facebook twitter instagram G+
Powered by Blogger.
  • Home
  • About Me
  • Cookie Policy
    • Informativa Privacy
    • Cookie Policy
  • Contatti

Una Fragola al Giorno


Ciao fragolosi!
Quella che vi scrive è una Strawberry allegra, entusiasta e anche un po’ sfinita ma decisa a non mollare fino a lunedì. Quest’anno, infatti, grazie al master che sto frequentando, ho avuto la possibilità di avere l’accredito professionale e di poter quindi godere del Salone per tutti e 5 i giorni dell’evento! Me felice!!!


Ho deciso, quindi, di fare alcuni resoconti del Salone per farvi rivivere l’evento in mia compagnia. Inoltre con questi post rispondo pienamente al quesito di questa settimana per il Book Blogger May.

Image and video hosting by TinyPic

Questo primo resoconto racconterà i primi due giorni, giovedì e venerdì.  Buona lettura!

Giorno uno - 16/05

Io e gli altri miei colleghi arriviamo in quel del Lingotto al mattino e come una scolaresca ci dirigiamo alla biglietteria per gli accrediti professionali. Siamo tutti molto allegri: abbiamo lavorato tanto in queste settimane e 5 giornate da dedicare a libri, incontri e svaghi di vario genere sono proprio quello che ci vuole per rilassarsi e tornare a vivere. Qualche minuto per far capire chi siamo e cosa vogliamo a quelli della biglietteria e, infine, ottenere i famosi accrediti, e siamo dentro. Subito ci sparpagliamo tra la folla, singoli o a gruppi, tutti diretti verso ciò che ci interessa. Il primo incontro a  cui voglio partecipare è solo alle 14 così nel frattempo io e qualche collega gironzoliamo per i padiglioni e gli stand. Per me è il terzo anno di Salone eppure sono euforica ed entusiasta come se fosse la prima volta.
Dopo aver girato un po’, guardato qualche novità, fatto un sondaggio, ottenuto una sportina della Kobo  e riempiti di carta (volantini, segnalibri, flyer, ecc), mangiamo un boccone e ci dirigiamo verso il primo incontro della giornata.

foto (15)Si tratta di un incontro professionale nella Sala Business. Il titolo è: La presenza di casa editrice/autori/libri nei blog e in tv e l’impatto sulle vendite dei libri. Un titolo molto interessante e avrebbe incuriosito anche molti di voi. Viviamo questa blogosfera ogni giorno e sappiamo cosa significhi la presenza di libri e case editrici in un blog. Durante l’incontro intervengono Elisa Molinari, Gianni Peresson (AIE), Lorenzo Ribaldi (la Nuova Frontiera) e Noemi Cuffia (blogger). Si riflette sull’incidenza che i blog e la tv hanno sull’acquisto e la diffusione dei libri e si mettono in luce le divergenze. Vi sono libri che hanno più fortuna in tv (la ricerca prendeva in esame il programma Che tempo che fa di Fabio Fazio) e che invece influenzano poco il mondo dei blogger: La conclusione del discorso è stata che i blog, in genere, agiscono sulla durata di un fenomeno editoriale, permettendo che un libro non venga dimenticato in fretta come invece succede con molti altri libri in libreria, in pochi mesi nel dimenticatoio. La tv, al contrario, agisce soprattutto nell'imminente , durante il lancio e la promozione di un libro. L'importanza dei blog, tuttavia, non va  certo sottovalutata poiché sempre più in crescita, rivelandosi una risorsa per l'editoria 2.0 insieme ai social network. Infine molto simpatico l'intervento di Noemi Cuffia, del blog Tazzina di caffè, che ha raccontato la sua esperienza personale come blogger, dagli inizi solitari alla collaborazione continua con case editrici che le hanno permesso di crescere e arrivare al suo traguardo, ovvero pubblicare un libro. Noemi ha sottolineato che i post sui blog non possono certo a paragonarsi a critiche fatte da professionisti, ma la passione che ogni blogger ci mette li rende preziosi e importanti.

foto (17)Lasciata la sala business, si va nel padiglione 2, verso lo spazio dedicato a Book of the future. Qui seguo un incontro dedicato al futuro del giornalismo nell'epoca digitale e la migrazione del mestiere di giornalista verso il web. Davide Mazzocco, Alberto Puliafito, Luca Rolandi e Paolo Piacenza raccontano l’evoluzione del giornalismo dalla carta alle pagine digitali dei giornali, dai tempi in cui occuparsi dei contenuti internet significava quasi essere relegati a un giornalismo di serie B fino a oggi, quando il giornalismo digitale è una risorsa importante che merita una serie di nuovi strumenti e specifiche competenze. Un incontro interessante che, però, ho dovuto abbandonare a metà. Dovevo mettermi in fila per la Sala Gialla. L’incontro con Luis Sepúlveda mi attendeva.

foto (18)Quello di giovedì è stato il mio terzo incontro con Luis Sepúlveda e ancora una volta ha saputo conquistarmi. Durante l’incontro, lo scrittore ha parlato del suo nuovo libro, Ingredienti per una vita di formidabili passioni, ed è stata un’occasione per parlare della sua formidabile vita. Sepulveda ha un dono prezioso, ovvero la straordinaria capacità di trasformare ogni suo discorso in un meraviglioso racconto. Luis è un abile narratore non solo sulla carta e per questo anche il resoconto dell’evento più semplice diventa tra le sue mani una storia degna di essere raccontata davanti a una platea incantata dalla sua arte fabulatoria. Lo scrittore ha raccontato il suo passato di impegno politico e lotta contro ogni forma di dittatura e di governo che privasse i cittadini dei propri diritti, di come da apolide divenne cittadino tedesco e di come oggi vive in Spagna e parla dei mali in modo chiaro e deciso di un paese che lo ospita e che gli è molto caro perché specchio di una società ingiusta e iniqua, sbilanciata sempre a favore dei pochi ricchi e a scapito della stragrande maggioranza della popolazione più povera. Luis Sepulveda ci ammalia per un’ora e alla fine riesce anche a commuoverci raccontando dell’amore che ha per la sua famiglia e della gioia che ogni uomo prova nel possederne una: sono quelli, infatti, i momenti in cui la vita appare meravigliosa.

foto (20)Dopo questo incontro che tanto attendevo, ho raggiunto alcuni miei amici e insieme siamo andati a divertirci un po’ con Le Iene. Anche loro, infatti, erano al salone del libro per presentare Droga, un manuale-inchiesta sul mondo della droga. L’incontro è stata l’occasione per la iena Mauro Cacciari di giocare con il pubblico e organizzare uno dei soliti sondaggi da “iene”. Durante questo giochino, 50 persone prese dal pubblico hanno ricevuto una busta contenente un bastoncino di cotone e un tampone orale. I partecipanti hanno dapprima aperto la bustina con il bastoncino e rotto una delle estremità, azione che ha permesso la fuoriuscita di un liquido all’interno del tubicino che è poi finito sull’altra estremità di cotone, impregnando l’ovatta. Ogni partecipante ha poi passato il cotone bagnato sulla superficie del proprio smartphone e poi riposto in bastoncino nella sa bustina, Dopodiché hanno aperto la bustina contenente il tampone orale e hanno dovuto succhiare la parte con il cotone per 5 minuti. Alla fine anche il tampone è tornato nella sua custodia e insieme al bastoncino sono stati rinchiusi in un busta che le iene hanno provveduto a raccogliere. Tamponi e bastoncini saranno oggetto di un test anti droga e i risultati sono andati in onda nella puntata di domenica. L’esperimento è stato accompagnato da molte risate e momenti divertenti ma anche da alcuni servizi delle Iene dedicati al tema che hanno sconvolto tutti noi a proposito degli effetti devastanti che le droghe hanno sul nostro corpo. Ah, nell'a puntata delle Iene si vede per qualche secondo anche la mia faccia!

