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Una Fragola al Giorno

cover sotto il segno dei pesci

L’estate sembra lontanissima ormai e siamo tutti già presi dalle nostre vite frenetiche, routinarie, grigie, vivide, intense. Ma se siete in cerca di una pausa dall’autunno, dallo studio, dal lavoro, dalle foglie che cadono e dalla pioggia, un’oasi estiva in cui rifugiarsi per qualche ora leggera, Sotto il segno dei pesci è quello che fa per voi.

 

Titolo: Sotto il segno dei Pesci
Autori: Letizia Draghi
Anno: 2014
Editore: Rizzoli
ISBN 9788858647271

 

 

 

La casa editrice dice:

In un villaggio turistico alle Maldive, in quel punto in cui il mare è più azzurro dell’azzurro e i pesci appaiono in ‘alta definizione’, la giovane animatrice Rachele Pallavicino si guadagna da vivere facendo l’oroscopo per i clienti. Ma ad attenderla sull’atollo c’è Giove in Cancro, ovvero Edoardo Della Valle, un imprenditore tanto eccentrico quanto bello (d’altra parte quale Scorpione non lo è?). Rachele rimane affascinata da quell’uomo che scopre essere anche il proprietario del Roland Resort, ma soprattutto è turbata dal suo sguardo magnetico e, quando le richieste del milionario si fanno più personali, decide di mantenersi professionale e, soprattutto, di non rivelargli che astrologicamente sono fatti l’uno per l’altro. Per fortuna c’è Giove a sistemare le cose e a riportare l’equilibrio nell’Universo. Un divertente astro-romanzo, una simpatica parodia della formula all-inclusive: perché qui sì che tutto è compreso. Anche l’amore.

23:44 2 commenti

copertina 7 piano

Pubblicato da Hop! Edizioni, 7° Piano è un graphic novel che racconta una storia difficile e dolorosa, ma proprio per questo importante e che tutti dovremmo leggere. Il settimo piano è quello più in alto, ma anche il più lontano dal mondo, dove è facile sentirsi persi e soli, senza appigli a cui aggrapparsi per evitare lo schianto. Dove si nascondono orrori e segreti terribili da cui poter sfuggire solo cercando quella via di fuga che troviamo dentro di noi. Una storia di violenza e dolore, che lascia cicatrici profonde anche quando il riscatto è in atto e la rinascita sembra possibile. Ma le ferite restano lì, come monito per tutti, anche per te che credi di essere al sicuro nella tua vita, nel tuo amore, nella tua casa ai piani alti.

copertina 7 piano

 

 

Titolo: 7° Piano
Autore: Åsa Grennvall
Anno: 2014
Editore: Hop! Edizioni
ISBN 9788897698159

 

 

 

 

 

“Åsa Grennvall ha creato Settimo Piano (Sjunde Våningen) nel 2002, quando ancora non si credeva che esistesse una questione femminile e soprattutto una questione di violenza sulle donne: ma dai, non avete forse ottenuto tutto quel che volevate? Non avete la parità? Non siete libere? Non lo eravamo, non lo siamo. Nè lo sono gli uomini, nè lo è lo spaventoso Nils di questa storia, prigioniero del suo terrore di carnefice. Åsa ha la fortuna (che dovrebbe essere diritto) di incontrare le persone giuste, i poliziotti empatici, i familiari attenti, e di liberarsi. E nonostante questo la sua identità è andata in pezzi, dice, e non sa come ricostruirla. Siamo stati, tutti e due, marchiati a vita, dice ancora. Bisognerebbe cominciare prima, penserete una volta chiuso il libro.”

Loredana Lipperini - Prefazione

00:55 4 commenti

 

Torna, dopo molti mesi di assenza, la Recensione Special. Per quelli sintonizzati da poco su queste frequenze, la Recensione Special nasce per permettermi di commentare i libri che mi vengono volontariamente spediti da autori e/o case editrici e che decido di leggere e commentare. Non è qualcosa che faccio spesso, se decido di leggere e commentare un libro dopo che mi è stato chiesto, lo faccio solo perché ne sono convinta. Preferisco, in questo modo, tenermi un margine di libertà in questo tipo di situazioni.

