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Una Fragola al Giorno


Ed eccoci di nuovo in quel caldissimo periodo dell’anno. Quello in cui possiamo tirare un po’ il fiato, dedicarci alle agognate vacanze e rilassarci con qualche visione casalinga quando il caldo rende insonni oppure semplicemente per il piacere di poter finalmente fare un po’ più tardi senza il timore della sveglia l’indomani mattina. L’anno scorso vi avevo elencato i 10 film a mio parere imperdibili d’estate. Questa volta si scende nel particolare e, dato che di belle storie non se ne ha mai abbastanza, vi propongo una lista dedicata ai classici e a quei film che hanno fatto la storia del cinema, da rivedere e riscoprire da soli o con chi amiamo.
16:55 9 commenti

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L’estate è il tempo dei viaggi, delle vacanze e del tempo libero da spendere come meglio ci piace, incluso leggendo i libri che erano in wishlist ma che durante l’anno non abbiamo mai avuto il tempo di sfogliare. Ogni libro è un mondo e ogni mondo ha i suoi luoghi speciali in cui ambientare storie da amare. In questo Top 10 mi sono lasciata ispirare da Bibliomania, che ha stilato  una lista delle più belle ambientazioni dei libri di sempre. La mia top sarà rivolta a quei luoghi reali, raccontati dai nostri scrittori preferiti, che sono diventati mete ambite dei nostri viaggi, veri o “libreschi” che siano. Se avete voglia di viaggiare con me, continuate a leggere.

20:48 16 commenti

summer cinema party16

Alcuni li conosciamo da quando eravamo degli infanti. Altri li abbiamo scoperti molti anni dopo. Qualcuno non l’abbiamo mai visto, altri sono da recuperare assolutamente. Alcuni sono in replica da sempre e ci annoiano un po’. Altri solo da qualche anno, ci imbattiamo in loro sorpresi nel nostro flemmatico zapping d’agosto e decidiamo di guardarli per pigrizia estiva, magari scoprendo delle perle. Altri ancora non smetteremo mai di guardarli con piacere. I film estivi sono quel fenomeno socio-culturale che si risveglia ogni anno a giugno, al termine della “stagione televisiva” e naturalmente si spegne con gli ultimi falò sulla spiaggia a fine agosto (che immagine anni ‘90). Film in tv ma anche film per cui non abbiamo trovato tempo e che d’estate ci appaiono come la soluzione perfetta per combattere l’indolenza estiva e trascorrere piacevolmente quelle notti in cui fa troppo caldo per chiudere occhio.

Dato che sono un animo nostalgico e che sono ancora una volta costretta a soffrire di caldo in città, mentre molti di voi se la spassano al mare o in montagna o dove volete, il mio pensiero ai film che mi fanno compagnia da sempre tutte le estati non poteva mancare. Ecco allora (senza alcun ordine di merito) la mia personale Top 10 dei film da vedere d’estate.

02:27 25 commenti

soundintrip

Trovo sul blog di Lila questo giochino e dato che era da un po’ che non facevo liste, mi è sembrato carino approfittarne.

#Soundintrip. L’obiettivo è semplice: condividere cinque brani musicali che sono stati colonna sonora di altrettanti viaggi. Tutto pronto? Si parte.

00:59 50 commenti

Quest’estate, strano ma vero, ho guardato pochissima tele e ancora meno serie tv. Non che non mi faccia bene, sia chiaro. Significa che ero in altre faccende affaccendata. E ne sono felice. In questa settimana di stasi, però, ho ripreso le vecchie abitudini. E ho finito di guardare la seconda stagione di Homeland che avevo messo in pausa mille mila settimane fa. E già che c’ero ho guardato anche qualcosa di nuovo. Ma andiamo con ordine.

Homeland è un thriller, uno spy, un drama, chi più ne ha più ne metta. Ma l’unica cosa di cui sono sicura è che si tratta di una serie ficherrima. Da outstanding.
Ok, io potrei anche chiudere qui perché dopo “ficherrima” e “da outstanding” se non è chiaro il messaggio io non lo so se riesco a farvi capire che dovete vedere ‘sta serie qua. [Carrie mi ha influenzato con tutta quella sua agitazione]

Comunque.

Di che parla Homeland?