Con Le Iene termina la prima giornata al Salone. All’uscita io e i miei amici ci siamo diretti al cinema per vedere il Grande Gatsby. Ma questa è un’altra storia e ve la racconterà un’altra volta.
Libi acquistati: Ingredienti per una vita di formidabili passioni di L. Sepulvedafoto (22)
 

Giorno due – 17/05

Il secondo giorno al Salone del Libro comincia con un incontro professionale dedicato alle figure del traduttore e del revisore. I relatori erano Alessandra Montrucchio (editor Einaudi), Giovanna Granato (traduttrice di Il re pallido di D. F. Wallace), Lorenzo Ribaldi (La Nuova Frontiera) e Gina Maneri (traduttrice di Cicatrici di J. J. Saer) ed è stata davvero una bella chiacchierata. Iniziano Alessandra e Giovanna e ci raccontano della traduzione e revisione dell’ultimo libro di Wallace, Il re pallido. Una vera e propria gestazione che ha visto necessaria e fondamentale l’interazione tra la traduttrice e l’editor. foto (24)Un caso, quello di Wallace, fatto di un linguaggio composito e un fraseggio molto particolare, reso ancora più complesso dalla morte dell’autore prima della pubblicazione del romanzo, che è comunque simbolo di come un lavoro isolato come quello del traduttore debba, in realtà, farsi comunicatore e imparare a dialogare con le altre figure che partecipano alla preparazione del libro, in primis il proprio revisore, che non è un controllore ma un collaboratore e un sostegno nell’impresa di rendere al meglio la scrittura altra e rispettare l’autore e il suo stile nel passaggio da una lingua a quella di destinazione. Tesi confermata anche da Gina e Ribaldi che raccontano con simpatia il percorso intrapreso con Cicatrici di Saer, dove il rapporto tra traduttrice e, questa volta, editore deve basarsi anche sulla fiducia che l’editore dà al suo traduttore, una fiducia che si costruisce solo tramite il dialogo tra le due parti e che solo in questo modo porta a ottimi risultati. L’incontro è stata anche l’occasione di conoscere una casa editrice che non conoscevo, La Nuova Frontiera, a cui presto farò una visita nel loro stand.

foto (26)Fuggo dall’incontro per un altro, questa volta con un autore. Siamo al Caffè Letterario e tutta la platea segue attenta e divertita Paolo Nori. Lo scrittore emiliano ci intrattiene con la lettura di alcuni brani tratti dal suo nuovo libro, La banda del formaggio, pubblicato da Marcos y Marcos. Nori parla e racconta e lo fa con un misto di partecipazione e imbarazzo, quasi come se fosse preoccupato della reazione del pubblico, dimostrando forse una timidezza che non credevo. Lui parla e io lo ascolto, con quel suo accento a me così caro, parlando di Bologna, Casalecchio di Reno e altri luoghi che mi sono dolcemente familiari e quando legge il suo libro pare quasi trasformarsi, calarsi interamente nel suo personaggio dandogli finalmente una voce che era nella sua mente. Sono stata contenta di vederlo, soprattutto dopo il brutto incidente dello scorso marzo, e così ho comprato il suo libro e sono riuscita anche a farmelo firmare.

foto (27)Finito l’incontro con Paolo Nori, ho pochi minuti per raggiungere i miei amici alla sala Book of the future, dove si tiene un incontro intitolato I nuovi mestieri dell’editoria. Selezione testi, editing, distribuzione e comunicazione editoriale nell’era 2.0. Durante l’incontro si parla di e-book e del loro presente e futuro, del valore che stanno acquisendo sul panorama editoriale e di quello che acquisteranno nei prossimi anni. Leggere e-book è ormai una pratica sempre più comune e le case editrici che decidono di dargli maggiore spazio aumentano e alcune pubblicano solo e-book come Zandegù. Le difficoltà, però non mancano, sia tra il pubblico, che in Italia è ancora restio a utilizzare un formato elettronico, sia tra le case editrici, che influenzate dal mercato, osano poco. Problemi e dubbi che vanno risolti e chiariti ma la cui ricetta sembra dover essere ancora ben definita.

foto (28)Al Salone non ci si ferma mai, così uscita dal “futuro” ritorno al presento e mi dirigo in Sala Gialla per un altro pezzo di Spagna. Javier Cercas, l’autore di I soldati di Salamina, presenta il suo nuovo libro Le leggi della frontiera, romanzo ambientato nel periodo della Transizione dal regime franchista alla democrazia che narra la storia di due amici diversi tra loro per estrazione sociale e idee, simbolo della contrapposizione tra bene e male, ma destinati a un’avventura che li cambierà. Cercas racconta il suo libro, la Spagna della sua adolescenza e quello che la Storia spesso non dice, ci parla de punto cieco come la molla che ha dato vita alla maggior parte della letteratura mondiale, quel punto in cui la storia non è mai la risposta a una domanda precisa ma crea molteplici scenari e, probabilmente, altre domande. Cercas intrattiene il pubblico con interventi simpatici ma anche con riflessioni intelligenti e pur non essendo uno dei miei autori spagnoli preferiti, assistere all’incontro mi ha fatto piacere.

foto (31)Ultimo evento della giornata, forse il più bello. Stefano Benni è in sala azzurra per una lettura e un incontro tra il surreale e il meraviglioso. Benni ci parla di Elefanti rosa. Racconti brevissimi e pesanti teorie e nell’ora a disposizione legge e commenta (brevemente) autori come Kafka o David Sedaris e anche qualche suo racconto e ci regala dei momenti divertenti ed estremamente piacevoli. Sempre un bel regalo da farsi quello di vedere e sentire Stefano Benni.
E poi si fece sera. E che sera! Io e i miei amici siamo andati alla festa organizzata ogni anno dalla casa editrice Minimum fax. Io ero andata anche l’anno scorso ma questa volta è andata benissimo! Abbiamo ballato per tutta la notte, riso e scherzato e ci siamo divertiti tanto. Minimum fax le sa proprio fare le feste!



Libri acquistati: La banda del formaggio di Paolo Nori. Inoltre, grazie al sito 10 righe dai libri, ho potuto partecipare al loro gioco a estrazione per ben due volte e, incredibile ma vero, ho vinto entrambe le estrazioni! Che fortuna! Ho ritirato i premi nei due stand vincitori, Fanucci (La meraviglia delle piccole cose di F. Dawn) e Fazi (Costa occidentale di P. Fox).

Per oggi è tutto. Domani secondo appuntamento con i giorni 3-4-5. Stay tuned!

Per Book Blogger May: perdonate il ritardo. Chi ha partecipato al tema di questa settimana (Libri da Salone), può lasciare il link nell'apposito form qui sotto. Grazie.




12:41 10 commenti
Scusate il ritardo! Nuova tappa del nostro GdL dedicato a Le osservazioni di Jane Harris.

