Ciao fragolosi!
Quella che vi scrive è una Strawberry allegra, entusiasta e anche un po’ sfinita ma decisa a non mollare fino a lunedì. Quest’anno, infatti, grazie al master che sto frequentando, ho avuto la possibilità di avere l’accredito professionale e di poter quindi godere del Salone per tutti e 5 i giorni dell’evento! Me felice!!!

Ho deciso, quindi, di fare alcuni resoconti del Salone per farvi rivivere l’evento in mia compagnia. Inoltre con questi post rispondo pienamente al quesito di questa settimana per il Book Blogger May.

Questo primo resoconto racconterà i primi due giorni, giovedì e venerdì. Buona lettura!
Giorno uno - 16/05
Io e gli altri miei colleghi arriviamo in quel del Lingotto al mattino e come una scolaresca ci dirigiamo alla biglietteria per gli accrediti professionali. Siamo tutti molto allegri: abbiamo lavorato tanto in queste settimane e 5 giornate da dedicare a libri, incontri e svaghi di vario genere sono proprio quello che ci vuole per rilassarsi e tornare a vivere. Qualche minuto per far capire chi siamo e cosa vogliamo a quelli della biglietteria e, infine, ottenere i famosi accrediti, e siamo dentro. Subito ci sparpagliamo tra la folla, singoli o a gruppi, tutti diretti verso ciò che ci interessa. Il primo incontro a cui voglio partecipare è solo alle 14 così nel frattempo io e qualche collega gironzoliamo per i padiglioni e gli stand. Per me è il terzo anno di Salone eppure sono euforica ed entusiasta come se fosse la prima volta.
Dopo aver girato un po’, guardato qualche novità, fatto un sondaggio, ottenuto una sportina della Kobo e riempiti di carta (volantini, segnalibri, flyer, ecc), mangiamo un boccone e ci dirigiamo verso il primo incontro della giornata.
Con Le Iene termina la prima giornata al Salone. All’uscita io e i miei amici ci siamo diretti al cinema per vedere il Grande Gatsby. Ma questa è un’altra storia e ve la racconterà un’altra volta.
Giorno due – 17/05
Il secondo giorno al Salone del Libro comincia con un incontro professionale dedicato alle figure del traduttore e del revisore. I relatori erano Alessandra Montrucchio (editor Einaudi), Giovanna Granato (traduttrice di Il re pallido di D. F. Wallace), Lorenzo Ribaldi (La Nuova Frontiera) e Gina Maneri (traduttrice di Cicatrici di J. J. Saer) ed è stata davvero una bella chiacchierata. Iniziano Alessandra e Giovanna e ci raccontano della traduzione e revisione dell’ultimo libro di Wallace, Il re pallido. Una vera e propria gestazione che ha visto necessaria e fondamentale l’interazione tra la traduttrice e l’editor.
Un caso, quello di Wallace, fatto di un linguaggio composito e un fraseggio molto particolare, reso ancora più complesso dalla morte dell’autore prima della pubblicazione del romanzo, che è comunque simbolo di come un lavoro isolato come quello del traduttore debba, in realtà, farsi comunicatore e imparare a dialogare con le altre figure che partecipano alla preparazione del libro, in primis il proprio revisore, che non è un controllore ma un collaboratore e un sostegno nell’impresa di rendere al meglio la scrittura altra e rispettare l’autore e il suo stile nel passaggio da una lingua a quella di destinazione. Tesi confermata anche da Gina e Ribaldi che raccontano con simpatia il percorso intrapreso con Cicatrici di Saer, dove il rapporto tra traduttrice e, questa volta, editore deve basarsi anche sulla fiducia che l’editore dà al suo traduttore, una fiducia che si costruisce solo tramite il dialogo tra le due parti e che solo in questo modo porta a ottimi risultati. L’incontro è stata anche l’occasione di conoscere una casa editrice che non conoscevo, La Nuova Frontiera, a cui presto farò una visita nel loro stand.
E poi si fece sera. E che sera! Io e i miei amici siamo andati alla festa organizzata ogni anno dalla casa editrice Minimum fax. Io ero andata anche l’anno scorso ma questa volta è andata benissimo! Abbiamo ballato per tutta la notte, riso e scherzato e ci siamo divertiti tanto. Minimum fax le sa proprio fare le feste!
Libri acquistati: La banda del formaggio di Paolo Nori. Inoltre, grazie al sito 10 righe dai libri, ho potuto partecipare al loro gioco a estrazione per ben due volte e, incredibile ma vero, ho vinto entrambe le estrazioni! Che fortuna! Ho ritirato i premi nei due stand vincitori, Fanucci (La meraviglia delle piccole cose di F. Dawn) e Fazi (Costa occidentale di P. Fox).
Per oggi è tutto. Domani secondo appuntamento con i giorni 3-4-5. Stay tuned!
Per Book Blogger May: perdonate il ritardo. Chi ha partecipato al tema di questa settimana (Libri da Salone), può lasciare il link nell'apposito form qui sotto. Grazie.