Homeland è la storia di Carrie Mathinson, agente della CIA sul campo a Beirut e specializzata in Medioriente, in particolar modo su uno dei capi di al-Qaida, Abu Nazir, considerato un pericolo internazionale e in particolar modo, per gli Stati Uniti. #capirai. In una delle sue ultime missioni, Carrie cerca di raggiungere un suo informatore che sta per essere giustiziato, mettendo a rischio la sua copertura e la missione intera. Quello che però scoprirà sarà qualcosa di sconvolgente: l’informatore, infatti, le rivela che “uno dei vostri si è convertito”, un americano è passato dall’altra parte della barricata. Chi potrà mai essere? Carrie ora sa di avere una missione e per portarla a termine è disposta a sacrificare anche il suo lavoro e se stessa.
Ma Homeland è anche la storia del sergente Nick Brody, scomparso in Iraq 8 anni fa durante una missione e ritrovato in un bunker sotterraneo in uno dei rifugi legati alla figura di Abu Nazir. Il collegamento per Carrie è quasi istantaneo. E Brody, in effetti, sembra non raccontarla giusta fin dall’inizio. Per la sua famiglia è ormai uno sconosciuto e il suo ritorno nel mondo e alla vita “normale”si rivelerà difficile da coniugare con quello che ha passato e con i cambiamenti inevitabili che segnano la sua persona. Brody dovrà riscostruire una vita intera, ma dovrà anche mantenere in piedi un castello di bugie e segreti di cui solo Carrie sarà in grado di venire a capo.
Homeland è una storia dai tratti distopici, rappresentazione estrema di quel paese che sono gli USA pieni di paure e continue minacce, vere o presunte che siano, sempre pronti a gridare all’attentato, sempre pronti a scendere in campo per difendere “giustizia e democrazia”. Ma quello che si nasconde dietro ai discorsi dei politici e alle notizie sensazionali del tg non è realmente dato saperlo e forse nessuno vuole smascherarlo davvero. Sarà la contrapposizione tra Carrie e Brody, il loro rapporto intricato e contorto, dove tra vittima e carnefice vi è un continuo scambio di pulsioni ed emozioni, non ultimo l’amore, a mettere le carte in tavola. E, tuttavia, il colpo di scena è sempre dietro l’angolo.

Il primo pensiero che ho avuto, prima ancora che vedessi il primo episodio, è stato: “CIA, Medioriente, Terroristi = Americanata” e ho deciso di iniziare a vederlo solo perché tutti me ne parlavano bene.

Poi dopo 10 minuti ho capito che, anche questa volta, mi ero sbagliata.

Quella che all’apparenza può sembrare una serie che inneggia al valore e coraggio americano (che è poi quello che fanno tutte le serie made in USA #diciamocelo, chi più chi meno), è in realtà una storia che rivela molti dei chiaroscuri caratterizzanti il sistema di difesa americano e il suo mondo politico. Interessi economici, cospirazioni, tornaconti personali, desideri di ascesa sulla scala sociale, sete di controllo e potere… la mistificazione della verità rende la missione di Carrie un vero e proprio ginepraio e mentre la giovane analista della CIA cerca in tutti i modi di difendere quella che crede essere la sicurezza del suo Paese, ben presto si renderà conto di quanto la sua stessa nazione sia causa dei suoi mali e di quanto in gioco ci sia la sua stessa sicurezza e il suo benessere. Brody diventa così la spia da inseguire ma allo stesso tempo un piccolo ingranaggio in una macchina che si rivelerà molto più grande di lui e impossibile da tenere sotto il suo controllo.

Homeland è un caccia in stile gatto e topo dove di volta in volta non si sa chi sia il gatto e chi il topo. A ben guardare, però, la serie è anche una storia di uomini e donne nel senso più generale del termine, quell’umanità che non è più la stessa da che questo secolo è iniziato nel peggiore dei modi (e i protagonisti, nella prima stagione, non tardano certo a ricordarcelo).
Ci si inoltra in questo intrigo di alto profilo, tifando per Carrie, adorando Saul – vera figura paterna per Carrie e personaggio simbolo di quella saggezza che tutti gli altri sembrano aver perso – e guardando con sospetto, con odio, con rabbia, ma anche con pena e un’inaspettata simpatia, Nick Brody, un miscuglio di sentimenti che lascia storditi e alienati.
La prima stagione è un’esplosione di eventi, vulcanica fucina di segreti, rivelazioni e scene ricche di suspense. La seconda parte in maniera più raccolta, mantiene un basso profilo pur annidando tra le sue pieghe i semi di quel clamore e di quell’azione che si riveleranno di episodio in episodio fino al “botto” finale.