La scorsa settimana: Bessy rimane sola in casa dopo la partenza dei suoi padroni e non c’è occasione più ghiotta per spiare nel libro di Arabella. La domestica rimane, però delusa, poiché la sua padrona non ha scrivo nulla di nuovo sul suo conto. Tuttavia, nel riporre il libro nel suo nascondiglio, Bessy si accorge che all’interno vi sono anche dei quaderni simili a quello che la padrona le ha dato. Sono i diari di Nora e hanno qualche pagina strappata. Cosa rivelavano quelle pagine? Bessy fa la conoscenza diretta con la sua predecessora e scopre quali erano i pensieri sugli esperimenti di Arabella. Uno in particolare desta la sua attenzione: Arabella, infatti, era solita ordinare a Nora di camminare per i campi fino a che non le avesse ordinato di tornare. Uno strano esperimento che Bessy, in preda alla gelosia, decide di replicare dirigendosi nei campi dove Arabella e Nora svolgevano i loro esperimenti. Camminando per quei campi e difficile e senza accorgersene Bessy inciampa in un avvallamento del terreno che arriva dritto sui binari e per poco la ragazza non finisce schiacciata da un treno. Nonostante l’incidente, Bessy comincia a comprendere la relazione tra la padrona e Nora ed è proprio grazie ad esso che la ragazza riesce a immaginare come sia andati i fatti la notte della morte Nora. Ma molti sono gli enigmi e i segreti a Castle Haiver e Bessy va a dormire con mille pensieri in testa. La casa è silenziosa e a ragazza decide di dormire nel grande e comodo letto della padrona; tutto sembra essere tranquillo quando nel cuore della notte Bessy si accorge di essere osservata. Credendo sia un sogno la ragazza non si preoccupa fino a che non si rende conto che non sta affatto sognando e che una giovane donna dallo sguardo crudele e spiritato la guarda con un ghigno sul viso. Bessy è terrorizzata. Che il fantasma di Nora esista davvero? La giovane cameriera si nasconde tra le coperte sperando che arrivi il giorno e che l’apparizione svanisca con la luce del sole. Il mattino dopo Bessy è ancora scossa quando viene sorpresa dal ritorno inaspettato di Arabella a Castle Haivers. La padrona è molto evasiva alle domande di Bessy sul perché di un ritorno così precipitoso e cerca di distrarla con le sue foto e qualche lusinga. Quella notte Bessy dorme tranquilla nel suo letto quando viene svegliata da alcune terribili urla. Accorsa in aiuto di Arabella, la padrona l’accoglie stupita: lei non ha affatto urlato e non è assolutamente in pericolo. La padrona decide di confidare a Bessy di aver visto Nora. La ragazza è preoccupata, perché l’apparizione della notte precedente le era parsa minacciosa, ma Arabella è invece convinta che Nora sia lì per perdonarla. Bessy è confusa dalle parole di Arabella quando giunge in casa padron James. L’uomo liquida l’incidente in pochi minuti, nonostante la moglie continui a insistere sulla veridicità di ciò che dice: ha visto davvero la sua cara Nora in quella stanza! Il giorno dopo il padrone chiama il medico dicendo a Bessy che la padrona è malata. Padron James e il dottore decidono di isolare Arabella nella sua stanza perché credono che sia malata. Di quale malattia si tratti Bessy los coprirà presto: per caso si ritrova a origliare una conversazione tra padron James e il dottore e così scopre che Arabella è, in realtà, fuggita da Edimburgo e che i due uomini la credono uscita di senno per via della vicenda di Nora. Arabella è così prigioniera della sua stanza e Bessy è preoccupata per lei. Quando i due uomini si assentano per una passeggiata, la giovane domestica si avventura verso la camera della padrona per sapere come sta. Giunta alla porta si arresta nell’udire Arabella bisbigliare come se stesse parlando sotto voce con qualcuno. Ma nella sua stanza c’è solo lei! Quando Bessy decide di spiare dal buco della serratura, un occhio che la ragazza ha già visto le appare e la terrorizza. Possibile che lo spirito di Nora esista davvero? O forse serva e padrona sono entrambe vittime di una suggestione, un brutto scherzo di una mente troppo sensibile a certe situazioni?

Questa settimana affronteremo i capitoli:

6^settimana (13/05 – 19/05): dal Capitolo 17 al Capitolo 19

02:04 5 commenti

Ciao gente!

Ricordate Book Blogger Hunt? Ve ne ho parlato qualche settimana fa in un post in cui spiegavo brevemente le regole e i le ragioni di questa iniziativa. Ideata e realizzata dalla tre blogger Juliette del blog Sweety Readers, Denise del blog Reading is Believing e Bliss del blog Libri per Passione, Book Blogger Hunt è una divertente caccia all’indizio che oltre a dare visibilità ai blog partecipanti e avvicinarvi al mondo dei libri e della letteratura grazie a una serie di post simpatici e curiosi su argomenti “libreschi", vi permette anche di vincere dei fantastici libri!

Per il percorso di Denis, al quale io aderisco, per partecipare occorre raccogliere gli indizi che di volta in volta vengono lasciati nei post che i blog che hanno deciso di partecipare al gioco pubblicheranno secondo un calendario che potete trovare QUI. Gli indizi vi permetteranno di giungere alle definizioni che vi occorrono per completare il cruciverba che vi permetterà di partecipare all’assegnazione dei premi. Per sapere di più, leggete il post di Denise.

Oggi tocca a me, quindi prestate attenzione e occhio agli indizi!

L’argomento scelto per il mio post è questo:

I tuoi personaggi secondari preferiti

Eh già, perché un romanzo non è solo fatto di eroi e protagonisti, ma anche di un’intera di personaggi secondari, aiutanti dell’eroe o dell’antagonista, fratelli, amici, professori, colleghi, entità chiamate ad animare l’ambiente in cui si muove il protagonista e a renderlo unico con le loro peculiarità, a volte così speciali da renderli forse più amati dei protagonisti stessi.

Nel corso delle mie letture, varie volte mi sono trovata a essere incuriosita del destino di qualche altro personaggio che non fosse l’eroe di turno e spesso questi personaggi secondari mi sono stati molto più cari.

Ho deciso, quindi, di sceglierne qualcuno e di fare una Top 5 dei miei personaggi secondari preferiti.

1. Ron Wesleay in Harry Potter. Adoro letteralmente. Ron è l’amico che tutti vorremmo. Magari non sarà un drago con la bacchetta e saranno più le volte che dovrai salvarlo e aiutarlo a smettere di tremare per la paura, ma quando hai davvero bisogno di lui, ci sarà sempre. E poi Ron è troppo simpatico… e, forse, non posso neanche considerarlo un personaggio secondario.  Wesleay è il nostro re!

 

2. Minny in The Help. Quella di The Help è una storia che racconta un periodo storico molto delicato, in cui negli Stati Uniti la vita era davvero difficile per chi aveva la pelle del colore sbagliato a causa di assurde leggi discriminanti e razziste. Ci si commuove spesso in The Help leggendo le vicende di quelle donne afroamericane costrette a subire dolori e umiliazioni in silenzio per anni senza che nessuno si sia mai curato di sapere come la pensassero davvero. E mentre Skeeter porta le loro voci in superficie, la figura di Minny, con la sua vita incasinata ma l’energia e il coraggio che solo una donna del genere può avere, riescono a riequilibrare gli umori del libro. in The Help ci si commuove, vero, ma si ride anche grazie a lei e alle sue incredibili avventura. Credo sia uno dei personaggi meglio riusciti di questo romanzo.

 

3. Férula Trueba in La casa degli spiriti. Férula è un personaggio che spesso chi legge La casa degli spiriti tende a dimenticare, preso a seguire le vicende dei molti personaggi che si susseguono nel romanzo. Eppure Fèrula è uno degli affetti più grandi per Clara ed è una donna che ha sofferto molto e soffrirà per tutta la sua vita. Sebbene all’inizio appaia antipatica e indisponente, l’amore che Clara le dimostra la svela a poco a poco mostrandoci una donna che no è guscio vuoto come crede il fratello prepotente ma lo scrigno di emozioni e sentimenti preziosi. Quando lessi della sua morte, non potei evitare di far scorrere qualche lacrima.

4. Midori in Norwegian Wood. Adorata nel suo modo di essere tentatrice eppure apparentemente ingenua. Come tutti i personaggi di Murakami nel suo sorriso si nasconde un’eco profonda di un disagio o semplicemente di una consapevolezza che la realtà non sia solo quella che viviamo. Sono passati più di 5 anni e la ricordo ancora.

5. Lady Porta in Nessun Dove. Una tipina davvero particolare Porta. La sua storia familiare è straziante ma la ragazza sa come difendersi e non si abbatte mai. Coraggiosa e affascinate sa trascinare con sé Richard e noi lettori in una avventura straordinaria.