Per questo, sono felice di parlarvi di un libro di una nostra collega blogger, una ragazza che seguo da molto tempo, il cui blog è uno dei miei angoli dal profumo antico e retrò dove più amo soffermarmi. Il suo libro è uscito da poco, il 23 settembre, edito da Mursia Editore e ho avuto la fortuna e l’onore di essere stata tra le sue prime lettrici. Il romanzo in questione si intitola Le stanze buie e l’autrice è Francesca Diotallevi.

le-stanze-buie-L-FZ7zQX

 

Titolo: Le stanze buie

Autore: Francesca Diotallevi

Editore: Ugo Mursia Editore

Anno: 2013

Pagine: 400

 

 

Incipit:

Quando il carillon apparve sul banco d’asta, il brusio della folla che gremisce la sa si è ormai ridotto a un tenue e disinteressato rumore di sottofondo. Una pigra confusione si è impadronita della stanza. Le donne agitano i ventagli di capretto, nervose per via del gran caldo, gli uomini accendono i primi sigari, Volute di fumo si disperdono come nebbia azzurrina oltre i tendaggi di broccato rosso, lasciando l’aria impregnata di un odore acre e penetrante.

La casa editrice dice:

Torino, 1864. Un impeccabile maggiordomo di città viene catapultato nelle Langhe: per volere testamentario di un lontano zio, suo protettore, dovrà occuparsi della servitù nella villa dei conti Flores. Il protagonista si scontra così con il mondo provinciale completamente diverso da quello dorato e sfavillante dell'alta società torinese e con le abitudini dei nuovi padroni e dei loro dipendenti. Nella casa ci sono un conte burbero, una donna eccentrica e anticonformista, ma anche sola e infelice, un cameriere dalla doppia faccia e una vecchia che sa molte cose, ma soprattutto c'è una stanza chiusa da anni nella quale non si può assolutamente entrare. A partire da questo e da altri misteri il maggiordomo si troverà, suo malgrado, a scavare nel passato della famiglia per scoprire segreti inconfessati celati da molto tempo e destinati a cambiare per sempre la sua vita.

Il mio commento:

Le stanze buie mi ha incuriosito fin dalla sinossi. Sarà perché la sua ambientazione trasuda fascino su tutte noi anime romantiche e le sue tematiche ultimamente hanno riscosso molto successo e consensi sia in tv che in editoria. Una casa nobile dispersa nelle Langhe, un maggiordomo preciso e imperturbabile a cui si aggiungono un mistero da svelare e un passato che ritorna. Sarà perché fin dalle prime pagine ti chiedi perché quel carillon venduto all’asta sia così importante per il nostro protagonista. Sarà perché ero curiosa di capire come si fa a raccontare la vita nel diciannovesimo secolo vivendo nella contemporaneità. Un particolare che mi ha sempre incuriosito e che ha visto varie elaborazioni in molti romanzi, alcuni dei quali hanno disatteso di molto le mie aspettative. Ma la prima prova letteraria di Francesca non è sicuramente tra questi.

