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Una Fragola al Giorno

 

Questo mese parliamo di un libro divenuto un cult del genere, che io per molto tempo ho lasciato impolverare sul famoso “comodino” per poi scoprire che è una delle migliori letture degli ultimi tempi. Parlo di Nessun Dove di Neil Gaiman.

 

foto (3)

 

Titolo: Nessun Dove (orig. Neverwhere)

Autore: Neil Gaiman

Editore: Fanucci Editore

Anno: 2008 (Edizione integrale,rivisitata e ampliata dall’autore)

Pagine: 329

 

 

 

 

Richard Mayhew non si stava divertendo molto quella notte, l'ultima prima di andare a Londra.

Nessun Dove nasce come serie televisiva della BBC nel lontano (?) 1996. Ma, come ci racconta il suo autore, Neil Gaiman, nel prologo, il risultato non soddisfaceva lo scrittore, che vedeva il suo lavoro mutilato o alterato. Così, mentre si girava la serie, Gaiman inizia a scrivere il romanzo. Dove il regista sceglieva di eliminare una scena, lui la aggiungeva al libro e così, aggiungi qui, sistema là, Nessun Dove prende vita anche come romanzo. Da quella prima stesura ne sono susseguite diverse, come quella per il pubblico americano, fino ad arrivare a questa edizione definitiva. Quella che io, gironzolando tra gli scaffali di una ben nota libreria l’anno passato in quel di Bologna, ho deciso di acquistare, incuriosita dalla notorietà che tale libro aveva e il cui eco era giunto anche al mio orecchio, solitamente sordo a tutto ciò che è fantasy.

Perché io con il fantasy ho un rapporto di amore/odio. Se penso a un bel libro da leggere, non mi vengono in mente immediatamente scenari fantasmagorici e personaggi al di fuori della norma, essere straordinari e villain terribili e sovrannaturali. Poi però incontro sul mio cammino di lettrice romanzi che presentano tutte queste caratteristiche, ovviamente con l’aggiunta di una trama insolita, curiosa, magnetica, capace di catturare fin dal primo capitolo, anzi dal prologo – come in questo caso – e io ne resto semplicemente affascinata.

E’ questo il caso di Nessun Dove, un vero e proprio cult del genere e ora un must della mia libreria.

Come potete immaginare dal breve incipit proposto, il protagonista di questa storia è Richard Mayhew (occhio a non dimenticare il cognome, perché Richard ci tiene), un ragazzo come tanti, che dalla Scozia si trasferisce a Londra per lavorare nella City diventando un analista finanziario come tanti, un cittadino londinese utente di metropolitana come tanti e un fidanzato costretto a subire le angherie della fidanzata, bellissima intelligentissima e soprattutto molto ambiziosa, come tanti poveri diavoli come lui. Ma un giorno tutto cambia. Davanti a Richard appare, non si sa dove, una ragazza di nome Porta, ferita e spaventata, a chiedergli aiuto. Richard, che ha in fondo un buon cuore, decide di soccorrerla e metterla al sicuro dai suoi truci inseguitori, Mr Croup e Mr Vandermar. Quello che Richard non sa è che Porta non appartiene al suo mondo ma viene da Londra Sotto, un magico e misterioso mondo che si snoda sotto la capitale britannica, e che da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Richard non potrà fare altro che seguire la ragazza in una difficile ma straordinaria avventura…

La storia narrata da Gaiman attraverso lo sguardo, le sensazioni e i pensieri di questo curioso ragazzo, buono ma al punto da essere un po’ “zerbino”, intelligente ma incapace di imporsi, curioso ma con una gran fifa addosso, adulto ma non ancora cresciuto (l’accenno al telefono di Batman lo fa vagamente intuire), assume i contorni di una fiaba epica, che potrebbe essere destinata tanto a dei ragazzi quanto a degli adulti. Il mondo descritto nel romanzo è ricco di pericoli e di malie sconosciuti a noi del Mondo di Sopra e la loro ricostruzione avviene in un misto di paura e sano humour inglese, di cui Richard è ampiamente provvisto, insieme a una buona dose di sarcasmo, ma che gli strambi personaggi del mondo sotterraneo non sapranno apprezzare, lasciando a noi lettori il piacere di ridere e sorridere anche nei momenti più critici della storia. Il risultato è una visione inaspettata di una città leggendaria.