 

 

 

 

 

 

 

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

E ora passiamo agli indizi! La definizione che dovrete indovinare riguarda un autore ed è di ben 15 lettere; una volta indovinato potrete inserirlo nel cruciverba che trovate QUI. Gli indizi sono:

- è autore di uno dei best seller più venduti degli ultimi anni, tradotto in più di 36 lingue, dove di personaggi secondari ce ne sono molti e sono decisamente pittoreschi e affascinanti

- Prima del suo ingresso trionfale nella narrativa per adulti, scriveva libri per ragazzi, ormai pubblicati anche in Italia in seguito al suo successo

- l’autore da alcuni anni vive in California ma la sua città natale è tra le più amate dai giovani per la sua “movida”

In bocca al lupo a tutti e non perdetevi la prossima tappa sul blog Atelier di una lettrice compulsiva.

A presto!

09:40 8 commenti

Salve gente!Image and video hosting by TinyPic

Questo mese facciamo un bel tuffo nel passato con un classico di tutto rispetto. Tanto per restare in tema con l’argomentodella scorsa settimana di Book Blogger May. E ammetto che come classico s’intona perfettamente anche al periodo dell’anno. Cosa c’è di meglio che passeggiare per la città in una chiara notte primaverile quando tutto è leggero e surreale? Insomma la recnesione del mese è dedicato a una delle opere più conosciute dell’autore russo per eccellenza.
Si tratta di Le notti bianche di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

 

vintique_image (3)

 

 

Titolo: Le notti bianche (originale: Belye noči. Sentimental'ny roman)
Autore: F. Dostoevskji
Traduttore: Luisa De Nardis
Anno: 2013 (prima pubblicazione: 1848)
Editore: Newton Compton
Pagine: 124

 

 

 

Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?

 

Con Dostoevskji ho avuto qualche problema. Qualche anno fa avevo cominciato a leggere Delitto e castigo ma non doveva essere il periodo giusto perché all’improvviso interruppi la lettura e decisi di riprendere quando sarebbe stato il momento giusto. Il libro è ancora su uno scaffale che mi aspetta. Tuttavia ho sempre pensato di non aver dato allo scrittore russo lo spazio sufficiente per conquistarmi. Così quando ho visto al Carrefour (si compro libri anche negli ipermercati, non sono troppo snob per non farlo) l’espositore della nuova collana Live! della Newton Compton, i libri a 99 cents per intenderci, ho acquistato Le notti bianche. I motivi sono essenzialmente due: volevo vedere da vicino questa collana e poi volevo ripartire con il Dosto da un gradino più basso, un romanzo breve che è di più facile fruizione.

Non sapevo che dentro ci avrei trovato un mondo.

La storia a volerla riassumere, è piuttosto semplice: il protagonista – di cui non sappiano il nome ma solo la definizione che lui stesso si conferisce, ovvero quella di Sognatore – vive a San Pietroburgo isolato da tutto e tutti, e trascorre le sue notti passeggiando per la città. Una sera, durante una delle sue incursioni notturne,  incontra sul lungo fiume una ragazza che piange sconsolata. Il Sognatore decide di andarle in soccorso, mosso da un sentimento d’amore a lungo sopito e risvegliato proprio dalla giovane, di nome Nasten' ka (diminuitivo familiare di Anastasia). Tra i due si instaura così uno strano rapporto di amicizia e per quattro notti si incontreranno nello stesso luogo e parleranno di loro e delle loro vite. In questo modo il protagonista viene a sapere il motivo della tristezza e del pianto di Nasten' ka quella prima notte: la ragazza attende il suo amato che ha promesso di tornare da lei esattamente dopo un anno da quando è partito, per poter sposarla e condurla via da una vita solitaria quasi quanto quella del Sognatore. Il Sognatore, innamorato di Nasten' ka, condivide con lei l’attesa e quando per la ragazza sembra tutto perduto e realizza che l’amato non tornerà, i due sembrano pronti a unire le loro vite. Ma l’improvviso arrivo dell’uomo, che riconosce Nasten' ka  lungo le strade della città, distrugge le illusioni di un futuro insieme e il Sognatore per amor suo rinuncia alla ragazza e ritorna alla sua vita fatta di sogni e notti solitarie.

La storia è scandita in quattro notti più un mattino, quello dell’epilogo della vicenda e ruota intorno a due soli personaggi, il Sognatore e Nasten' ka, che si muovono in una San Pietroburgo quasi surreale, in cui ogni traccia di umanità altra pare sempre lontana, quasi completamente assente se non si considerano la nonna della ragazza o la governate del protagonista. E a evidenziare il lato onirico della città che si dispiega davanti a noi attraverso gli occhi del protagonista è proprio il modo in cui egli ce la descrive: San Pietroburgo è una compagni di uomini e donne che si muovono come figurini all’interno di quei libri dagli sfondi cartonati che girando pagina cambiano di volta in volta, mentre i palazzi sono animati e parlano e si lamentano del colore dell’intonaco e le strade sembrano dirigersi sempre solo verso l’ennesima alba in cui raccogliere tutte le proprie illusioni e riportarle a casa con sé. Il mondo del Sognatore è questo e null’altro: lui e i suoi sogni, l’immagine di un mondo che si costruisce di fantasie nate dall’immaginazione della sua testa e dai mille riferimenti fatti alla letteratura di cui il protagonista si nutre – e non a caso Nasten' ka lo accusa di parlare come un libro –, dapprima con voracità e poi quasi svogliatamente, come se anche i confini della finzione narrativa gli stessero stretti. Una vita che contiene mille altre vite: quanti di noi possono riconoscersi in una definizione del genere? Quando lasciamo alla nostra fantasia spiegare le ali, quando un evento insignificante della quotidianità serve a noi per costruirci su mille e una storia, quando leggendo un romanzo ci tuffiamo nel suo universo e in pochi istanti sappiamo padroneggiarne i confini.

Eppure una vita vissuta in questo modo non è vita, il nostro Sognatore lo sa bene e il peso di tale realtà ricade sulle sue spalle quando incontra la giovane Nasten' ka, una ragazza di 17 anni che smania per vivere quella vita vera da cui il protagonista rifugge da sempre. Nasten' ka è energica, allegra, “viva” e reale come niente lo è stato finora per il Sognatore. Ciò lo riporta a fare i conti con il limite del reale, con quelle che forse possono apparire le bassezze della vita dei comuni mortali ma che per chi ha vissuto sempre e solo nella propria testa sono l’ultimo impulso possibile per poter dire di aver davvero vissuto, cosa che il Sognatore non mancherà di rimarcare più volte nelle quattro notti trascorse accanto alla ragazza. Nasten' ka rappresenta le emozioni e i sentimenti a lungo nascosti e messi a tacere, sensazioni irrisolte del suo animo lasciate incolte per anni, a nutrirsi solo di loro stesse fino a che si sono inaridite e rimpicciolite. Con Nasten' ka trovano nuova linfa e il Sognatore può finalmente assaporare cosa sia la vita vera. Ma questa non sarà che un attimo. Il mattino porta con sé una lettera in cui la ragazza annuncia il suo matrimonio, una lettera e un giorno nuovo che segnano la fine del sogno,quello vero,  il desiderio di quella realtà a lungo attesa e per troppo poco accarezzata. E di fronte a una realtà del genere, il Sognatore non può che indietreggiare ancora una volta e rintanarsi nella sua esistenza fatta di illusioni, ma la consapevolezza raggiunta non  può che portare altra solitudine e sofferenza, allievata, forse, solo dalla certezza di aver agito per amore. Quello si questa volta vero.

