La Recensione del Mese: Il senso di una fine di Julian Barnes

by - 21:06


Ci arrivo piano, ma ci arrivo anche io. Dopo anni a di attesa nella mia infinta wishlist, sono finalmente riuscita a leggere Il senso di una fine di Julian Barnes. Un libro tra passato e presente, la storia di un uomo che cerca di dare un senso a una vita passata sempre in retroguardia, un thriller o un romanzo esistenzialista, una lettura, insomma, che lascia spazio a molteplici piani di lettura e interpretazione e sa conquistarsi il lettore pagina dopo pagina, anche quando sembra prenderlo in giro fino a quelle ultime pagine in cui si intuisce, infine, la verità dietro l’intera vicenda. Ne sarà valsa la pena? Giudicate voi.





Titolo: Il senso di una fineAutore: Julian Barnes
Traduttore: S. Basso
Anno: 2012
Editore: Einaudi
Pagine: 160
ISBN 9788806211561




 
 
Ricordo, in ordine sparso:
- un lucido interno polso;
- vapore che sale da un lavello umido dove qualcuno ha gettato ridendo una padella rovente;
- fiotti di sperma che girano dentro uno scarico prima di farsi inghiottire per l’intera altezza di un edificio;
- un fiume che sfida ogni legge di natura, risalendo la corrente, rovistato onda per onda dalla luce di una decina di torce elettriche;
- un altro fiume, ampio e grigio, la cui direzione di flusso è resa ingannevole da un vento teso che ne arruffa la superficie;
- una vasca da bagno piena d’acqua ormai fredda da un pezzo, dietro una porta chiusa.
L’ultima immagine non l’ho propriamente vista, ma quel che si finisce di ricordare non sempre corrisponde a ciò di cui siamo stati testimoni.



