Buon lunedì!
Nuova tappa del nostro GdL dedicato a Le osservazioni di Jane Harris. Siamo a metà !
La scorsa settimana: Bessy soffre molto per ciò che ha scoperto nella camera di Arabella e rimane a letto malata per una settimana non sapendo come reagire a tali rivelazioni. Una volta guarita decide però di restare a Castle Haivers e medita vendetta. Nel frattempo fa una maggiore conoscenza di Padron James, che di tanto in tanto le fa leggere il giornale, rivelandosi un uomo egocentrico e superbo alla ricerca di un qualche riconoscimento pubblico. L’occasione si presenta con l’arrivo del fratello del Reverendo Pollock, deputato del parlamento. I padroni di Castle Haivers preparano una grande cena con i loro ospiti e in questa occasione Arabella mortifica Bessy spingendola a cantare una della sue canzoncine in modo che anche gli altri commensali possano prenderla in giro. Superfluo dire che Bessy reagisce prontamente e a tono con una canzone colorita. Quella sera stessa, una volta finita la cena, Bessy approfitta per andare a sfogarsi nella locanda del paese dove scambia qualche chiacchiera con l’ostessa. Sarà proprio la donna a richiamare alla memoria l’immagine di Nora, la cameriera perfetta, e a mettere in dubbio le cause della sua morte. Bessy, inoltre, scopre che anche altre ragazze sono scomparse da Castle Haivers. La cameriera decide di non ascoltare le parole dell’ostessa ma la curiosità per Nora cresce e Bessy decide di indagare sulla ragazza frugando tra le cose conservate da Arabella in soffitta. Chi era Nora e la sua morte sarà stato davvero un incidente? Intanto qualcuno si interessa alle canzoncine di Bessy. Staremo a vedere quali sviluppi porterà .
Questa settimana affronteremo i capitoli:
4^ settimana (29/04 – 05/05): dal Capitolo 11 al Capitolo 13
Buona lettura!


E niente è più come prima. Non ho mai pensato che una saga fantasy potesse conquistarmi in questo modo. Beh, lo dissi anche di Harry Potter e guarda poi che fissa ho avuto per anni, quindi non sono proprio affidabile quando faccio queste affermazioni. Ma davvero non mi sarei aspettata di lasciarmi travolgere da questa ondata di intrighi, amori, guerre, misteri, draghi e strani essere oltre la Barriera. E invece sono qui ad eleggere come miglior episodio il 3° capitolo di GOT andato in onda domenica scorsa. La stagione, in effetti, era partita un po’ “moscia”, forse ancora in fase di stabilizzazione e probabilmente anche perché dopo mesi di attesa, durante i quali il web e HBO ci hanno caricato a mille e ci hanno fatto credere in un inizio con il botto, questa è stata la nostra impressione. In realtà i primi due episodi hanno tenuto un profilo decisamente basso, fino ad arrivare alla puntata numero 3 dove siamo entrati nel vivo della storia. Quella scena finale di sicuro non la dimenticheremo con facilità : io sono rimasta di sasso, ferma e immobile davanti allo schermo, per una decina di minuti. Non potevo crederci anche perché speravo che la coppia Brienne/Jaime continuasse a intrattenerci nell loro viaggio verso Approdo del Re, con un Jaime sempre pungente e una Brienne che riesce a farsi valere in ogni occasione. Ora non so proprio cosa aspettarmi…
Per non parlare del tipo della Swat che, in pieno covo di matti, apre le gabbie a degli assassini che per poco non lo sbranano, Hardy che porta dall’amico in protezione testimoni la sua amata Claire per poi far quasi ammazzare l’amico mentre quel genio di donna decide di seguire gli assassini, Weston che, non contento di essersi fatto massacrare di botte una volta, continua a buttarsi nella mischia rischiando un paio di volta ancora di morire e alla fine c’è da pensare che meno male che è tornato altrimenti i geni del FBI si facevano prendere per i fondelli ancor