La storia di Vittorio Fubini, maggiordomo tra i migliori della città, inizia nella Torino postunitaria ma si sposta ben presto nelle Langhe, per seguire le volontà testamentarie del suo unico zio e protettore, anche lui maggiordomo, dove lavorerà al servizio dei conti Flores, una famiglia che deve la sua ricchezza alle vigne che si spandono nelle Langhe. Il racconto avviene sotto forma di memoriale e in prima persona, gli avvenimenti ci vengono raccontati dallo stesso Vittorio, e per questo siamo fin da subito catapultati nella sua mente, nei suoi pensieri e sotto la sua pelle. Il personaggio si dispiega davanti a noi con insolita alacrità, che contrasta con il riserbo che ha nei confronti degli altri e della vita in genere. Vittorio è fermo sulle sue opinioni, non ha paura di prendere decisioni anche poco simpatiche e non si lascia suggestionare da nulla. O quasi. Ho apprezzato la sua caratterizzazione, il modo in cui il personaggio si sviluppa nel corso della storia, ancor di più se si pensa che dietro Vittorio ci fosse una donna. La narrazione in prima persona spesso porta gli autori a scegliere un protagonista dello stesso sesso, cosa che semplifica di molto il compito di narrare e di dare voce al personaggio. L’autrice, invece, sceglie di adottare un punto di vista maschile, la prospettiva di un uomo preciso, pignolo, rigido, poco incline al cambiamento perché, in realtà, ne ha molta paura. E lo fa molto bene.
A contrapporsi al protagonista c’è Lucilla Flores, la moglie del conte. Una donna eccentrica, fuori dal coro, misteriosa e non sempre facile da comprendere, una persona spontanea, che vive il suo essere moglie e madre in maniera naturale e appassionata, un modo inaccettabile per i canoni dell’epoca. In effetti, nel suo essere libera o nel suo desiderare quella libertà che le viene costantemente negata, Lucilla si discosta molto dalla mentalità del tempo e dal modello della donna nell’ottocento, forse un po’ troppo per risultare sufficientemente verosimile. La storia della letteratura ci ha mostrato molto esempi di eroine che trasgrediscono le regole, vanno controcorrente, pur tuttavia rimanendo all’interno di certi margini. Lucilla sembra, invece, essere refrattaria a qualsiasi limite e in alcuni punti ho avuto il dubbio che il suo personaggio fosse un po’ troppo “moderno”. Ciononostante, questa perplessità, questo piccolo “difetto”, viene ben presto accantonato mentre ci si affeziona sempre di più al personaggio e ci si lascia conquistare.Così come Vittorio abbandona ogni riserva per accettare Lucilla e ciò che accade in quella casa piena di misteri, così anche il lettore si lascia travolgere dalla loro storia e ammette la presenza nelle vicende narrate di una componente irrazionale.

Riprendendo tutta una florida tradizione della letteratura ottocentesca e, in particolare, della letteratura gotica, l’autrice introduce nella storia il “fantasma”, il mistero e il sovrannaturale. La villa dei Flores è una vecchia casa piena di scricchiolii, fruscii, rumori di cui è impossibile dedurre la provenienza; una casa dove avvengono strani eventi, dove un campanello suona nella notte e strane apparizioni fanno la loro comparsa davanti a un sempre più stupefatto e sconvolto maggiordomo, che ha fatto della ragione la sua più grande arma contro il mondo. Ma villa Flores è soprattutto un luogo dal passato fatto di sangue, amore, dolore, follia e morte.

Per quanto riguarda l’ambientazione, Torino e le Langhe sono spesso citate, ma la storia, incentrata tutta su un unico fulcro, la casa “infestata”, avrebbe potuto in realtà svolgersi ovunque. Capisco, però, la funzionalità di ambientare la storia in un luogo dove fosse fondamentale l’importante caratteristica di Lucilla, quella di essere un naso, e non c’è posto migliore che in mezzo a dei vigneti e in una famiglia che vive di essi e del lor prodotto. Tuttavia, fatta questa scelta, avrei apprezzato una maggiore caratterizzazione dei luoghi in cui i personaggi si muovono, sebbene la storia e il suo andamento non avrebbero permesso una grande digressione. Mi sarebbe piaciuto anche ci fosse più spazio dedicato agli altri abitanti della casa quei domestici he rappresentano un po’ la corte di Vittorio ma che, dopo le prime pagine in cui viene accennata la loro presenza in casa, finiscono per essere accantonati fino a “scomparire” quasi del tutto. Ho comunque apprezzato il personaggio di Olivia che si è rivelato essere un personaggio chiave e ci ha regalato dei bei colpi di scena.

Le stanze buie, a ogni modo, è un libro che intriga fin dalle prime pagine e riesce, cosa che non sempre avviene, a mantenere l’attenzione del lettore sempre viva e ad accrescere la sua curiosità con momenti di ben studiata suspense e coup de théâtre che non ti aspettavi. Ma è anche un romanzo capace di emozionare, mentre ci viene raccontato dei giochi di Nora e Lucilla o dei momenti in cui la contessa e il maggiordomo imparano  a conoscersi e a rafforzare un legame che durerà tutta una vita, e in alcuni punti di commuovere letteralmente, descrivendo un amore profondo che non potrà lasciarvi indifferenti, in tutte le declinazioni in cui con grande sensibilità e delicatezza ci viene presentato.