Le notti bianche sono quei libri che si leggono in poco tempo ma che porterai dentro per sempre. Non potrebbe essere diversamente quando la poesia si incontra con il sogno, quando una città mai vista si dispiega nella tua memoria diventando già luogo del cuore, quando dei personaggi si trasformano in prospettive opposte eppure complementari da cui osservare se stessi, poco più che soggetti abbozzati in così poco spazio narrativo ma che resteranno vividi nella tua memoria.

Quando si raggiungo il fatidico ultimo mattino, arriva con esso un incredibile malinconia. Per il Sognatore, certo, ma anche per noi stessi, condannati a vedere sempre il tramontare dei nostri sogni e consapevoli di essere incapaci di poterne fare a meno. E dilaga la tristezza ché le notti bianche non possano durare più a lungo.

Un classico d’eccezione. L’unica pecca è la lunghezza.

VOTO:

La copertina

Di Le notti bianche di Dostoevskji vi sono molte edizioni. Quella che ho letto io appartiene, come ho detto più su, alla collana Live della Newton Compton. Trattandosi di una serie di libri in versione molto economica (costano solo 0,99 euro), sono libri molto semplici e maneggevoli, il classico tascabile da portare ovunque. Il progetto grafico, tuttavia, ha una certa cura e cerca di essere dinamico e vivace, utilizzando colori e immagini alla vista piacevoli, di un classico ringiovanito oserei dire. La copertina di Le notti bianche è questa:

che ve ne pare?

Frasi:

> Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni.

> Un sognatore – se è necessaria una sua definizione precisa – non è una persona, ma, sapete, un essere di genere neutro. Si stabilisce il più delle volte in qualche angolo inaccessibile, come se ci si nascondesse, perfino dalla luce de sole e quando poi si rifugia in casa, allora si radica  al suo angolo come una lumaca o, almeno, è molto simile in questo atteggiamento a quell’interessante animale che è animale e casa insieme, che si chiama tartaruga.

> Perché anche i sogni si consumano!

> Quando siamo infelici, sentiamo più fortemente l’infelicità altrui

> Ah Nasten' ka!

> Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! Ed è forse poco seppure nell’intera vita di un uomo?

 

La colonna sonora: Le notti bianche - Nino Rota

Forse non tutti sapete che dal romanzo di Dostoevskij Luchino Visconti trasse un film interpretato da Marcello Mastroianni e Maria Schell, con colonna sonora di Nino Rota. Per intenderci, Nino Rota è colui che ha composto le colonne sonore dei più grandi film dell’epoca, come La strada, Il padrino, Otto e mezzo, Amarcord, La dolce vita, Il gattopardo e molti altri. Questa colonna sonora non la conoscevo come non conoscevo il film e per questo sono doppiamente contenta di aver letto Le notti bianche. Buon ascolto.

Ti consiglio un té: forse non è periodo, ma se dovesse capitarvi provate a bere il tè alla maniera russa, ovvero preparato con il samovar. Il samovar, parola che letteralmente significa “che bolle da solo”, è un contenitore metallico che serve per riscaldare l’acqua. Sopra di esso si posiziona la teiera che contiene una dose molto concentrata di tè; questo tè verrà poi diluito con l’acqua contenuta nel samovar che arriva alla teiera attraverso un rubinetto che può essere aperto manualmente. Ogni famiglia possiede un samovar e il tè che si beve è un tè molto forte, quasi sempre nero, addolcito solo da un cucchiaino di marmellata fatta in casa.

04:20 8 commenti

Salve gente! Seconda settimana di Book Blogger May e il tema per questo nuovo appuntamento è il seguente:

L’importanza di chiamarsi… CLASSICO
Leggere i classici è ancora importante?

 



Un tema che da qualche anno mi sta molto a cuore e che non potevo non proporre. Perché la mia risposta più diretta è “Si, leggere i classici è importante” e i motivi sono diversi.

Essendo laureata in lingue e letterature straniere, letterature comparate e chi più ne ha più ne metta, ed essendo una lettrice seriale da quando avevo sei anni, di libri classici ne sono passati davanti ai miei occhi. La scuola prima e l’università poi mi hanno fornito i mezzi per apprezzarli e comprenderli meglio ma la volontà di leggerli non mi mancava in ogni caso. Eppure nella primavera del 2011, alle soglie della laurea e della fine del mio lungo percorso di studi, mi sono resa conto che non ne avevo letti mai abbastanza. Avevo grandi lacune e ogni volta che nelle mie letture m’imbattevo in qualche personaggio che snocciolava titoli classici letti come se niente fosse, la mia voglia cresceva sempre più. Così è nata la Sfida dei Classici.

Molti di voi sanno che sono iscritta ad aNobii e in particolare al gruppo Readers Challenge, dove vengono sempre proposte divertenti “sfide per lettori”. Quel giorno decisi di postare sul gruppo la mia proposta di gioco. Non sapevo quanti avrebbero aderito all’idea, ma man mano che gli altri utenti leggevano il mio post e si dichiaravano entusiasti, io ero sempre più felice. Avrei avuto dei compagni di sfida, ma soprattutto, sembrava proprio che leggere i classici fosse il pallino e una pecca di molti.

La sfida cominciò a maggio 2011, un mese per me davvero complesso perché ero in crisi acuta da tesi. Ma lo stesso riuscii a finire il classico scelto, Il grande Gatsby. Nonostante la scarsa concentrazione di quei giorni, Fitzgerald seppe conquistarmi con il suo personaggio e in questo maggio 2013 non vedo l’ora di andare a vedere la trasposizione cinematografica di Baz Luhrman che uscirà giovedì 16 per poter godere ancora di quelle atmosfere.

La  Sfida dei classici andò avanti di mese in mese, dato che il suo moto è “12 classici per un anno”.  E quando nel maggio 2012 la sfida giunse al termine, io e molti partecipanti realizzammo che quella piccola dose di classico al mese aveva migliorato noi stessi e il nostro essere lettori. Alla fine mi decisi e a settembre scorso partii la seconda edizione, La Sfida dei Classici 2.0, che durerà fino ad agosto 2013. E chissà se ce ne sarà una terza…

Alla fine di questo racconto posso ribadire che sì, leggere i classici è importante, e che per me “classico” significa crescere, leggere della buona letteratura, scoprire sempre cose nuove, aprirsi ad altri orizzonti, condividere con gli altri e scoprire lati nascosti di se stessi. Perché i classici, di qualunque secolo siano, non sono mai demodé ma sanno essere estremamente attuali nel loro rappresentare l’essenza umana e i vizi e le virtù che si celano in ogni uomo. Un classico è un tesoro di grandissimo valore.

Ho scattato una foto. Vi sono i classici – non tutti, alcuni sono in altri posti  o in prestito – che ho letto in quasi due anni di Sfida dei classici. Ovviamente in 24 mesi ho letto anche altri classici “fuori gara” –  perché quando prendi il vizio è difficile smettere –   ma ho deciso di fotografare solo i libri  legati a questa incredibile esperienza che mi arricchisce tanto e che, spero, continuerà a farlo.

foto (13)
(si si vedono anche i miei calzini…)

P.S. Se siete interessati all’argomento e la prossima settimana sarete al Salone del Libro di Torino, non perdetevi l’appuntamento di sabato 18 maggio con l’agenzia Jo March e Piero Dorfles che parleranno dell’importanza assoluta di leggere i classici. Quelli della Jo March lo sanno bene perché lo scorso anno pubblicarono un romanzo notevole della letteratura inglese da noi purtroppo quasi sconosciuto, Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, che vi consiglio vivamente di leggere (ve ne ho parlato QUI). Quest’anno hanno pubblicato il secondo volume della loro collana Atlantide, La storia di una bottega di Amy Levy, e vi aspettano al Salone. Ci vediamo lì!



Coloro che partecipano al tema Book Blogger May di questa settimana possono lasciare il link del loro post nel form qui sotto.




16:06 23 commenti
 
Lunedì è arrivato! e con lui una nuova tappa del nostro GdL dedicato a Le osservazioni di Jane Harris.