Londra Sotto è la versione inedita e creepy della Londra Sopra. Gaiman ricostruisce la capitale britannica seguendo la sua fantasia e traccia un mondo fatto di oscurità e magia: KnightsBridge diventa Il Ponte della Notte, Earl’s Court è la Corte del Conte, BlackFriars si trasforma in un monastero dei Frati Neri, la metropolitana si accresce di fermate mai viste né sentite, Harrods ospita il Mercanto Fluttuante, l’evento più importante per la popolazione sotterranea, mentre il British Museum custodisce l’ingresso per la prigione di un angelo…Un quadro che riesce, se è possibile, a regalare ancora altro fascino a una città già così magnetica e attraente, donando a noi lettori la possibilità di vederla finalmente da una prospettiva distorta, del tutto nuova e assolutamente suggestiva.

I personaggi creati sono poi parte integrante della grande forza narrativa di questo romanzo. Difficile non affezionarsi a Richard, al suo sembrare sempre fuori posto o, per dirla a modo suo, “in acque troppo profonde per le sue possibilità”. Per buona parte del romanzo non capisce dove si trova, chi siano gli esseri che abitano quei tunnel e passaggi del sottosuolo ormai abbandonati, perché lui non abbia mai saputo dell’esistenza di un tale mondo. Richard rappresenta la nostra percezione del mondo cosiddetto “normale” e lo stupore di trovarsi di fronte a qualcosa che va al di là della nostra comune comprensione. Ma lo stupore genera meraviglia ed è quello che Richard prova scendendo nelle profondità della terra in compagnia di Anestesia, la povera Parla-coi-ratti, vedendo Hunter la cacciatrice combattere con uomini e mostri che sono il doppio di lei, osservando il Marchese de Carabas, dagli occhi bianchi e il tabarro dalle mille tasche, riscuotere i suoi “favori”, conoscendo Old Bailey che vive sui tetti in compagnia di piccioni e cornacchie, rabbrividendo alla tavola di una delle Sette sorelle – la cui “amicizia” con Hunter è un qualcosa di davvero commovente – e seguendo Porta della casata degli Arch mentre questa inspiegabilmente si apre un varco dietro l’altro, lei capace di aprire porte dove non ve ne sono, alla ricerca della verità sulla sua famiglia. E si trasforma in terrore di fronte a Mr Croup e Mr Vandermar. Ma è un terrore stemperato e smorzato quello che nasce di fronte a questi curiosi e piuttosto disgustosi nemici che, insieme a quello di Richard, sono i personaggi meglio riusciti nel romanzo. Non si sa chi siano o cosa siano, ma la loro missione è fare del Male. Tuttavia Croup e Vandermar ci vengono descritti come un’inquietante versione underground del Gatto e la Volpe – l’uno basso tarchiato e dalla parlantina imbonitrice, l’altro alto, grosso e non troppo intelligente – e  le loro sembianze da articolo “il” insieme ai loro abiti fuori moda e furi tempo, i loro modi demodé, provenienti da altri secoli, per loro così assurdamente vicini (viaggiatori nel tempo quali sono), i loro putridi e repellenti spuntini, i loro discorsi sconclusionati e le battute di scarso effetto, tutto ciò porta la loro cattiveria a tali livelli di eccentricità da apparire semplicemente ridicoli, delle vere e proprie macchiette, così che accanto al timore, noi lettori non possiamo che provare un po’ di pena per questi personaggi e magari riuscire anche a ridere di loro.

A rendere il tutto più piacevole e accattivante è lo stile di Gaiman, una scrittura molto inglese, dotata di quell’umorismo sottile che non fa ridere a crepapelle ma rende più leggera anche la scena più tesa e di un’ironia con cui lo scrittore pare quasi farsi beffa di quel genere fantastico a cui comunque si rifà con la sua opera (particolare da me molto apprezzato); una prosa dinamica, veloce, con poche subordinate e frasi lapidarie, che rendono l’intera azione scattante e imprevedibile. A ogni capoverso non sai mai cosa succederà…eppure è capace di rilasciare qua e là citazioni shakespeariane ed echi di puro surrealismo. Un modo di raccontare dai tratti distinti e che ricorda a suo modo anche la narrazione seriale e televisiva, fatta di pochi preamboli, tanti dialoghi e azione dal vivo. L’effetto è una escalation di sorprese ed emozioni, a spasso tra treni fantasma, popoli del sottosuolo, paure ataviche risorte e misteri inspiegabili, in un contrasto continuo tra buio e luce, Sopra e Sotto, che scorre veloce, fino ad arrivare al grande colpo di scena finale…