auna volta da Roderick. Certo, si potrebbe trovare una giustificazione, anche dalla parte dei cattivi non mancano le assurdità . Praticamente ovunque spunta fuori un follower pronto a farti molto male. Joe Carroll, da quando si è nascosto nella casa del male (o dei matti), non fa altro che scrivere pagine ridicole di un romanzo ridicolo e fare telefonate a Hardy che neanche la sua fidanzata. E poi ad un certo punto anche i cattivi cominciano, senza alcuna ragione, a svarionare. Commettono una serie di passi falsi che però non si accordano con la grande preparazione e il controllo che hanno dimostrato di avere per tutta la serie. Non sono errori “intelligenti, ovvero minuzie che solo l’occhio attento sa cogliere e svelare: è come se all’improvviso i follower si fossero rotti di stare dietro a Carrol e a tutto il circo che ruota attorno e avessero deciso di comportarsi come i loro nemici, ovvero da idioti. Errori e improvvisate che anche mia nonna sarebbe riuscita a fare di meglio. Tipo il rapimento di Joey. Ma dai. Per me gli autori, stanchi (di già ) della baracconata messa su, si son detti “beh si è fatta una certa…” e hanno deciso di svendere la storia ulteriormente. E così ecco un’altra matta che con uno spillone infilza l’occhio di Donovan, che per tutta la serie non ha peccato certo di sagacia quanto di presunzione. Una trovata che a questo punto della storia mi lascia assolutamente indifferente. Intanto Hardy/Bacon continua con quel suo mood da cane bastonato a cui vanno tutte storte e a questo punto come dargli torto. Dai gente, facciamola finita qui (e già il pensiero che è in cantiere una seconda stagione mi fa scuotere la testa sconfortata).

Appena decido in quale lettura buttarmi, mi munisco di isbn (oppure adesso passo la fotocamera dell’iPad con l’apposita applicazione sulla quarta di copertina) e registro il libro sulla mia libreria virtuale, aggiungo la data di inizio lettura e lo faccio comparire come prima voce tra i libri più recenti. Senza questo procedimento il libro non lo sfoglio nemmeno. Con goodreads sono più ritardataria, ma solo perché sono iscritta da poco e manca ancora l’abitudine… ma ci siamo quasi…
6. Una matita sempre accanto a me. Non sono una di quelle che sottolinea brani interi e rilascia grafite come se non ci fosse un domani sulle pagine dei libri. Sottolineo poco e quando qualcosa mi colpisce davvero. Ma, in ogni caso, se non ho una matita vicino quando leggo, mi sento un po’ persa.
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Non amo festeggiare la festa della donna, non tanto per la festa in sé quanto per cosa accade quando certe donne festeggiano questa giornata e quasi me ne vergogno. Comunque a un aperitivo con le mie fantastiche colleghe di master non potevo dire di no, sicura che la serata sarebbe stata ottima. E così tra un giro di lì, un aperitivo di là , ci siamo ritrovate con un bicchiere di vino in un locale ad assistere a una rappresentazione dei Monologhi della vagina, opera nata nel 1996 dall’autrice off-Broadway Eve Ensler e famosi in tutto il mondo. E’ stato davvero un piacere ascoltare questi monologhi nati dalle interviste che la Ensler fece a 200 donne sulle loro idee sul sesso, le relazioni, la femminilità e la violenza sulle donne. Il risultato è una serie di monologhi che divertono, sorprendono, incuriosiscono ma fanno anche riflettere e non lasciano indifferenti come i dialoghi dedicati a stupri e violenze perpetrate da regimi o alle vittime di quella terribile pratica che è l’infibulazione. Racconti in cui potersi a volte riconoscere e nei quali trovare le mille e una sfumature di ciò che vuol dire essere donna. Consiglio a tutte di partecipare a una rappresentazione dei Monologhi appena ne avrete l’occasione.