La scorsa settimana: Bessy decide di vendicarsi facendo credere ad Arabella che in casa ci sia un fantasma, quello della cameriera perfetta Nora, morta in circostanze misteriose. Peccato che il gioco le sfugga di mano e Arabella, molto suscettibile tanto sulle storie di fantasmi che sull’argomento “Nora”, reagisce alla vendetta di Bessy in modo in aspettato: all’ultimo grande scherzo da parte della sua cameriera, Arabella viene colpita da una crisi e Bessy, spaventata decide di tramortirla con un pugno. Arabella si ammala per l'o spavento e Bessy si pente del suo gioco forse troppo pesante e decide di perdonare la sua padrona. La guarigione è lenta e Arabella, in preda al delirio, grida a Bessy che la colpa è sua. Ma qual è la sua colpa? A chi si rivolge? Padron James è preoccupato per lo stato di sua moglie, anche se la sua vera preoccupazione è che lei non possa partecipare alla cena di Edimburgo a cui sono stati invitati dal deputato Pollock. Quando Arabella si rimette, padron James ordina a Bessy di portare Arabella in città per assicurarsi che la donna sia davvero guarita. Durante questa incursione in città Arabella si dirige al cimitero per far visita alla tomba di Nora. Bessy la segue e Arabella le racconta qualcosa in più sulla sua precedente governante, in particolare ricostruisce la notte della sua morte attraverso le notizie che lei stessa ha raccolta e le ipotesi di cosa fosse successo. Ma sarà andata davvero così? Dopo un tè grottesco e comico con il reverendo Pollock e Flemyng, Arabella sembra essere pronta per il viaggio a Edimburgo e per Bessy tutto sembra tornato alla normalità. Ma la notte prima della partenza dei padroni, Bessy viene svegliata da alcuni rumori e, decisa a scoprire di cosa si tratta, si dirige verso il ballatoio dove intravede una figura scendere dalla soffitta. Si tratta di Arabella, che in modo furtivo sta tornando nella sua camera portando con sé qualcosa di misterioso. Cosa sarà? E quali segreti nasconde ancora Arabella?

 

Questa settimana affronteremo i capitoli:

5^ settimana (06/05 – 12/05): dal Capitolo 14 al Capitolo 16

Buona lettura!

13:30 6 commenti

Ciao fragolosi!

Aprile è finito ed è tempo di Una Fragola al Mese. Cosa ha combinato la vostra Strawberry questo mese? Seguitemi e lo scoprirete.

I libri di aprile

Questo mese abbiamo un trio niente male di letture:

- Il prigioniero del cielo di C. R. Zafon . Mi è piaciuto molto e ve ne ho parlato nella Recensione del Mese.

- Riccardo III di W. Shakespeare . Il Bardo è sempre il bardo. Anche se credo sia una delle opere che ho meno apprezzato. Di sicuro non quanto amo le sue commedie. Ma un po’ di sana letteratura inglese ci sta sempre bene.

- La ragazza con la gonna in fiamme di A. Bender . 16 racconti deliziosi. Aimee Bender usa il surreale e il fiabesco per raccontare sentimenti, condizioni e stati d’essere in cui possiamo riconoscerci tutti. Un realismo magico attuale e contemporaneo che trova nella forma del racconto la sua migliore via d’espressione, dove la scrittura essenziale della scrittrice acquisisce valore e si impreziosisce, a differenza di ciò che accade, a mio pare, nei romanzi, dove la sua aleatorietà sembra confondere il lettore più che aiutarlo a vivere la storia. Qui invece rinvigorisce e l’apparenza di incompiuto che hanno alcuni dei suoi racconti non crea fastidio né ha una reale importanza. Ciò che conta è che il messaggio sia arrivato e questa volta la Bender ci riesce in pieno. Suggestivi e malinconici, li consiglio a tutti a condizione di goderne a piccole dosi, per entrare nei mille e uno universi possibili in cui, forse, ritrovare se stessi.

Acquisti & co. In visione di ciò che succederà al Salone del libro (mi conosco bene!), questo mese sono stata brava e ho comprato solo due libri: uno piccolino, anche nel prezzo, ovvero Le notti bianche di F. Dostoevskij nella versione Live della Newton Compton; il secondo è Zia Mame di P. Dennis, approfittando degli sconti sui tascabili Adelphi che trovate in Feltrinelli fino al 18 maggio. Un regalo, invece, me lo ha fatto amorcito: con un ordine su Amazon ha preso per me anche Tatiana e Alexander di P. Simmons, il seguito di Il Cavaliere d’inverno. Tanto love…

 

La velleità femminile del mese

Quanta parsimonia questo aprile! Non ho praticamente fatto shopping e non ho comprato nulla anche se avrei voluto. Sto diventando proprio brava… Ho deciso, però, di fare un regalo a me e i miei ombretti, pennelli, matite e tutti gli altri cosmetici. Come? Inscatolandoli! Sì, non sono pazza, ma li ho proprio inscatolati. Complice una domenica all’Ikea, metto gli occhi su PALLRA, un set di 4 scatole con coperchio che funziona tipo scatole cinesi, ovvero le più piccole vanno dentro la scatola più grande, e mi viene subito un’idea. I miei trucchi sono sempre in disordine e amorcito passa le mattine a sbraitare contro palette o mascara che gironzolano per casa. Così ho deciso di dividerli nelle scatole più piccole: gli ombretti e le palette che uso sempre in una scatola, quelli che uso meno e l’eyeliner colorato che non uso mai in un’altra, matite, fondotinta, correttore e rossetti in quella più lunga. In questo modo so sempre dove trovarli, non girano per casa, il coperchio li ripara da polvere e altro e una volta chiusa la scatola grande sono in ordine e occupano meno spazio. Amorcito è scettico e ha dichiarato che questo ordine durerà poco. Io però, da disordinata cronica quale sono, sono fiera di questo piccolo passo verso l’ordine e sono decisa a non buttare all’aria tutto. Ce la farà la nostra Fragola? Vedremo…

foto (8)foto (9)

(aperta e chiusa)

 

Faccio cose, vedo gente…

Domenica primaverile. Che si fa?  Si va a Palazzo Reale a vedere la retrospettiva su Robert Capa! Dopo la meravigliosa mostra su Henry Cartier-Bresson dello scorso anno, questa su uno dei miei fotografi preferiti non potevo perdermela.

Quella allestita a Palazzo Reale qui a Torino è una retrospettiva del lavoro di Robert Capa, fotografo di guerra, sempre in prima linea, fin dalle origini, con quella foto “fortunata” a Trotsky ch segna l’inizio di una grande carriera, da cui deriveranno la fama e l’immortalità delle sue opere. Una rassegna di immagini che  raccontano gli eventi più importanti della storia – la guerra civile spagnola, l’invasione della Cina da parte del Giappone, la seconda guerra mondiale, il conflitto arabo israeliano e la guerra in Indocina – e che testimoniano una vita sempre sul fronte, dove la passione l’arte e la storia si incontrano per essere immortalati e dare origine a produzioni di grandissimo valore.

Le foto di Capa sanno essere crude ed estremamente realistiche, come quelle del soldato morto sul balcone di una casa tedesca, o quella del miliziano repubblicano in Spagna,  ma anche evocative, simboliche nel loro rappresentare un’epoca, un mondo che non c’è più, come le foto agli amici e a coloro che lo conobbero: Mirò, Picasso, Hemingway, Steinbeck e molti altri. Il desiderio di documentare, l’idea della fotografia come arma di denuncia e la volontà di testimoniare il presente sono  forse la più grande spinta nelle azioni del fotografo e lo portano ad aprire un’agenzia ormai storica, la Magnun Photos, in compagnia di altri grandi come Bresson, Seymour e Rodger.

