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Una Fragola al Giorno

 

Hola! Anche ottobre è terminato e siamo giunti al consueto riepilogo mensile. Che ha combinato la vostra Fragola? Andiamo a vedere….

Il Libri di Ottobre

Ottobre ormai è influenzato dalla festa del Great Pumpkin, citando un po’ i Peanuts, ovvero Halloween. Così, per immergermi ben bene in questa atmosfera da “paura” le letture di questo mese sono state alquanto singolari e diverse da ciò che leggo di solito:

- Paddy Clarke ah ah ah! di Roddy Doyle. Si tratta di un libro iniziato a fine settembre ma che ho ripreso solo dopo la vacanza a Parigi. Mi aspettavo meglio da come mi hanno sempre parlato di questo scrittore. All’inizio era, mi spiace dirlo, noioso e piuttosto lento, anche perché non c’è una vera storia da seguire quanto piuttosto si tratta di una sorta di diario mentale dei ricordi di infanzia del protagonista, sconnessi e spesso intrecciati tra loro, in un continuum temporale quanto mai ingarbugliato. Poi però subentra l’affetto per Paddy, il fratello Simbad e i loro amici e le ultime pagine scorrono fino alla fine. Ma vorrei leggere qualcos’altro di questo autore perché qui, lo ammetto, non mi ha convinto del tutto…

- Nessun Dove, di N. Gaiman. Bello, una sorpresa. Ve ne ho parlato nella Recensione del mese.

- Dracula di B. Stoker. Qui parliamo di un capolavoro, non a caso l’ultimo grande romanzo gotico. Stoker riesce a ricreare delle atmosfere davvero spaventose e terrorizzanti attraverso allusioni, giochi di luci e ombre, bisbigli trasportati nel vento, visioni al chiaro di luna che portano la mente umana a ricreare i propri stessi mostri. in un fiume di parole allusive e suggestionanti, è facile poi per il lettore sobbalzare al minimo colpo di scena. I personaggi sono molto canonici ma proprio per questo perfetti per l’occasione: le donne giuste, buone e intelligenti, gli uomini eroici e coraggiosi e il vecchio Professore Van Helsing è un mirabile savio che ci guida attraverso l’oscurità che permea questa orrenda avventura, ricordandoci sempre l’importanza di avere una mente aperta. E poi c’è lui, il Conte Dracula, un personaggio straordinario che non ci appare mai direttamente ma solo attraverso le parole degli altri protagonisti ed eppure riesce a far sentire la sua presenza in ogni riga o parola del romanzo. A volte la narrazione appare prolissa, ma è solo per creare quell’effetto di suspense che serve a prepararci a cosa verrà dopo. Leggendo questo romanzo si avverte sempre un pizzicorino lungo il collo e leggerlo di sera significa spesso portarsi a letto pensieri inquieti, ma a fine lettura tutte le sensazioni provate si sommano per regalare al lettore la consapevolezza di aver letto un romanzo degno della sua fama, che dura da oltre un secolo, e di aver goduto di ore di lettura sempre con il fiato sospeso e un brivido lungo la schiena che però si ricorderanno come tra le più piacevoli. Dracula è il vampiro come da sempre lo conosciamo e niente  nessuno potrà spodestarlo. Consigliato!

- Fuga nelle tenebre di A. Schnitzler. Un gioiellino. Conoscevo lo scrittore per aver già letto Doppio Sogno (ne fu tratto Eyes Wide Shut di Kubrik) e La signorina Else ed è stato un piacere ritrovarsi. In poche parole è la storia di un uomo normale che, ossessionato dal pericolo di divenire pazzo, impazzisce davvero. Detta così, sembra poca cosa, ma Schnitzler si dimostra un maestro nel sondare la mente umana e le sue contorte elucubrazioni. Sicuramente influenzato da periodo in cui vive, un periodo di mancate certezze e scontro con una nuova realtà (siamo nei primi decenni del XX secolo) e dagli studi sulla psiche condotti in quegli anni da Freud e altri scienziati e filosofi dell’epoca, Schnitzler trasmette le inquietudini e le ricerche di quegli anni in racconti che appaiono spesso cupi, soffocanti ma che riescono a portare alla luce paure, timori, i pensieri più reconditi della mente umana, i momenti in cui la nostra mente viaggia libera per creare quei mostri di cui poi essa stessa proverà orrore. Leggere Schnitzler è come calarsi in un lungo sogno, in cui contorni non sono mai ben definiti, in cui realtà e immaginazione si interscambiano con facilità, creando quel disorientamento tipico dell’uomo moderno, che a volte sfocia in tragici epiloghi. Lo scrittore austriaco di certo estremizza, ma a fine lettura resta la sensazione che abbia voluto dirci qualcosa su di noi e sulla realtà che percepiamo…Straordinario.