La tranquilla e mediocre vita di Tony Webster viene scossa da un’inaspettata lettera. Un avvocato gli annuncia che ha ricevuto in eredità cinquecento sterline e un diario appartenuto a un amico di gioventù. La notizia porta Tony a tornare indietro con la memoria ai tempi della scuola e del college, agli amici e a gli amori di un tempo, e a rileggere tutta la sua vita alla ricerca di una chiave che possa interpretare i motivi di tale lascito e quale significato abbia il segreto che si cela dietro al fatidico diario per la sua storia. Quello che troverà alla fine sarà una verità scomoda e mai realmente compresa da Tony, una serie di risposte a domande taciute per decenni ma che ora tornano prepotenti a farsi sentire, in un’epifania dolorosa ma necessaria sulla cesura che noi stessi creiamo tra ciò che viviamo e ciò che raccontiamo del nostro vivere.
Julian Barnes gioca con il suo lettore, introducendolo in una vicenda dai piani di lettura e comprensione multipli, che se da un parte sembra voler offrire al lettore la libertà di scegliere cosa leggere e comprendere della sua storia, dall’altra lo lascia spesso interdetto e dubbioso, come quando ti sembra di scorgere qualcosa con la coda dell’occhio ma non riesci a capire cos’è. Tony Webster, il protagonista del romanzo, racconta la sa esistenza dispiegando le vicende come in un thriller, lasciando sempre in ombra quel dettaglio o dimenticando le parole precise di un discorso o i particolari di un volto, creando un alone di mistero lungo tutto il libro. Ci introduce nella sua vita partendo dalla sua gioventù, dalle storie di quando era un ragazzo e aveva il suo gruppo di amici con cui andava a scuola, seguiva lezioni di severi professori, si interrogavano sul loro futuro e sulla vita che ai loro occhi doveva ancora cominciare. Ci presenta il suo amico Adrian, precocemente scomparso perché morto suicida, e più in là il suo primo amore importante, la supponente Veronica; entrambi personaggi enigmatici, che attraverso lo sguardo di Tony ci appaiono acuti, di un’intelligenza sopra la media e insopportabilmente snob. Nel tentativo di comprendere quale sia il vero legame che unisce i tre personaggi, il lettore si addentra nei ricordi e nelle riflessioni del protagonista, alla ricerca di quegli indizi che sembrano esserci tra una frase e un dialogo e che ci porteranno alla soluzione del mistero. Prestando una maggior attenzione, però, nel corso della lettura ci rendiamo conto che quella che sembrava una caccia al mistero è qualcosa di più. La narrazione in prima persona ci aiuta a ricostruire un mondo e un’esistenza dove sembra sempre mancare un pezzo. Quello che ci troviamo di fronte è il processo di formazione del protagonista, più volte ripetuto e su cui Tony torna a riflettere di pagina in pagina, in un continuo passaggio tra passato e presente, che da alla sua scrittura la cifra stilistica di un saggio o del resoconto cronachistico di ciò che gli succede (digressioni esistenzialiste a parte). E a voler essere ancora più accorti, ci si rende infine conto di essere testimoni di un tentativo di ricostruzione dei fatti assolutamente unilaterale e per questo mai oggettiva, fino alla rivelazione spiazzante che si incontra nelle ultime pagine. Tony, trinceratosi in una vita anonima e senza troppi scossoni, cerca di raccontarci ciò che è avvenuto ma viene continuamente interdetto dai ricordi e dalle verità che continuano a risalgono in superficie e beffeggiato dal suo passato e da quelli che furono con lui testimoni e protagonisti degli eventi, il tutto riassumibile nella sarcastica domanda che Veronica rivolge all’uomo esasperata dalla sua ottusità: “Ma ancora non capisci?” Una domanda che arriva a colpire nell’orgoglio lo stesso lettore e rivela il tranello orchestrato da Barnes e nel quale ci siamo cascati in pieno. Perché Il senso di una fine è tutto nel gioco di digressioni e illusioni creato ad arte da una prospettiva interna tipica del giallo e dal desiderio di fare del testo un esperimento di metaStoria, dove il tempo, la Storia e la memoria si incontrano per mettere in evidenza i limiti di ognuno. Il narratore sembra farci l’occhiolino ogni volta che ci offre un indizio, ma in realtà ci prende in giro e ciò che ci viene narrato per buona parte del libro non è la storia ma solo una delle storie, la versione di Tony, costruita sui sedimenti che il tempo crea nella sua memoria e su quello che Tony decide di rivelare agli altri ma soprattutto a se stesso di ciò che è chiamato a vivere. Lo sconcerto del protagonista e quindi del lettore di fronte alla verità finalmente rivelata non è dovuta tanto all’incredibile scoperta quanto alla presa di coscienza che ciò in cui finora aveva creduto, l’idea che si era fatto delle vicende e dell’intera esistenza fino ad allora narrata non corrispondevano pedissequamente alla realtà. Noi viviamo e accumuliamo volti, affetti, ricordi e lezioni e ciò che conserviamo delle esperienze che abbiamo vissuto non è la sua visione oggettiva e reale, eppure, è incontrovertibilmente la nostra vita così come l’abbiamo intesa. Il senso di una fine e di una vita, allora, è da ricercarsi in questa consapevolezza, che ciò che viviamo non solo è ciò che ricordiamo, ma ciò che raccontiamo di aver vissuto. Il senso di una fine è il suo essere, in un mondo oggettivo e fattuale, assolutamente arbitrario e unico da individuo a individuo.
Il senso di una fine è un romanzo avvincente che, con una scrittura precisa e finemente cesellata e una narrazione costruita con grande maestria, porta il lettore a immergersi in riflessioni sulla vita, il tempo e la fallibilità della memoria senza per questo rovinare la suspense che si respira per tutto il romanzo né la piacevole tensione che lo spinge a voltare puntualmente pagina dopo pagina, alla ricerca di una soluzione al mistero che nasconde e rivela una delle verità più grandi e antiche dell’esistenza umana. Una lettura affascinante e ricca di stimoli e riflessioni, in cui ogni frase è un piacere da leggere e custodire con cura.
Ah, una menzione dovuta alla splendida traduzione di Susanna Basso. Quel “Il prezzo del sangue” ce l’ho stampato in mente e continuo a chiedermi cosa abbia tradotto dall’originale e quanto bello sia il risultato. Magistrale.
L’autore
Julian Barnes è nato a Leicester nel 1946. Si è dedicato al giornalismo, scrivendo sul «New Statesman», sul «Sunday Times» e sull'«Observer». Tra le sue opere Einaudi ha in catalogo: Storia del mondo in 10 capitoli e 1/2, Amore, ecc. («Einaudi Tascabili»); Oltremanica, England, England(«Supercoralli»), Amore, dieci anni dopo («Coralli» e «Einaudi Tascabili») e Arthur e George («Supercoralli»). Il senso di una fine (pubblicato nel 2012 nei «Supercoralli» e nel 2013 nei «Super ET») è risultato vincitore del piú importante premio letterario di lingua inglese, il Man Booker Prize 2011. Nel 2013 sono usciti, sempre per Einaudi, Livelli di vita (Supercoralli) e il racconto Evermore (Quanti), tratto dalla raccolta Oltremanica; nel 2014, Il pappagallo di Flaubert, nella nuova traduzione di Susanna Basso; nel 2015Metroland, pubblicato nel 1980 in Inghilterra e vincitore del Somerset Maugham Award.

Frasi
  • Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e ci contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo. Non mi riferisco alle varie teorie su curvature e accelerazioni né all'eventuale esistenza di dimensioni parallele in un altrove qualsiasi. No, sto parlando del tempo comune, quotidiano, quello che orologi e cronometri ci assicurano scorra regolarmente: tic tac, tic tac. Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilità del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accelerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire fino a che in effetti sparisce sul serio e non si presenta mai più.
  • Che cos'è la Storia? Qualche idea, Webster?
    – La storia è fatta delle menzogne dei vincitori, – risposi un po' troppo fulmineo.
    – Sì, temevo che avrebbe detto così. Non dimentichi comunque che è fatta anche delle illusioni dei vinti.
  • All'improvviso mi sembra che una delle differenze tra la gioventù e la vecchiaia potrebbe essere questa: da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri.
  • La nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato

You May Also Like

6 commenti

  1. Nelle "Frasi" alla fine del post avrei citato tipo l'intero libro... Per fortuna che non sono solita sottolineare, altrimenti non oso sapere come si sarebbe ridotto...
    L'incipit però l'ho trovato orribile :)
    Di Barnes vorrei provare a leggere anche altro, probabilmente il prossimo sarà Livelli di vita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, in effetti ci sono molti brani da sottolineare e conservare... anche io voglio leggere altro di Barnes, vedremo... :-)

      Elimina
  2. la prima frase, quella sul tempo è meravigliosa ;)
    buona domenica a presto

    RispondiElimina
  3. concordo. La frase sul tempo è bellissima!

    RispondiElimina
  4. Bel libro e splendida recensione. Blog ricco e pieno b di spunti! Contenta che ci siano persone come te in giro:)

    RispondiElimina