Una vita incredibile, una passione e un’arte trasformatesi in immagini capaci di narrare il Novecento. Una vita finita molto presto, a quaranta anni, così come Capa l’aveva sempre vissuta: intento a immortalare con la su macchina fotografica le immagini dell’ennesima guerra, non si accorge di aver messo un piede su una mina antiuomo e gli sarà fatale. Ma se esiste un modo giusto di morire, di sicuro lo sarebbe farlo avendo vissuto appieno la passione di tutta un’esistenza.

 

 

 

 

La verità è l'immagine migliore, la miglior propaganda.

Come fotografo di guerra spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita.

Le immagini sono lì, basta catturarle.

(R. Capa)

 

 

 

La turista per caso

foto (12)Metti un weekend di sole (si lo so, sembra quasi uno scherzo, ma qualche settimana fa giuro che c’era). Metti l’insolita energia che sento quando il mio corpo decide che è primavera. Metti però che hai solo una giornata a disposizione, non molti soldi da parte e amorcito non vuole sbattersi troppo. Cosa fai? Ovvio, organizzi una gita al Castello di Rivoli nonché Museo di arte contemporanea. Coinvolgo nella spedizione anche due mie amichette di master e si parte. Si parte. Capirai. Dopo una ventina di minuti siamo lì. E beh, quei venti minuti di strada sono valsi la pena.

foto (11)

 

Il Castello di Rivoli è un posto davvero da scoprire. La location è molto evocativa, una residenza sabauda che ne ha passate davvero tante nei secoli, tra passaggi da un proprietario all’altro, lo splendore poi il declino e l’abbandono, le guerre e i bombardamenti, e un processo di restauro lento e difficile terminato solo nel 1984, anno in cui il Castello viene riaperto al pubblico nella sua rinnovata forma di museo d’arte contemporanea.

foto (10)

 

Il Museo di Rivoli ha il pregio di essere interessante sia dentro che fuori. La storia e lo scorrere del tempo colorano le mura e le arcate della struttura, mentre al suo interno, in un incontro simbiotico tra passato e presente, si cerca di affermare la voce e la promozione delle tendenze artistiche contemporanee e renderle fruibili  e comprensibili al pubblico. Il risultato è un percorso suggestivo e insolito che fornisce molteplici spunti di riflessione a chi fa visita la castello. Alcune delle stanze appaiono all’occhio del visitatore quasi surreali nel loro aprirsi l’una sull’altra e nello svilupparsi in modo quasi concentrico e a tratti labirintico. Non mancano poi le mostre temporanee, sempre alla ricerca di quella molteplicità di voci e visioni che l’arte contemporanea offre, e giri guidati che raccontano la storia del castello e la sua evoluzione. Un’esperienza stimolante e molto piacevole. Se siete da queste parti, non perdetevela.

 

Tv, tv e ancora tv

Dovevo parlarne già lo scorso mese. Ma faccio in tempo a rimediare. Perché nella desolazione della seconda serata di ogni domenica, finalmente ho trovato un programma divertente e intelligente ad allietarmi. Si tratta di Gazebo, il programma condotto da Diego Bianchi in arte Zoro.

Se ridere degli eventi politici della settimana non vi sembra scandaloso (astenersi coloro che si prendono troppo sul serio), perché così almeno evitiamo di farci il sangue amaro, che non ne vale davvero la pena, Gazebo fa per voi. In un contesto a metà strada tra “a casa di amici” e uno studio televisivo, Zoro ci racconta la settimana attraverso i video realizzati con la sua telecamera a cui ci ha tanto piacevolmente abituato dai tempi del programma della Dandini Parla con me. Ad accompagnarlo nella sua avventura di commentatore degli avvenimenti salienti della politica italiana ci sono il giornalista Marco Damilano e il vignettista-genio indiscusso Makkox, capace con i suoi fumetti di dire più di quanto qualsiasi discorso possa fare. Senza contare la partecipazione di Missouri 54, altra figura tra il mito e il genio, e di Angelini “GattoMatto” che accompagna musicalmente il programma. E, per non farsi mancare nulla, compare anche Max Paiella nella striscia iniziale del follower. #adoro

Un programma partito in sordina ma che sta avendo un ottimo riscontro di pubblico e un riconoscimento inaspettato. Gazebo, in effetti, è proprio un bel programma da seguire: Diego Bianchi sa essere esilarante sia nel montaggio dei suoi video che nelle sue risposte e nei commenti taglienti, dal tipico gusto romanesco, che ha per ogni evenienza e sempre capaci di divertire senza scadere mai nella banalità. Inoltre è un programma ad alto tasso di interattività. Nella satira condotta nei confronti dell’uso dei social da parte di politici e istituzioni, Gazebo è un programma che intrattiene il pubblico proprio grazie a essi. Sono molti gli spettatori del programma, tra cui mi inserisco anche io, che guardano il programma commentandolo su Twitter. Hashtag e commenti al vetriolo coinvolgono il pubblico a tal punto da aver generato un’affezione da parte degli spettatori rapida e molto sentita. La Top Ten Social è qualcosa di spettacolare. Da rotolarsi dalle risate. #adorobis

In un tempo in cui la realtà ci offre sempre troppi pochi spunti per ridere, Gazebo si propone come un’oasi in cui riprendere fiato. La satira pungente di Zoro ti rimette in pace con il mondo. Almeno fino alla domenica successiva.

 

La musica che mi frulla in testa

Sono diventata proprio una bimbaminkia. Più vado avanti con gli anni e più mi sembra di regredire all’età adolescenziale. E che cosa vi propongo questo mese? Ma ovviamente Just give me a reason di Pink! Giuro che ascolto anche tanta altra musica ma questa canzone ti si attacca addosso e non si scolla più… e poi boh, a me la voce di Nate Ruess dei Fun non dispiace affatto. Insomma beccatevi questa hit molto teen e abbiate pietà di me.

Ma non disperate. Riscatto subito la mia immagine proponendovi un altri brano. D’altronde non poteva mancare. Impossibile non ascoltarla 1, 10, 100, 1000 volte. Ed è incredibile come riescano a partorire testi così idioti eppure talmente geniali. Parlo dei mitici Elii e della loro Complesso del Primo Maggio che semplicemente adoro (quante volte avrò scritto la parola “adoro” in questo post ?)!

 

Bene gente, su queste note vi saluto e vi auguro di trascorrere un maggio fantastico!

 

Image and video hosting by TinyPic

 

P.S. Ve ne parlo un’altra volta e poi non rompo più. Questo mese è partita una nuova iniziativa su questo blog, Book Blogger May, un mese dedicato ai libri e tutto ciò che ruota loro attorno. Per sapere di più e scoprire il tema della prossima settimana, leggetevi il post di introduzione QUI. Vi aspetto!

18:25 25 commenti

Salve fragolosi!
Oggi diamo inizio all’iniziativa Book Blogger May. Per chi si fosse perso di cosa si tratta, è un’iniziativa di mia invenzione, che avrà la durata di un mese (più o meno) e sarà dedicata ad argomenti di carattere libresco, letterario e tutto ciò che può ruotare attorno all’universo dei libri. L’iniziativa è aperta a tutti e conto sulla vostra partecipazione. Per saperne di più andate a leggervi il post di introduzione (cliccate sul banner in alto o nella colonna laterale).