1. Ron Wesleay in Harry Potter. Adoro letteralmente. Ron è l’amico che tutti vorremmo. Magari non sarà un drago con la bacchetta e saranno più le volte che dovrai salvarlo e aiutarlo a smettere di tremare per la paura, ma quando hai davvero bisogno di lui, ci sarà sempre. E poi Ron è troppo simpatico… e, forse, non posso neanche considerarlo un personaggio secondario. Wesleay è il nostro re!
Quella di The Help è una storia che racconta un periodo storico molto delicato, in cui negli Stati Uniti la vita era davvero difficile per chi aveva la pelle del colore sbagliato a causa di assurde leggi discriminanti e razziste. Ci si commuove spesso in The Help leggendo le vicende di quelle donne afroamericane costrette a subire dolori e umiliazioni in silenzio per anni senza che nessuno si sia mai curato di sapere come la pensassero davvero. E mentre Skeeter porta le loro voci in superficie, la figura di Minny, con la sua vita incasinata ma l’energia e il coraggio che solo una donna del genere può avere, riescono a riequilibrare gli umori del libro. in The Help ci si commuove, vero, ma si ride anche grazie a lei e alle sue incredibili avventura. Credo sia uno dei personaggi meglio riusciti di questo romanzo.

> Un sognatore – se è necessaria una sua definizione precisa – non è una persona, ma, sapete, un essere di genere neutro. Si stabilisce il più delle volte in qualche angolo inaccessibile, come se ci si nascondesse, perfino dalla luce de sole e quando poi si rifugia in casa, allora si radica al suo angolo come una lumaca o, almeno, è molto simile in questo atteggiamento a quell’interessante animale che è animale e casa insieme, che si chiama tartaruga.



Quella allestita a
e che testimoniano una vita sempre sul fronte, dove la passione l’arte e la storia si incontrano per essere immortalati e dare origine a produzioni di grandissimo valore.
Le foto di Capa sanno essere crude ed estremamente realistiche, come quelle del soldato morto sul balcone di una casa tedesca, o quella del miliziano repubblicano in Spagna, ma anche evocative, simboliche nel loro rappresentare un’epoca, un mondo che non c’è più, come le foto agli amici e a coloro che lo conobbero: Mirò, Picasso, Hemingway, Steinbeck e molti altri. Il desiderio di documentare, l’idea della fotografia come arma di denuncia e la volontà di testimoniare il presente sono forse la più grande spinta nelle azioni del fotografo e lo portano ad aprire un’agenzia ormai storica, la Magnun Photos, in compagnia di altri grandi come Bresson, Seymour e Rodger.
Una vita finita molto presto, a quaranta anni, così come Capa l’aveva sempre vissuta: intento a immortalare con la su macchina fotografica le immagini dell’ennesima guerra, non si accorge di aver messo un piede su una mina antiuomo e gli sarà fatale. Ma se esiste un modo giusto di morire, di sicuro lo sarebbe farlo avendo vissuto appieno la passione di tutta un’esistenza. 
Dovevo parlarne già lo scorso mese. Ma faccio in tempo a rimediare. Perché nella desolazione della seconda serata di ogni domenica, finalmente ho trovato un programma divertente e intelligente ad allietarmi. Si tratta di Gazebo, il programma condotto da Diego Bianchi in arte Zoro. 
Hashtag e commenti al vetriolo coinvolgono il pubblico a tal punto da aver generato un’affezione da parte degli spettatori rapida e molto sentita. La Top Ten Social è qualcosa di spettacolare. Da rotolarsi dalle risate. #adorobis 