- Il caso di Charles Dexer Ward di H.P. Lovecraft. Primo incontro con questo autore. Non conosco la sua produzione e quindi non so se questo romanzo sia tra le sue opere migliori. So solo che l’ho terminato in due giorni, che ho provato davvero il terrore che lo scrittore voleva provocare e che di sicuro considero questo romanzo breve una gran bella lettura. All’inizio si tende a perdersi, la trama e macchinosa ed estremamente intrecciata, con dei balzi nel passato ricostruiti tramite racconti, dicerie e diari deliranti di personaggi secondari, ma poi pian piano la tensione sale, i misteri si fanno più cupi e inquietanti e la storia procede veloce, lineare, in un turbinio di orrori e colpi di scena. Il caos di Charles Ward è quello di un giovane divenuto folle in seguito alle sue ricerche su un suo oscuro antenato, certo Joseph Curwen sospettato di negromanzia, e rinchiuso in un manicomio prima che commetta tragiche azioni. Ma Ward scappa e l’unico a sapere la verità su quello che realmente è accaduto è il suo dottore che lo segue dall’infanzia, Mr Willett, il quale è il vero protagonista del romanzo. Nel corso del racconto, Willett, infatti, sarà colui a cui fin da subito viene affidato il giovane Charles per riportarlo alla sanità e allontanarlo dalle sue ossessioni verso l’antico e l’occulto. Willett è l’unico dotato di una mente aperta (alla stregua di Van Helsing in Dracula e in effetti nel romanzo non mancano riferimenti alla tradizione gotica, Stoker incluso) e, come lui stesso afferma, un pizzico di fantasia, che gli permettono di sondare le profondità dell’incubo in cui Ward è caduto, affrontare gli orrori che nasconde e arrivare alla soluzione del terrificante mistero che avvolge Charles e il suo antenato. Una storia che davvero vi lascerà con il fiato sospeso fino all’ultimo. Ideale per una notte all’insegna del brivido…

Tot libri letti: 34/50

Tot pagine: 10845/15000

Acquisti & co. DSC05627Agli inizi del mese ho fatto un giro a Portici di Carta, manifestazione appendice del Salone del libro che si tiene qui a Torino e prevede la partecipazioni di librerie locali e case editrici. Ovviamente non potevo tornare a casa a mani vuote. Mi sono fermata allo stand del Libraccio e ho trovato delle splendide occasioni a ottimi prezzi: Il petalo cremisi e il bianco di M. Faber e La regina dei castelli di carta, l’ultimo capitolo della Millenium Trilogy di S. Larsson che mi mancava. Intanto il 16 ottobre è uscita la seconda (sebbene sia il terzo libro) e ultima parte di 1Q84 di Murakami e approfittando di uno sconto del 25% su tutti gli Einaudi l’ho acquistato, anche perché lo avrei comprato comunque dato che sapete bene Murakami è uno dei miei scrittori preferiti e la prima parte l’avevo amata. insieme ho acquistato Fuga nelle tenebre di A. Schnitzler che ho già letto. I non iniziati mi seppelliranno…

 

La velleità femminile del mese.

Questo mese è successo un po’ di tutto. Anche se a dir la verità, da borsettara quale sono, la cosa che mi ha più fatto piacere è stato l’arrivo di una delle borse della Capsule collection Carpisa by Custo, in vendita dal 18 ottobre.

 

 

 

Custo Barcelona è un marchio che adoravo quando ero in Spagna e non passava giornata sulla Gran Via di Madrid che non passassi davanti alla vetrina del loro negozio. Quando ho saputo della linea in arrivo e consapevole che avevo bisogno di una nuova borsa, la decisione di averne una è stato un attimo. Amorcito mi ha preceduto e me ne ha regalato una, il modello a mio parere più bello (quello indossato dalla modella Laura Sanchez qui accanto).

Me felice! Sorriso

 

Faccio cose, vedo gente…

DSC05631Lo scorso fine settimana sono venuti in visita a Torino una coppia di cari amici. Complice la compagnia, io e amorcito siamo finalmente, e con vergognoso ritardo, andati a vedere la mostra “Fare gli Italiani 1861 – 2011” esposta alle Officine Grandi Riparazioni. La mostra si presenta come un grande percorso multimediale che dal Risorgimento sale lungo la linea del tempo fino ai giorni nostri. Vi sono filmati, ricostruzioni storiche, reperti, rappresentazioni musicali e recitate, foto, contributi artisti e creativi, schermi interattivi e raccolte cinematografiche e televisive. Durante la visione della mostra si può toccare, vedere, ascoltare e, naturalmente, pensare.