Il tema di questa prima settimana di Book Blogger May è questo:

I libri tra svago e impegno: per ricordare chi eravamo, chi siamo e chi potremo essere

Come anticipato, ogni argomento può essere elaborato liberamente. Ho pensato dunque di utilizzare una delle mi rubriche, la Recommendation Monday. Il tema di questa settimana infatti è legata al mondo del lavoro e alla festa dei lavoratori che sarà mercoledì 1 maggio.


banner recommendation

Consiglia un libro dedicato al lavoro
(attraverso le tematiche o se il lavoro è al centro della storia raccontata)


Un tema che racchiude un mondo. Quello dei lavoratori, che sono i reali pilastri della società, quello del valore del lavoro, che inevitabilmente identifica noi stessi e  il nostro posto nella società, quello in cui il lavoro non pare più essere un diritto ma qualcosa di impossibile da ottenere, un privilegio, forse, ma più un gioco perverso in cui le nuove generazioni devono destreggiarsi per poter semplicemente stare a galla. Un mondo del lavoro che si fa sempre più stagnante e ingiusto, con poche prospettive e che non sembra voler dare soddisfazioni o semplici sicurezze. E se il lavoro diventa altalenante, precario –  anche inesistente visto l’alto tasso di disoccupati, molti dei quali laureati – anche la vita è meno stabile e tutti i suoi aspetti si fanno precari, incluso le relazioni di coppia e l’amore. Per questo, oggi vorrei consigliarvi un  libriccino, opera prima di Alessia Bottone, una ragazza grintosa ed energica, “non più neolaureata ma molto disoccupata” come si definisce lei, che l’anno scorso ebbe l’idea di aprire un blog intitolato Da Nord a Sud in cui raccoglie le testimonianze provenienti da tutta Italia sulla condizione dei lavoratori, in particolare i giovani lavoratori, divisi tra stage gratuiti, contratti atipici, tirocini all’estero e giorni e mesi in cui non si sa dove sbattere la testa. Da queste testimonianze Alessia arriva alla conclusione che anche senza lavoro, l’uomo non smette di innamorarsi e cercare qualcuno con cui condividere la propria vita. Ma si sa, ormai anche l’amore è diventato precario: cambiano le regole di coppia, cambiano le esigenze, cambiano anche le distanze. Di questo e molto altro ancora parla il libro di Alessia Bottone, Amore ai tempi dello stage. Manuale di sopravvivenza per coppie di precari.


amore-ai-tempi-dello-stage-manuale-di-sopravvivenza-per-coppie-di-precari



Questo libro nasce innanzitutto dal profondo desiderio di restare nel mio Paese e di provare a farcela senza dover fare le valigie e cercare fortuna altrove.  Siamo precari anche in amore, o meglio stagisti. Sempre meno interessati a legarci sentimentalmente e sempre più instabili nel mondo del lavoro i giovani di oggi si trovano a separarsi ancor prima di iniziare una relazione per fare uno stage all’estero. Un libro che raccoglie una serie di situazioni nella quali potreste incombere qualora il vostro principe, non più verdognolo ma azzurro, abbia deciso di fermarsi con voi per fare il cammino assieme. “Amore ai tempi dello stage” non vuole demonizzare la coppia, anzi, è ben consapevole che uomini e donne non possono vivere gli uni senza gli altri, senza le loro piccole manie e i loro gesti inconsulti, e allora, perché non riderci su?





Credo sia una lettura interessante. Un modo di riflettere sulla nostra condizione presente ma anche sapere come esorcizzarla. Perché, ancora una volta, una risata ci salverà.


Titolo: Amore ai tempi dello stage. Manuale per coppie di precariAutore: Alessia Bottone
Editore: Galassia Arte
Pagine: 110
Anno: 2013


Ricordo a tutti coloro che parteciperanno a Book Blogger May che possono lasciare il link del loro post nel form qui sotto. Grazie!




20:03 11 commenti
Newer Posts
Older Posts

About me

About Me

--

-----------
Sabina Fragola
-----------

Musica e libri. Serie tv e film. Viaggi e tempo libero. Molteplici universi, una sola testa pensante. Comunico con il mondo tutto il tempo, quello che resta è su questo blog.

Follow ME

TOPIC

  • cinema
  • libri
  • lifestyle
  • musica
  • serie tv

LIBRI

in lettura

Perché ci ostiniamo
di Fredrik SJÖBERG


--> My aNobii <--

2018 Reading Challenge

2018 Reading Challenge
Lady Strawberry has read 0 books toward her goal of 12 books.
hide
0 of 12 (0%)
view books

Serie TV del momento

sto guardando

Instagram

FOLLOW @MISSLAFRESA

Facebook Page


Follow on Bloglovin

Twitter

Tweets di @SabyFrag

Lettori fissi

Blog che seguo

  • Il Bollalmanacco di Cinema
    Notte Horror 2026: La casa 7 (1989)
  • In Central Perk
    Bunker
  • Moz O' Clock
    [PENSIERI] come mi percepite?
  • pensieri cannibali
    Meglio un giorno da pecora (sotto copertura) che cento da leone (da tastiera)
  • Mr.Ink: Diario di una dipendenza
    Recensione: Skippy muore, di Paul Murray
  • Pier(ef)fect.
    Tutto sul Rosemary Root Enhancer di Aromatica, il siero capelli rinforzante
  • Spettacolo Spettacolare
    The Love Hypothesis - Il teorema dell'amore, dal libro al film dal 23 settembre.
  • Start from Scratch
    The Luxury Kobe Burger Experience
  • Le divagazioni di una fatina ARANCIONE
    Retinolo per il viso, a cosa serve?
  • La Leggivendola
    AI e lavoro creativo: abbiamo un problema?
  • I MONOLOGHI
    A METÀ DELL'ANNO
  • Internostorie.it
    Playlist di giugno, lucciole, rondini e pause
  • Ballrooms Of Mars
    Severance s02e09 - The After Hours
  • una ciliegia tira l'altra
    Libri MMXXIV
  • WhiteRussian: cinema (e non solo) all'ultimo sorso
  • E' la Cri, cazzo!
    Cose senza senso delle 23.22
  • Peek-a-booK!
    3 LIBRI CHE LEGGERÒ QUESTA ESTATE
  • Ali di Nuvole
    Bookgram #25
  • PrettySecrets♥
    AMORE
  • Pensieri in Viaggio
    QATAR: 10 motivi per scoprirlo
  • Il soffitto si riempie di nuvole
    A come auto
  • Vorrei essere un personaggio austeniano
    Piccole donne 2017
  • Banana e cioccolato
    Film di Natale: Serendipity - quando l'amore è magia (2001)
  • Psycho Lila
    Ciri - Ciri Lovebird Violet Kepala Elang Beserta Foto Gambar
  • * Te lo dice Patalice *
    amico...
  • Bibliomania
    Parole nella polvere - Máirtín Ó Cadhain
  • NullaDiPreciso
    Il mio parere su Chiamami col tuo nome
  • I'm not Gossip Girl
    Giochino ~ shoujo (manga) tag
  • Cinquecentofilminsieme
    TRASLOCO
  • A tutto pepe...
    Cake salato alla zucca e melanzane
  • diet&workinprogress
    Di lunghi silenzi. E ritorni/1
  • THE PLAN B
    Biodata Pemain Endless Love Turki
  • Scarabocchi di pensieri
    Crescere è creare. Un addio che addio non è.
  • Cristina's world
    10 MESI DOPO
  • Mipiacequandopensi
    Contraddizione & Carrot Cake
  • Non lo so adesso (il titolo)
    Skins: un memorandum alla cazzo de cane
  • La contorsionista di parole Book Blog ...
    Solo il mimo canta al limitare del bosco di Walter Tevis [recensione]
  • Zucchero Sintattico
    Quando i quarantenni su facebook saremo noi
  • Little Miss Book
    internostorie.it
  • Baci di Dama
    LA FINE DEL VIAGGIO | Lettera a te e a tutti voi. Più una scorpacciata di baci di dama.
  • lovedlens
    Le colonne sonore della mia vita (3)
  • Il Cinema Spiccio
    Anime nere
  • MyLifeAsGs
    Carlo Bo: Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
  • non si dice piacere
    L’ARTE DEL BAGAGLIO A MANO
Mostra 10 Mostra tutto

Contatore utenti connessi

Created with by ThemeXpose