Il primo romanzo di Francesca è davvero una bella prova. Dimostrazione delle sue passioni e del suo talento, Le stanze buie è un libro in cui si respirano a pieni polmoni il grande amore per la lettura e la scrittura di Francesca e si intravedono tutte le sue potenzialità di autrice, che non vengono assolutamente disattese ma che anzi, devono essere conferma e stimolo per andare avanti.  Un romanzo assolutamente consigliato.

 

Se volete conoscere meglio Francesca, questo è il suo blog, dove troverete anche le indicazioni per l’acquisto di Le stanze buie, disponibile su ibs, amazon e libreria universitaria.

22:15 9 commenti

 

Salve a tutti! Dopo mesi di assenza su questo blog, torna la rubrica “Recensione Special”. La rubrica è dedicata ai libri che sono stati gentilmente inviati al mio indirizzo mail (che, ricordo, trovate nei contatti) e che ho avuto così l’onore di leggere per poter poi dare un mio commento. A differenza delle due precedenti, ho però deciso che non ci saranno più premi o giveaway, per i quali sono una pessima organizzatrice. Spero i miei consigli e commenti potranno soddisfarvi.

 

La Recensione Special n.3 è Soldi, misteri e altre conseguenze di Federico Negri.

Soldi, misteri e altre conseguenze

 

Titolo: Soldi, misteri e altre conseguenze

Autore: Federico Negri

Editore: Flower-ed

Anno: 2012

Pagine: 416 (eBook)

 

 

Incipit

Si osservò le punte dei piedi. Le sue Hogan non sarebbero sopravvissute alla patria dei leoni, poteva tranquillamente aggiungerle alla sua già cospicua nota spese. Quella terra rossa, fine e grassa non aveva intenzione di andarsene. Alzò lo sguardo. Tutt’intorno cresceva la savana, un mare di smeraldo.

La casa editrice dice:

Anna è una giovane analista economica, il cui lavoro e i cui progetti vengono sconvolti dall’incontro imprevisto con un genio della finanza. Trascinata insieme all’amico e collega Rino in giro per il mondo, in un vortice di avventure senza respiro, vedrà minacciata la sicurezza stessa della sua famiglia.
Anna si scoprirà a varcare ripetutamente i propri limiti, sino a un finale aperto e sorprendente, in cui un nemico invisibile aspettava da sempre nell'ombra, pronto a colpire proprio quando tutto sembrava finalmente essersi aggiustato.
La trama principale si mescola alla complessità della micro vita di Anna e della carrellata di incredibili personaggi con cui viene a contatto nella sua corsa per quattro diversi continenti.
Una storia che intenzionalmente vuole essere difficile da collocare in un genere predefinito, una narrazione scorrevole, veloce e avvincente, che, pagina dopo pagina, prende per mano il lettore e lo fa scivolare in un mondo dove tutto può accadere.

Il mio commento

Leggere questo libro è stata un’esperienza curiosa. Credevo di trovarmi di fronte a un thriller con al centro l’alta finanza, con protagonisti coinvolti in qualche sporco traffico di soldi, speculazioni, quotazioni in borsa malandrine e chissà cos’altro. Quello che ho incontrato è invece difficile da definire. Come la stessa casa editrice rivela nella sinossi, Soldi, misteri e altre conseguenze non è facilmente catalogabile in un genere preciso. Si parte da un thriller, passando per la spy story, per arrivare alla science fiction. Questa mescolanza garantisce sicuramente alla storia una vivacità, altrimenti persa a metà romanzo, e le regala una personalità eterogenea ma forte; tuttavia questi inserti di generi diversi, soprattutto negli ultimi capitoli, mi sono parsi destabilizzanti per la storia in sé e per il senso e la direzione che fino a quel momento la narrazione aveva intrapreso. Una soluzione “di comodo” adottata di fronte a un intreccio quanto mai ingarbugliato, che denota sicuramente l’inesperienza dello scrittore, qui alla sua prima prova letteraria.