Nessun Dove è un libro che cattura e fa sognare. Una storia che vi appassionerà e non mancherà di lasciarvi, mentre Richard attraversa quell’ultima porta che deciderà il suo destino, uno strascino di stupore e meraviglia nel cuore e tanta voglia di tornare in quel incredibile posto che è Londra Sotto.

VOTO:

 

La Copertina.

Nonostante non si debba giudicare mai un libro dalla sua copertina, per me hanno sempre un fascino particolare. Così ho deciso di aggiungere questo dettaglio alla recensione del mese.

Al momento la copertina dell’edizione italiana di Nessun Dove è questa qui:

e nel resto del mondo? Queste le copertine più belle a mio parere:

 Neverwhere - Hungary - PaperbackNeverwhere - RussiaNeverwhere - Romania - Paperback

(USA – Brasile – Polonia – Russia – Romania)

 

Frasi:

> Mind the gap.

> Non ho paura di cadere. Quello di cui ho paura è il momento in cui smetti di cadere e cominci ad essere morto.

 

Colonna Sonora: London Calling – The Clash

 

Ti consiglio un tè: date le stramberie che vi attenderanno, bevete un classico Earl Grey, che vi ristori e vi riporti per un attimo alla realtà. Richard apprezzerebbe.

 

 

Con questa recensione partecipo alla sfida organizzata da Matteo di Storie dentro storie, la BOO Halloween Reading Challenge.

14:28 24 commenti

 

Salve a tutti.

Questo mese la recensione è dedicata a uno dei miei autori più amati, uno dei pochi italiani che leggo essendo una inguaribile esterofila. La cosa strana è che questo libro non era neanche in programma, è semplicemente capitato. E come sempre mi ha emozionato. Parliamo di Tre volte all’alba di Alessandro Baricco.

 

 

Titolo: Tre volte all’alba

Autore: Alessandro Baricco

Anno: 2012

Editore: Feltrinelli

Pagine: 96

 

 

 

C'era quell'albergo, di un'eleganza un po' appannata. Probabilmente era stato in grado, in passato, di mantenere certe promesse di lusso e garbo. Aveva ad esempio una bella porta girevole in legno, un particolare che sempre inclina alle fantasticherie.
Fu da lì che una donna entrò, a quell'ora strana della notte, apparentemente pensando ad altro, appena scesa da un taxi. Indossava solo un abito da sera giallo, piuttosto scollato, e neppure una sciarpa leggera sulle spalle: la cosa le dava l'aria intrigante di coloro a cui è successo qualcosa. Aveva una sua eleganza nel muoversi, ma anche sembrava un'attrice appena rientrata dietro le quinte, sollevata dall'obbligo di recitare e tornata in qualche se stessa, più sincero. Così aveva un modo di mettere i passi, di poco più stanco, e di reggere la minuscola borsetta, quasi un lasciarla. Non era più tanto giovane, ma questo le donava, come succede talvolta alle donne che non hanno mai avuto dubbi sulla propria bellezza.

 

Partiamo da una premessa. Io non ho ancora letto, e me ne vergogno, Mr Gwyn, il libro precedente uscito a dicembre 2011. Credevo dunque di avere tutto il tempo del mondo per recuperare dato che tra un libro e l’altro Baricco ci mette sempre un po’. Poi a marzo ecco un nuovo libro, Tre volte all’alba, e la mia curiosità sale alle stelle. Curiosando su internet capisco che è connesso a Mr Gwyn quindi mi riprometto di leggerli in fila. E attendo. Ma settimana scorsa dovevo prendere un treno e avevo bisogno di un libro di un autore italiano per il corso in editoria.Sono andata in libreria e l’ho preso tra le mani. L’ho aperto e ho trovato l’introduzione in cui l’autore torinese conferma il legame con il romanzo precedente, essendo uno pseudo-libro, un libro di fantasia che lo scrittore aveva inventato come romanzo preferito dal protagonista, ma assicura la possibilità di godere di questa lettura anche se non si assolutamente nulla di Mr Gwyn. Lo prendo e in effetti, come sempre, Baricco non si smentisce. Il libro è godibilissimo anche da solo.

