la vita, quella vera, cominci. 

L'azione, in particolare, si sviluppa lungo l'ultimo anno di liceo di Christine, periodo di grande importanza per la crescita della ragazza, mettendo in luce il rapporto che forse più di tutti contribuirà a plasmare l'identità di Christine, quello con la sua famiglia. La madre di Lady Bird è una donna indurita da una vita non semplice, tra doppi turni e difficoltà familiari di ogni tipo, dai soldi che sono sempre troppo pochi a un figlio laureato che si mantiene di lavoretti e un marito disoccupato che soffre di depressione, ed è naturale che finisca per scontrarsi con una figlia giovane e pronta a spiccare il volo, in un contesto sociale dove prevale la paura e l'amara realtà e che le impedisce di condividere e incoraggiare le aspirazioni della ragazza. I loro conflitti sono sempre duri ed esasperanti e il loro rapporto si snoda tra momenti dalle reazioni violente, di grande disperazione e rabbia delle due donne, alternati da quegli attimi di pace e riconciliazione che aiutano ad andare avanti.
Mentre guardavo il film ho pensato spesso ai miei litigi con mia madre, anche noi in macchina o in casa, le crisi isteriche e i momenti di silenzio, io con la voglia di andare lontano e lei pronta a ricordarmi che la vita non è sempre come i libri che amavo leggere o i film che adoravo rivedere fino allo sfinimento. Si trattava di preoccupazione genitoriale e paura di perdermi, che oggi riesco quasi a comprendere e che all'epoca non tolleravo minimamente, sempre pronta a reazioni esagerate proprio come Lady Bird. Eppure, i miei genitori come quelli di Christine, alla fine ci hanno lasciato andare e ci hanno fatto crescere, orgogliosi di noi e di chi saremo. La scena della telefonata di Christine ai suoi genitori è forse uno di momenti in cui riconoscersi di più, quel momento in cui capisci che qualcosa nella vita sta cambiando davvero e che, se sei in grado di diventare grande, o almeno di provarci, lo devi proprio ai tuoi genitori. 
Quanto della nostra vita e della nostra persona dobbiamo alla nostra famiglia? Quanto le abitudini e le tradizioni familiari hanno e continuano a influenzare le nostre scelte, il modo in cui ci relazionano con gli altri, le decisioni che prendiamo?

Greta Gerwig, candidata all'Oscar per la regia e per la sceneggiatura originale, ha colto nel segno mentre ci racconta di Christine, della sua famiglia, delle sue amicizie e delle sue esperienze con il sesso e i sentimenti, ponendo l'accento sulle dinamiche chiave dell'adolescenza in modo così delicato, attento e genuino da apparire tutto assolutamente credibile, dosando con cura la leggerezza che contraddistingue quell'età, con effetti quasi comici su scene in cui è impossibile non sorridere, come di fronte ai tentativi impacciati di Christine con l'altro sesso o a quei gesti ingenui e teneri tipici di una qualsiasi teenager che si rispetti, alla malinconica tristezza intrinseca a quella fase della vita sia per i ragazzi direttamente coinvolti che per le loro famiglie, alle prese con qualcosa di nuovo e sempre imprevedibile, non importa quanto tu ti sia preparato per affrontarlo. Crescere è davvero una fatica e la Gerwig ce lo racconta senza sconto alcuno, facendo tesoro della sua esperienza personale e di quella dei suoi amici, che vengono rivissute proprio nel luogo di origine della regista, quella Sacramento provinciale e immobile da cui Lady Bird vuole tanto scappare ma che, forse proprio per questo rapporto di amore e odio, resterà uno dei cardini della sua vita, una volta spogliatasi del suo nome fittizio e pronta ad affrontare la realtà come Christine, e di quella della regista che l'ha portata sul grande schermo.

Inutile dire che Saoirse Ronan è perfetta per la parte di Lady Bird, capace di regalarle freschezza e grinta oltre che quel tocco di weirdness che la rende irresistibile. Le fa da controparte un'ottima Laurie Metcalf, che veste i panni di una madre preoccupata e allo stesso tempo ispirata dalla figlia, per la quale ha paura me che stima per il grande coraggio e per i sogni così forti da correre il pericolo di essere davvero realizzati. Il risultato è un rapporto madre-figlia doloroso e potente, energico, vivo, un confronto continuo tra due parti che cambiano e si evolvono, un percorso a due dove l'uno si fonde nell'altro (come nella scena di Christine che guida per la prima volta sola lungo le strade della città ricalcando le azioni di sua madre) per rimarcare similitudini e differenze, una danza al ritmo dei loro cuori destinata ad accompagnarle per tutta la vita. 

Insomma, l'adolescenza non è stato un periodo facile per nessuno di noi e Lady Bird si dimostra una commedia deliziosa e tenera capace di ricordarcelo, una storia dolce amara che però ci aiuta anche a sorridere e, perché no, a commuoverci di una fase della vita che, in tanti modi diversi, si rivela fondamentale per capire di più chi siamo. 




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2 commenti

  1. Anche per me le sue nomination agli Oscar se l'è meritate. Anzi, secondo me meritava pure qualche premio, ma pazienza.
    Dentro questa pellicola c'è una verità che manca a molti altri prodotti di fiction che appaiono finti, appunto, pur non mancando assolutamente di giocarsi tutti gli stratagemmi narrativi & cinematografici a disposizione per rendere il racconto intrigante e accattivante. Sarà perché pure io mi sono ritrovato, almeno un po', in Lady Bird, e nel suo rapporto con i genitori, e con il mondo.
    Per qualcuno sarà il solito film adolescenziale, per me si è rivelato molto di più.

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