Ciononostante, il romanzo ha un suo appeal e bastano poche pagine per essere incuriositi dalla storia e chiedersi cosa succederà a Anna, Rino e a tutti i loro compagni, in giro per il mondo (partendo dal Sudafrica, il romanzo ci farà volare per l’Europa, l’America e l’Asia) alla ricerca di Lisander, quest’uomo geniale e misterioso nel mirino di pericolose società segrete che gli danno la caccia. Il personaggio di Anna, la protagonista principale del romanzo, si presenta fin da subito come il punto di vista adottato all’interno della narrazione. Accanto alla storia di spie, soldi e misteri, seguiamo le sue vicende personali, i suoi pensieri, le sue relazioni, la sua crescita e questo la rende un personaggio ricco e complesso, tratteggiato con cura dall’autore che ne segue attentamente le evoluzioni, dando la possibilità al lettore di stabilire quell’affezione che solitamente si crea con i protagonisti del libro che si sta leggendo. Altro personaggio a mio parere ben riuscito è quello di Meg, misterioso e sorprendente fino alla fine, una figura femminile che funge da controparte alla protagonista e risulta intrigante e simpatica, nonostante tutto, fin dalla sua prima comparsa nel libro.

Ho apprezzato anche le ambientazioni, che mi sono parse realistiche e non delle semplici idealizzazioni: si capisce che dietro le descrizioni degli ambienti ci sono delle esperienze reali vissute dall’autore, viaggi che hanno lasciato ricordi di luoghi e atmosfere poi confluiti nella scrittura. Anche l’attenzione e la cura ai dettagli riguardanti la finanza, l’ingegneria biotecnologica, la medicina e l’informatica sono degne di merito. Negri, come suggerisce la sua biografia, lavora nella finanza e questo è evidente nelle descrizione dei fenomeni finanziari all’interno del romanzo, dove palese è il senso di familiarità dello scrittore con tale argomento, ma ho gradito che Negri si sia documentato anche sugli altri campi per poter dare al contesto il senso di verosimiglianza che in effetti si percepisce e permette al lettore di dare credito alla storia e non catalogarla in una storia davvero fantascientifica.

A tal proposito, non ho gradito la comparsa di elementi di fantascienza. La storia era già avvincente di suo e avrebbe potuto avere una buona conclusione anche senza l’intervento di elementi presi dalla science fiction sulla figura di Lisander. La sua intelligenza superiore alla media, a mio avviso, sarebbe potuta essere spiegata in altro modo, più realistico. Tuttavia la mia critica può essere attribuita a un gusto personale e tale soluzione narrativa potrebbe invece trovare il consenso di altri lettori.

Altro particolare non apprezzato è stato l’inserimento, credo in sostituzione dei capitoli, dato che questi non esistono e il libro è diviso solo in grandi sezioni corrispondenti agli spostamenti dei personaggi nei vari continenti, di formule come “due giorni dopo” o “qualche ora più tardi”. Probabilmente prestiti del fumetto, non hanno lo stesso effetto nel romanzo dove, invece, spezzano le sequenze narrative e la continuità degli eventi. L’ordine temporale sarebbe potuto essere realizzato diversamente, mentre questa soluzione ha avuto su di me solo l’effetto di apparire come un’interruzione poco piacevole della lettura.

Un piccolo appunto sui dialoghi. Molte delle conversazioni tra i personaggi avvengono, su stessa indicazione dell’autore, in inglese, sebbene a noi lettori ci vengano presentati in italiano. In questa sorta di adattamento linguistico, ho trovato inesatto inserire termini ed espressioni eccessivamente locali e gergali, soprattutto nelle parole dei personaggi internazionali. In genere preferisco che queste forme di espressione siano limitate, soprattutto in casi in cui il romanzo che sto leggendo voglia avere un respiro internazionale e cosmopolita e non sembra, quindi, realistico che uno straniero usi forme tipiche del linguaggio parlato. Occorre tenere sempre conto del background del personaggio e per questo, ad esempio, se un inglese dice “hold on” in italiano lo rendiamo “tieni duro” e non “tieni botta” espressione decisamente troppo legata a un contesto locale.

Nota di merito, però, ai dialoghi tra Rino e Anna, intermezzi divertenti che allentano una tensione altrimenti al cardiopalma.