Tre volte all’alba è la storia di un uomo e una donna, con storie e segreti alle loro spalle, che si incontreranno per tre volte, proprio all’alba. Ma ogni volta sarà la prima e l’ultima e l’unica e i due protagonisti non riusciranno mai a riconoscersi poiché ogni volta avverrà in tempi e modalità diverse, come sono le narrazioni sanno fare. Ognuno dei tre episodi appare così come un frammento di tempo sospeso, un attimo fluttuante, apparentemente in viaggio da solo ma in realtà connesso agli altri due in maniera inestricabile, in quella hall di albergo che è simbolo della condizione umana e della casualità della vita.

La scrittura di Baricco  è da sempre fonte di discordie. Puro stile, pochi contenuti o magia ed emozioni che si tramutano in parole svolazzanti, serpentine, labirintiche, dotate di vita propria? Io, ovviamente, sono per la seconda ipotesi. L’autore mi conquistò anni fa con una prosa curata ma mai banale, che può apparire disordinata, sconnessa, ma che in realtà segue distintamente i battiti del proprio cuore. Gioca a suo favore il fatto che non ami descrizioni particolarmente lunghe e svisceramenti troppo profondi. Certo, descrizioni e introspezioni sono importanti, ma se uno scrittore riesce in tre righe a ricreare un atmosfera, una figura, un sentimento, non posso che lodarlo. Perché anche su un treno, tra i cambi alla stazione, le coincidenze, le fermate, il caldo, la confusione, Baricco con poche parole riesce a ricondurti a sé, a trascinarti di nuovo nel suo mondo. Fuori può succedere di tutto ma basta un rigo e tu sei altrove. E il resto non conta più.

C’è poco da dire, qui si parla di Letteratura. Non è Seta, non è Oceano mare, ma è inconfondibilmente Baricco. E ci piace tanto. (Pazienza se poi se la tira…)

 

Guardava quella casa, davanti a sé, e pensava alla misteriosa permanenza delle cose nella corrente mai ferma della vita. Stava pensando che ogni volta, vivendo con loro, si finisce per lasciare su di loro come una mano leggera di vernice, la tinta di certe emozioni destinate a scolorare, sotto il sole, in ricordi.

Guardi fuori, è già l'alba. […] Non c'è luce migliore per sentirsi puliti. Andiamo.

 

Voto:  

 

Colonna Sonora: Guarda l’alba di Carmen Consoli

 

Ti consiglio un Tè: Ho pensato a un tè bianco, che ricorda la luce chiara del giorno. Inoltre è ideale d’estate, quando forse c’è molta più probabilità di rimanere svegli fino all’alba dopo calde notti passate a guardare le stelle. Inoltre i tè bianchi sono ricchi di antiossidanti e fanno bene persino al nostro sistema immunitario. Pronti per iniziare con un nuova giornata. I tè bianchi più conosciuti sono il Bai Hao Yinzhen o Silver Needle (Ago argentato), molto delicato, la cui particolarità è che se lo si versa in un bicchiere di vetro alto, gli aghi di cui è composto si dispongono in verticale, creando magiche fantasie, e il Bai Mudan o White Peony (Peonia Bianca) dal sapore più intenso.

11:40 18 commenti

 

Curiosando alla Biobottega (catena di negozi e mercati biologici) qualcosa attrae la mia attenzione. Uno scaffale dai colori vivaci. Avvicinandomi mi trovo davanti i simpatici té e infusi della Clipper Tea. Comprarli è stato un attimo. Amarli anche.

La Clipper tea è un compagnia inglese (of course) davvero alternativa, che produce té ad agricoltura biologica da  25 anni. I loro prodotti sono organici e, soprattutto equosolidali, provenienti dalle migliori piantagioni dell’Africa, India e Sri Lanka. Clipper tea propone té (nero, verde e bianco), infusi, cioccolata e caffè. La politica attenta e consapevole sia agli aspetti sociali, quali rispetto per le popolazioni locali e il loro territorio, che a quelli produttivi, come la selezione delle piante e delle foglie, l’assoluta assenza di additivi o ingredienti artificiali, o l’uso di bustine per il tè assolutamente non trattate, fanno sì che i prodotti della Clipper siano fatti “with pure ingredients and a clear conscience”.