In conclusione, una serie di alto livello, grazie a un tessuto narrativo accurato, degli attori bravi e capaci di dare vita a sentimenti ed emozioni più che reali e condivisibili, una scrittura di qualità. Arrivata alla fin della seconda stagione non vedo l’ora che parta la terza il 29 settembre. E ho già classificato Homeland come una delle migliori serie del momento. Vedere per credere.

Dato che, come ho scritto su, ho avuto pochissima voglia e poco tempo per stare al pc, solo da poco ho ricominciato a guardarmi in giro nel mondo delle serie tv. E grazie a tutti i cari blogger con la mia stessa addiction, ho scoperto che quest’estate i “produttori di serie” non sono stati di certo con le mani in mano. Anzi, hanno sfornato molte serie, tra cui una in particolare ha risvegliato il mio interesse a partire dal titolo: Orange Is the New Black.

Che fosse ambientata in una prigione era stato fin da subito chiaro (l’arancione è il colore delle divise dei detenuti #Americadocet) e questo particolare mi aveva già parecchio intrigato. Sono ancora agli inizi ma devo dire che (già) mi piace.

netflix-renews-orange-is-the-new-black-before-it-premieresOrange Is the New Black è un dramedy e racconta la storia di Piper Chapman (Taylor Shinning), una donna come tante che vive a New York con il suo fidanzato Larry (Jason Biggs, American Pie) e si guadagna il pane fabbricando saponi e lozioni con la sua amica/socia Polly. Ma la sua vita verrà stravolta quando l’ex ragazza Alex (Laura Prepon) la indicherà con sua complice in un traffico di droga e soldi. Piper deve quindi rivelare al suo futuro sposo che in passato aveva avuto una storia con questa donna e che, in effetti, una volta per amore aveva trasportato “soldi sporchi” da un Paese all’altro e per questo ora deve costituirsi. Piper viene così condannata a quindici mesi da scontare in una prigione federale. Inizierà per lei un’esperienza che va oltre ogni immaginazione, durante la quale verrà a contatto con le vite e le storie delle altre detenute e con quella che è la realtà di un carcere femminile americano, tra sesso violenze e battute pungenti.

La serie è tratta dal romanzo di Piper Kerman, la quale scontò realmente una pena di tredici mesi in una prigione federale per lo stesso reato della protagonista. La sua storia ha dato l’idea a Jenji Kohan (Weeds? That’s it) per raccontare finalmente qualcosa di nuovo e portare davanti alle telecamere argomenti che non appaiono mai in tv. E infatti la serie non è andata in onda su nessun canale, ma è stata diffusa tramite uno streaming legale da Netflix. Ma cosa rende Orange Is the New Black così particolare?

Piper è una donna bianca appartenente all’alta borghesia. Conduce una vita tipicamente newyorkese, con le sue diete depuranti a base di succo di limone e con un blog su cui raccontare dei suoi brunch domenicali. Piper, quindi, è la classica “mosca bianca”, in prigione per un errore di gioventù liquidato finora con superficialità ma che ritorna a galla come uno tsunami. Piper non ha niente da condividere con le sue compagne di detenzione, donne proveniente da ambienti spesso difficili, con storie familiari complicate e che della vita hanno conosciuto molto più i lati negativi che quelli positivi. Eppure sarà proprio grazie a Piper che queste donne avranno voce. E la serie, attraverso uno stile cinico dove le risate hanno sempre un gusto agrodolce, racconta la loro realtà fatta di sesso, lesbico per lo più, violenza e lotta per la propria dignità di persona, non solo tra detenute ma anche tra carcerate e carcerieri, un rapporto spesso basato su soprusi e molestie sessuali.
Non è una vita facile quella in una prigione federale e alcune delle situazione rappresentate in questa serie sono dei veri e propri incubi. Ma conoscerle è importante e ancora una volta l’ironia si rivela essere il mezzo adeguato per parlare di realtà scomode spesso taciute, attraverso una caratterizzazione dei personaggi solo a tratti grottesca e mai troppo lontana dalla realtà e una vis comica decisamente arguta nei protagonisti senza sfociare nella semplice e sterile battuta da sit-com.