In definitiva, tra alti e bassi, considero Soldi, misteri e altre conseguenze una lettura piacevole e un buon inizio letterario per Federico Negri. Visto il periodo, ce lo vedo bene nei vostri eBook Reader che state per mettere in valigia o che portate sotto l’ombrellone.

Voto:

 

Per chi desiderasse saggiare lo stile e la scrittura dell’autore, Federico Negri segnala al presenza sul sito della casa editrice flower-ed di un suo eBook gratuito. Lo trovate a questo link:

http://www.flower-ed.it/index.php?route=product/product&product_id=76

13:36 16 commenti

 

Questa recensione special n. 2 è dedicata a un libro che ho avuto l’onore di leggere poco dopo la sua uscita, trattandosi di una prima uscita, e che ora posso commentare sul mio blog. Il libro è Spericolato Atelier di A. Biavati.

 

Biavati fronte

  

 

   Titolo : Spericolato Atelier

   Autore: Agostino Biavati

   Editore: Edizioni Pendragon Fortepiano

   Anno: 2011

 

 

Incipit.

L’estate ad Alberese ha il sapore della terra accarezzata da un vento tiepido, che sa di erba. Luminosi campi di girasole si alternano ad uliveti e vigneti del bianco Redola e del rosso Morellino, tra monti bassi e sinuosi, fin su all’antica Abbazia di San Rabano. Una strada lunga e stretta conduce al Parco dell’Uccellina.

La casa editrice dice:

In seguito alla scomparsa dello zio artista, morto in circostanze non del tutto chiare, Giorgio eredita un vecchio podere vicino al Parco dell’Uccellina. Da quel momento la sua vita prenderà una piega inaspettata. Che legame c’è tra Giulia, l’affascinante e misteriosa ex-compagna dello zio, e la morte dell’uomo?
È il mistero ad accomunare i racconti contenuti in questa raccolta d’esordio. Accurate prove di stile che hanno il sapore di piccoli classici, in cui protagonista è il linguaggio, che rimanda alle inquadrature di un film d’autore.

Il mio commento.

Spericolato Atelier è una raccolta di tre racconti che pur avendo delle buone premesse rimane molto al di sotto delle aspettative.

Eppure parte bene. Bella la prefazione dell’autore, che conquista e incuriosisce. Belle le prime pagine del primo racconto, quello che dà il titolo alla raccolta, che paiono far presagire una storia affascinante e ricca di mistero. Il mistero e la sua realizzazione letteraria è, in fondo, l’obiettivo di questi racconti. Peccato che il mistero si perda con lo scorrere delle pagine. Gli eventi mancano di mordente, la storia sembra fare acqua da tutte le parti, i personaggi hanno lo spessore di foglie in balia del vento e degli eventi. Non dubito che molti di questi effetti siano voluti. La scrittura minimalista dell’autore ne è sicuramente un indizio. Ma il risultato non credo che soddisfi le premesse. Spesso la scrittura si fa gioco di se stessa, non porta da nessuna parte, è solo un gioco stilistico che pare tanto un nonsense continuo. Non è facile inserire il giallo e il mistero nelle modalità e nella struttura del racconto. Ci riescono solo i più bravi. E non mi sento di dire che questo sia il caso. La storia di Giorgio, implicato nell’assassinio/suicidio dello zio Jacopo, stravagante pittore, pare non avere alcuna consistenza né seguire il filo sicuro della logica che solitamente si richiede quando vi è un mistero da svelare. Giorgio più che cercare di capire quale sia la verità sullo zio, tenta continuamente di comprendere quale sia il suo posto nel mondo. Tale obiettivo, però, rimarrà insoddisfatto non solo per lui ma anche per il lettore che assiste inerte e attonito e un confuso susseguirsi di eventi che paiono slegati tra loro. Il mistero che l’autore cerca di mettere in luce è sicuramente quello dell’animo umano, ma, per fare ciò è necessaria non solo una profonda conoscenza di quest’ultimo ma anche una buona capacità di osservazione del mondo. Qualità che sicuramente non mancano a Biavati, ma che meritano di essere ulteriormente sviluppate per evitare di creare “spericolate” storie confuse e confondenti. Nota di merito per il personaggio di Giulia, bella ed evanescente, seppur fin troppo lontana dal mondo e dal lettore; un personaggio di cui avrei preferito sapere di più o, perlomeno, capirci di più.