Io ho provato i loro infusi, adattissimi per questa stagione dato che sono ottimi anche freddi. Ho assaggiato l’Organic Infusion Balckcurrant & Acai Berry e l’Organic Infusion Apple & Ginger, che è già il mio preferito, capace di accomunare al freschezza della mela al vivace abbraccio della cannella. Come potete notare, il packaging è davvero accattivante, colorato, vivace, piacevole alla vista. E il gusto non è da meno.bags

In definitiva un prodotto di qualità che rispetta ambiente e persone.

 

Se avete una Biobottega vicino, li trovate lì. Altrimenti, nonostante non sia semplice trovarli in Italia, potete cercare il rivenditore più vicino via internet o contattando direttamente la compagnia. Inoltre si possono acquistare on line. I prezzi si aggirano intono ai 3 euro. Vi invito, inoltre, a curiosare sul loro sito http://www.clipper-teas.com/ davvero molto interessante, dove trovate informazioni, novità, lo shop on line, ma anche ricette, gadget e tante curiosità.

Insomma, vado matta per Clipper. Natural Fair & Delicious.

riga

23:22 18 commenti

La recensione del mese è dedicata a un libro che mi ha tenuto compagnia per quasi tutto marzo; un libro che attendevo di leggere da tempo, di uno degli autori che più amo e che, ancora una volta, non mi ha deluso. Parliamo di 1Q84 di Haruki Murakami.

 

 

 

Titolo: 1Q84

Autore: Haruki Murakami

Editore: Einaudi

Anno: 2011

Pagine: 724

 

 

 

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in Fm. Il brano era Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.
Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Janáček, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Janáček? La risposta potrebbe variare tra “pochissimi” e “quasi nessuno”. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

 

Quando ho terminato la lettura di 1Q84, molte sono state le domande che non hanno ricevuto risposta. E se un libro riesce a tenerti incollata alle sue pagine, conquistandoti a ogni capitolo sempre di più, nonostante tu abbia probabilmente capito solo la metà di quello che c’era da comprendere, e non ne sei neanche tanto sicura…beh, vuol dire che quello che hai davanti è un capolavoro.

Murakami ci racconta una storia di universi intersecati e legati tra loro. I protagonisti sono due trentenni, Aomame e Tengo, la prima una personal trainer che nel tempo libero è anche una killer professionista, il secondo un insegnante di matematica con velleità di scrittore che si ritrova suo malgrado a trasformarsi in ghostwriter. Due persone che sembrano appartenere a due mondi differenti, ma che in realtà hanno un legame indissolubile che li tiene uniti da vent’anni, nonostante non si siano mai più visti dopo il loro incontro alle elementari. Entrambi vivono nel 1984, o così pare. Quando Aomame scenderà le scale d’emergenza della tangenziale varcherà una soglia. Quella del 1Q84. Un anno dove i poliziotti hanno pistole più pesanti perché qualcosa di tragico è avvenuto, dove esistono il Leader di una setta, una ragazza in fuga, autrice di un libro divenuto un best seller, delle entità misteriose e inquietanti chiamate Little People e due lune in cielo…

La storia procede come se ogni capitolo aprisse una finestra. E scavalcando quella finestra per vedere cosa c’è oltre, se ne incontra un’altra. E un’altra. E un’altra ancora. In un turbinio di storie che si intrecciano tra loro perché fanno parte di un’unica grande storia. Quella del 1Q84.

Il titolo del libro è già di per sé un viaggio. La pronuncia di 1Q84 in giapponese è molto simile a quella di 1984 per via di un’assonanza tra la lettera Q e il numero 9. Ma quella Q è la chiave del romanzo. E’ il segno di un mondo in cui non ci sono più le certezze a cui siamo abituati, in cui non c’è più alcuna stabilità. Solo un vagare confuso alla ricerca di un senso e una domanda a cui dare una risposta…

Murakami ci delizia con la sua scrittura, qui portata al suo massimo grado, ancora una volta a metà tra il sogno e la realtà, tra il visionario e il concreto, in cui tutto è polisemico e non è mai davvero quello che appare.