Orange Is the New Black è una serie fatta bene, una scrittura attenta e una realizzazione meticolosa, una produzione che non lascia indifferenti e che dimostra che si può fare tv di qualità anche con argomenti scomodi e pur non andando davvero in tv. La seconda stagione, si dice, sia già in fase di lavorazione e io vi consiglio caldamente di recuperarla.

 

Bon gente, per oggi è tutto. Qui l’estate continua nonostante ferragosto sia ormai passato. Il caldo e l’accidia estiva ammazzano la mia volontà di scrivere, ma chi mi segue su facebook e twitter sa che ho sempre una parola buona per tutti voi. A settembre, spero, si torna carichi. E comunque io non vi abbandono. Oh no.

A presto fragolosi!

18:00 7 commenti

E anche quest’anno è andata. Giovedì 1 agosto sono atterrata in quel di Linate dopo essere partita dallo stesso aeroporto 15 giorni prima. Le differenze? Tantissime, a partire dalle emozioni.

Questa volta l’esperienza da group leader non era più una novità e un’incognita dopo l’avventura dell’anno scorso. Tuttavia, ritrovarmi dopo un anno in un aeroporto ad attendere dei ragazzi di 16 anni emozionati e forse un po’ spaventati, accompagnarli sull’aereo verso Roma dove avremmo conosciuto i nostri compagni di avventura, trovarsi di nuovo in Inghilterra ma in una città nuova, con un college diverso e persone sconosciute ad attenderci… beh, tutto questo non può che generare in te emozioni che credevi capace di gestire e che invece ti sommergono e ti avvolgono in un turbinio inaspettato.

Ed è una sensazione bellissima.

Il Leeds Met University è stato il luogo dove 130 persone si sono divertite, hanno scherzato, pianto, studiato, lavorato, amato, odiato, viaggiato. Nei suoi prati ci siamo rilassati e abbiamo giocato. Nella sua mensa abbiamo tentato (inutilmente) di apprezzare il cibo inglese. Nelle sue palestre i ragazzi si sono sfidati a giochi noti come il calcio e sconosciuti come il badminton. Il meeting point era il centro di tutti i nostri movimenti, il cuore pulsante delle risate, dei pianti, dei giochi e degli scherzi, dei segreti e delle confidenze, delle storie e degli amori e delle amicizie nate sotto gli alberi del grande parco adiacente, mentre tutti noi ci riparavamo da un insolito sole caldo, in Inghilterra una vera rarità ma di cui abbiamo potuto beneficiare per quasi tutta la nostra permanenza.

E mentre i ragazzi crescevano e si divertivano davanti ai nostri occhi, lo staff ha stretto un bellissimo rapporto. Anche quest’anno ho conosciuto persone splendide, simpatiche, con cui ridere e stare insieme è stato facile fin dal primo giorno. Con me c’era la mitica Maravigliosa, compagna group leader già in passato , ma ben presto si sono aggiunte la spumeggiante Daria, la dolce Stefania, il grande Emiliano, lo sportivissimo Massimo, l’irruenta Chiara, la simpatica Rossella, Anna l’infermiera perfetta, il Dottore Leonardo “fighetto”, l’imprevedibile Anna, gli straordinari vice-coordinatore Mario e la coordinatrice Alessandra, che hanno reso questo soggiorno unico e indimenticabile. Il pensiero di lavorare con loro e l’idea di trascorrere la giornata con 120 venti splendidi ragazzi ha reso ogni risveglio al mattino facile e felice. Nonostante la stanchezza, nonostante le giornate no, nonostante le ronde notturne, nonostante le piogge improvvise e il tempo mutevole a ogni battito di ciglia, nonostante i momenti difficili, gli attraversamenti mai ordinati e i ritardi, nonostante tutto e grazie anche a tutto questo, Leeds 2013 è stata una delle esperienze più belle e resterà sempre nel mio cuore.

Essere group leader quest’anno è stato un piacere e un onore. E all’atterraggio in aeroporto, tale consapevolezza mi ha reso ricca e felice.

I love it!

leeds2013

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Fragoli! So che ultimamente sono sfuggente, ma l’estate mi porta per altri lidi e altri luoghi. Questa settimana sarò in Maremma. Come al solito fate i bravi e ci rileggiamo al mio ritorno! See you!

01:49 10 commenti
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