I restanti due racconti, molto brevi, hanno confermato le prime impressioni.

“Capodanno a Punta Alberete” e “L’ultima rosa d’estate” sono storie di profonda solitudine che trascina a finali cupi e dolorosi. In entrambi però il lettore non riesce ad entrare nella narrazione, non riesce a percepire completamente né il disagio né la sofferenza dei protagonisti. La causa è ancora una volta da ricercarsi in una struttura del racconto manchevole, scollegata e una scrittura fin troppo aliena alle stesse vicende che vuole raccontare. Non ci si capisce niente fino alla fine nei racconti di Biavati. E non è detto che questo sia un bene. Tuttavia ho trovato questi due racconti molto più piacevoli del primo, forse perché la loro brevità e la loro composizione mi hanno aiutato finalmente a capire gli intenti dell’autore e ad apprezzarli.

In linea generale, ho trovato l’intera raccolta un tentativo poco riuscito di intrigare il lettore verso un mistero mai svelato e a volte neanche troppo percepito. La distanza che c’è tra ciò che vuol dire lo scrittore e ciò che comprendono i lettori rende impossibile che ciò avvenga. Credo che le idee di base ci siano e che sia solo questione di elaborarle e strutturarle meglio per annullare questa distanza che ho percepito fin dall’inizio. E sono pronta a una seconda occasione che mi faccia ricredere.

Interessanti, infine, le illustrazioni che intervallavano i racconti.

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Essendo una recensione special, non mi dimentico di voi. Questa volta si tratta dia specie di quiz.

Spericolato Atelier, il primo racconto della raccolta, è ambientato nel Parco dell’uccellina. Sapete dirmi dove si trova questo parco?

Potete rispondere inviandomi una email all’indirizzo unafragolaalgiorno@virgilio.it. Il più veloce di voi riceverà un premio “a sorpresa”.

Alla prossima!

19:46 8 commenti

Salve a tutti! Oggi inauguro una nuova rubrica del tutto “special” come dice il nome e che quindi avrà una cadenza variabile: una recensione su un libro di cui vorrò parlare al di fuori della consueta rubrica mensile dedicata alle mie letture che potrà, inoltre, essere accompagnata da Giveaway, concorsi e qualsiasi altra cosa mi verrà in mente…sperando di avere con voi una maggiore condivisione e interazione! ^^

Questo mese iniziamo con un libro della casa editrice Giunti, inviatomi gentilmente dalla redazione del sito www.10righedailibri.it : Dalla parte di Bailey di W. B. Cameron, un libro che mi ha lasciato piacevolmente sorpresa.

 

 

Titolo: Dalla parte di Bailey (tit. orig.: A Dog’s Purpose)

Autore: W. B. Cameron

Editore: Giunti

Anno: 2011

 

 

 

Incipit

Un giorno mi resi conto che quelle cosette calde, piagnucolose e puzzolenti che si agitavano vicino a me erano i miei fratelli.
Ci rimasi male.
Non ci vedevo ancora bene, riuscivo appena a distinguere ombre confuse, ma sapevo che quella sagoma grande e bellissima, con la lingua lunga e meravigliosa, era mia madre.

La casa editrice dice:

Immagina un cane che non muore mai. Immagina un cane che si reincarna in diverse vite e se le ricorda tutte. Immagina che voglia scoprire il motivo per cui vive e che continui a rinascere finché non l’ha trovato. Questa storia è raccontata da Bailey, un cane saggio e divertente, bastardino randagio nella sua prima vita, golden retriever nella seconda, cane poliziotto nella terza e labrador nero nell’ultima. Ed è la storia dell’incontro magico con Ethan, il suo padrone speciale, che Bailey conosce da piccolo e intende ritrovare a tutti i costi. Tra mille avventure commoventi, Bailey ci conduce in un viaggio incantato alla ricerca del senso della vita, dell’amore e della lealtà, che squarcia il velo sottile tra animali e esseri umani