Ritroviamo in 1Q84 il suo amore per la musica, con una colonna sonora ad accompagnarci nel viaggio che va dalla Sinfonietta di Janáček, passando per Bach, Schumann, a Sonny e Cher, i Beatles, fino al jazz (grande passione dello scrittore) di Armstrong, di Barney Bigard e del brano It’s only a Paper Moon, citato più volte nel romanzo.

I suoi protagonisti raccolgono il meglio dei personaggi murakaniani. Solitari e silenziosi, Aomame e Tengo vivono nel loro mondo fatto di cose semplici e chiare, senza curarsi di cosa succeda all’esterno, proseguendo sulla loro strada spinti solo da ciò che si cela nel profondo dei loro cuori. Quando, come sempre accade, il loro universo viene stravolto, dovranno trovare un nuovo modo per vivere e andare avanti e potranno farlo solo se riveleranno a se stessi ciò che le vite placide che conducono e il bozzolo di solitudine in cui sono racchiusi hanno impedito di accettare per tutto questo tempo. Il loro essere fuori dal mondo li aiuterà a sostenere le stranezze che occorreranno in questa avventura e senza indugi cercheranno di dare loro una spiegazione, reale o fantastica non importa, affrontandoli con una forza d’animo che non credevano di possedere. D’altronde ogni personaggio di Murakami sa, nel profondo, di non appartenere davvero a questo mondo ma di essere fatti, parafrasando Shakespeare, un pò della stessa materia dei sogni. E il personaggio enigmatico di Fukaeri, la diciasettenne autrice de La crisalide d’aria, nonché unica vera conoscitrice dei Little People, ne è forse l’emblema più autentico.

La prosa delicata ma efficace, fluida e ricca di echi e rimandi, di illusioni e verità assolute, mai urlata ma sussurrata, capare di disorientare ma anche di arrivare dritta al cuore di ogni cosa; i personaggi insoliti e affascinanti nel loro essere parte di un altro universo; un’ambientazione magica e una Tokyo quasi aliena; una storia al limite tra l’onirico e il reale…questi i punti di forza di un romanzo che, a ragione, il Giappone ha acclamato come il capolavoro dello scrittore. E non mi sento di dar loro torto.

Non è, probabilmente, il libro che consiglierei a chi non ha mai letto nulla di Murakami. Potrebbe portare confusione e non far apprezzare appieno le doti dello scrittore nipponico. Ma forse mi sbaglio. 1Q84 ha talmente tante porte di entrata, tanti accessi segreti, nascosti, visibili solo da coloro a cui essi sono destinati, da poter essere invece il libro giusto per cominciare. E magari finirete col perdervi nel mondo di Murakami. Non potrei augurarvi di meglio.

VOTO:

Trailer del libro:

 

Ti consiglio un tè: Il tè verde Matcha, un tè del Giapponere, tradizionale, usato per la famosa cerimonia del tè. La particolarità sta nel fatto che le foglie vengono cotte al vapore e triturate, riducendole in una polvere fine. Il matcha viene usato anche per dolci e gelati, e in quest’ultima modalità lo assaggiai per la prima volta. In onore di Tengo, che beve tè verde  nel mezzo della sua avventura, e di una cultura, quella giapponese, che suscita in me sempre un enorme fascino.

01:28 19 commenti

 

In tanti post scritti su questo blog, non ho mai dato spazio a sufficienza alla mia passionestrawberries_by_nnatasa-d3hs051 per il tè. Sicuramente dipende dal fatto che la trovo una passione che condividiamo in molte e che forse non sarebbe il post più popolare dell’universo. Inoltre non so se riuscirei a dare tutto lo spazio che l’argomento merita.