Il mio Commento

Ci sono casi in cui è bello ricredersi. Dalla parte di Bailey è uno di quei casi. Ho iniziato a leggere questo romanzo piena di diffidenza. Credevo fosse la semplice storia di un cane e il suo piccolo padrone, finiti in una grande avventura che li vedrà tornare poi a casa vincitori. Una storiella. E, inoltre, io non sono un’amante dei cani (ebbene si, lo ammetto). Tuttavia, procedendo con la lettura, ho scoperto di trovarmi di fronte ben altro: una storia sì semplice, ma capace di attrarre il lettore, incuriosirlo, divertirlo e infine farlo commuovere. Oltre a indurlo a una riflessione. Qual è il senso della vita? Una domanda che l’uomo si chiede da sempre. Con questo romanzo scopriamo che anche i cani hanno un simile interrogativo. Qual è lo scopo della vita di un cane? Questo è ciò su cui s’interroga Bailey durante le sue innumerevoli e incredibili vite, cercando un senso in ognuna di esse: come piccolo cucciolo di nome Toby in cerca di libertà, come Bailey che diventa il compagno di giochi di Ethan, seguendolo nella sua crescita fino all’età adulta; come Ellie, cane poliziotto che salva gli esseri umani in difficoltà; infine, come Amico, che vive per ritrovare quel suo “bambino” che è sempre stato l’unico essere umano davvero amato e univo vero amico, per accompagnarlo nell’ultima, importante, tappa della sua vita. Cameron, alla sua prima prova letteraria, ci racconta questa incredibile storia da un punto di vista assolutamente autentico e privilegiato: quello di un animale, il cane, così vicino a noi da essere considerato da sempre il più fedele compagno dell’uomo, che scopriamo considerarci, a sua volta, degni del suo amore e della sua lealtà. Nel narrare la sua avventura, Bailey ci parla in una maniera chiara, semplice, a volte un po’ ingenua, ma quanto mai eloquente e capace di arrivare dritto al punto, senza le inutili complicazioni degli uomini. C’è un senso per ogni fase della vita. Sta a noi comprenderlo e condividere quel senso e quell’attimo con chi amiamo.

Cameron con A Dog’s Purpose (titolo originale del romanzo e, come spesso capita, decisamente più vicino e inerente alla storia narrata rispetto a quello proposto nell’edizione italiana) dà vita a un romanzo fresco e mai banale, dotato di una buona dose di ironia e di un linguaggio lineare, diretto, vivace, assolutamente in grado di esprimere al meglio quelli che potrebbero essere i pensieri di un cane. Dietro l’avventura di Bailey c’è un lavoro accurato sugli studi riguardanti la psicologia canina e il comportamento di questi animali che, pur vivendo con noi, spesso rimangono fraintesi o, peggio, incompresi. La ricostruzione della loro psiche e dei loro comportamenti fornisce a Cameron un’esca con cui attrarre il lettore, incuriosito da quegli strani atteggiamenti o sorpreso di scoprire il vero significato di gesti e pose. La vivacità, l’allegria, la tenerezza e l’amore di Bailey fanno il resto e rendono Dalla parte di Bailey una storia degna di essere narrata, ma soprattutto, letta e vissuta. Con il cuore.

Se vuoi leggere le prime pagine di Dalla parte di Bailey, clicca qui:

http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/dalla-parte-bailey-una-storia-umani

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E iniziamo con il primo Giveaway!! ^^ Vi confido che sono stata molto combattuta…sono alle soglie del 100esimo follower che attendo fiduciosa e volevo da tempo festeggiarlo con un regalo per voi…questo libro è stata la soluzione giusta. sapete quanto io ami i libri e inoltre ne sono molto gelosa, ma ho pensato che un regalo fedeltà dovesse avere un significato preciso e così eccomi qua a regalarvi al mia copia del libro. Quindi miei cari, se siete interessati ad aggiudicarvi una copia di Dalla parte di Bailey, ecco cosa dovete fare:

  • essere miei follower
  • lasciare un commentino qui con la vostra adesione, scrivendo anche qual è il vostro animale preferito

Avete tempo per partecipare fino al 30 Settembre!

13:14 15 commenti
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