 

 

Stasera, però, gironzolando su web, ho trovato questa piccola leggenda dedicata alla mia bevanda preferita e ho pensato di postarla:

Tanto tempo fa, in Cina, ci fu un lungo periodo di siccità che portò un'epidemia di peste. Alcuni anziani raccontarono dell'esistenza di una pianta il cui succo poteva curare gli ammalati e rendere fertile la terra. Questa pianta si poteva trovare su una montagna vicina, alla fonte di un drago. Alcuni giovani coraggiosi si recarono sulla montagna per cercare la pianta ma non tornarono. Il drago, sorvegliante della fonte, li aveva presi. Decisero di partire anche tre fratelli, due ragazzi e una ragazza. Il fratello maggiore partì per primo ma, dopo 36 giorni, ancora non era tornato; partì allora il secondo ma, dopo 49 giorni, anche questo non era ancora tornato. Partì per ultima la ragazza. Quando raggiunse la fonte si accorse che il drago aveva trasformato in pietre coloro che, prima di lei, lo avevano affrontato. Invece di avvicinarlo lo colpì a morte da lontano con una freccia. La ragazza raccolse i germogli della pianta sacra, li annaffiò con acqua della fonte e, con sua sorpresa, questi divennero subito piante adulte. Raccolse i semi e li spremette sulle pietre, riportando così alla vita i suoi fratelli. Ritornati a casa, i fratelli riuniti piantarono altri semi sul pendio di una collina e altre piante nacquero subito. Con le foglie di queste piante sacre fecero un infuso e lo fecero bere a tutte le persone ammalate che subito guarirono; la pioggia tornò a cadere e la terra fu di nuovo fertile. Da allora nel Fujian non smisero mai di bere il sacro infuso della pianta del Tè.

Questa leggenda mi colpisce per tutta una serie di motivi. Innanzitutto rievoca atmosfere lontane e suggestive, un paese con una storia e una tradizione millenaria di cui è difficile non restarne affascinati. In secondo luogo la storia del sacro infuso si avvicina all’idea che ho io del tè ovvero, lungi dal considerarla una medicina, che sia  una bevanda dalle mille proprietà benefiche, che non può che dare un aiuto al nostro organismo (in particolare i tè verdi e bianchi). Ci sono giorni in cui una tazza di tè mi rimette la mondo…Infine mi piace il fatto che sia una donna a sconfiggere il drago e portare la miracolosa pianta in aiuto agli ammalati e ai suoi fratelli. Mi sembra che tale soluzione all’interno della storia dia alla figura della donna un ruolo di primo piano e rafforzi il legame esistente tra tale bevande e l’universo femminile, già così uniti tra loro. Siamo degli esseri forti, intelligenti e perspicaci, capaci di sconfiggere i draghi quotidiani che si presentano nella nostra vita. E dopo, rilassarci con una bella tazza di tè… 

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A proposito di San Valentino (???), Mariage de Frerés, casa del tè parigina di antica tradizione (dal 1854) famosissima per i suoi tè, tutti davvero ottimi, propone una collezione dedicata alla festa più romantica dell’anno (???? sono cinica lo so, ma l’idea è carina perciò….). Ci sono varie proposte, le più belle sono:

lo SWEETHEART TEA un té bianco diviso in tanti piccoli cuoricini che, messi in infusione in acqua calda, si aprono come fiorellini! Il tutto racchiuso in una sdolcinata confezione fucsia

TJ8332 :  SWEETHEART TEA®  heart-shaped white tea

 

LOVE BOX , altra box musicale (sulle note di Bizet), contente un cucchiaino d’argento da usare come misurino e 200gr. di una miscela di tè verde con latte di mandorla.

E98326 :  LOVE BOX - Love Song Tea  Tea gift set - Music Box

e il KAMA SUTRA (un nome, un programma), una box musicale con sottofondo il famoso Claire de Lune di Debussy (e vi prego non fate subito associazione con Edward di Twilight che la suona fino allo sfinimento a quella “poraccia” pseudo-emo di Bella) contenente 4 pacchetti di tè Kama Sutra nelle versioni tè bianco, tè verde, tè nero e tè rosso.

E98324 :  « Kama Sutra »  Musical tea gift set

 

A parte S. Valentino, vi consiglio caldamente questi tè. In Italia non c’è un monobrand ma diversi negozi di tè lo vendono. Bisogna solo cercare un pò sul web…inoltre si può sempre comprare on line!^^

E a voi piace il tè? Avete l’abitudine so british di berlo al pomeriggio? E che ne pensate degli infusi? Il vostro preferito qual è?

01:11 31 commenti
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