 

DSC05697Una mostra che ti coinvolge e non annoia proprio per questa sua dinamica ampiamente partecipativa che aiuta il visitatore a calarsi nelle varie epoche e fasi di quel percorso che ha fatto l’Italia e noi italiani e a divenire egli stesso il protagonista.

foto (6)Mi sono piaciuti tanto lo spazio dedicato alla scuola, il teatro delle città ai tempi del risorgimento, lo spazio dedicato alle mafie, quello dedicato alla partecipazione politica con uno straordinario video dalle mille sfumature e fonte di molte riflessioni, il divertente spazio sull’età dei consumi e della Tv e mi ha molto colpito il significativo monumento alle migrazioni (perché tale mi è sembrato), di ieri come di oggi, perché non bisogna dimenticare mai chi eravamo per capire chi siamo…

Nonostante il freddo glaciale che ho provato all’interno degli enormi locali delle officine (dai due o tre buchi chiudeteli) sono uscita dalla mostra soddisfatta. DSC05670Certo, per quanto riguarda il Risorgimento e la nascita dello Stato Italiano, forse si sarebbe potuto parlare di più degli aspetti più cupi e problematici, come il brigantaggio o le reclusioni di carbonari e rivoluzionari e il dover piegare la testa e accettare in un silenzio amaro il nuovo Stato nato per una convergenza di favorevoli azioni politiche internazionali e lontano ormai dalle idee rivoluzionarie di Mazzini Garibaldi e molti altri patrioti (a tal proposito vi consiglio la visione del film Noi credevamo di cui vi ho parlato in un post tempo fa). Ma il viaggio proposto dalla mostra Fare gli Italiani è sicuramente attendibile e dettagliato, preciso e attento a cogliere le sfumature.

Un’esperienza che consiglio a chiunque si trovi a Torino di passaggio o non, da non perdere, soprattutto in epoche come questa, quando essere italiani a volte fa sorgere pensieri tristi e amari…

 

La turista per caso.

Di Parigi vi avevo già parlato appena tornata. Qui alcuni appunti di viaggio:

  • IMG_4531Cose da non perdere a Parigi: sicuramente la Saint Chapelle, che si trova sulla Ile de la Cité, a pochi passi da Notre Dame. Spesso viene snobbata per vedere ben altre opere e costruzioni, in primis la cattedrale gotica, ma dopo Notre Dame se ne si ha la possibilità, consiglio vivamente di visitare questa straordinaria cappella del XII sec, che ha delle vetrate straordinarie, testimonianze splendide della grande arte vetraria di quell’epoca. Ne rimarrete ammaliati.
  • Cose da non perdere a Parigi 2: bere un tè alla menta alla Moschea. La Moschea si trova un po’ fuorimano e di sicuro fuori dalle rotte canoniche dei turisti, ma se si vuole uscire un po’ dagli schemi è il luogo ideale dove rilassarsi. IMG_4790Il bar della Moschea, antistante il ristorante arabo che si trova sempre al suo interno, è un posto delizioso. Il suo piccolo cortile, le sale interne e la terrazza sono permeate da una atmosfera sospesa nel tempo, fuori dal caos della grande città, dove si può conversare nella pace e nell’armonia regalata dal cinguettio degli uccellini che vi abitano, veri e propri padroni di casa. E credetemi quando lo dico, dato che questi simpatici pennuti non hanno alcuna paura degli uomini e svolazzano dentro e fuori dal locale, appoggiandosi su tavoli e sedie, facendo compagnia ai clienti intenti a bere il loro tè. Un posto del genere ti riconcilia con l’universo…
  • Se volete comunicare con il mondo esterno, vi consiglio di lasciar perdere l’inglese solito veicolare da viaggio e imparare lo spagnolo. A quanto pare i parigini se devono imparare una lingua straniera preferiscono di gran lunga quella dei loro vicini oltre i Pirenei. Sono riuscita a da avere più indicazioni io alla frase “Hablo español” che non amorcito con il suo “I speak english”! Occhiolino
  • Cosa da non perdere a Parigi 3: L’Orangerie dove si trovano le famose Ninfee di Monet. Meraviglia…
  • Arrivate alla Basilica del Sacro Cuore di pomeriggio inoltrato: IMG_4614avrete al possibilità di assistere a uno straordinario tramonto che abbraccia tutta la città. E fermatevi a guardare gli artisti di strada: sono bravissimi!
  • Montmartre è un quartiere che va visitato piedi. Arrivate con la metro al Moulin Rouge e poi percorrete le sue pittoresche strade fino alla Basilica, su in alto, a sovrastare la città. Ci vuole qualche sforzo in più anziché prendere la funicolare fino a su, ma la soddisfazione è delle più grandi e la passeggiata vi scalderà il cuore
  • Non dimenticate di visitare i cimiteri monumentali: quello di Montmartre e Pere Lachaise sono ottime passeggiate, davvero poco lugubri nonostante quello che si immagina sui cimiteri, in compagnia di Degas, Zola, Proust, Wilde e molti altri…
  • Cercate un bistro buono e non affollato di turisti? La Marine sul Canale Saint Martin. Cibo ottimo, atmosfera accogliente e intima e personale gentilissimo e disponibile…e chi se lo dimentica…IMG_4756
  • Se avete poco tempo e volete visitare più musei possibili, andate al mattino presto al Louvre, così troverete poca fila e sarete in breve tra le grandi opere dell’epoca moderna. E nel pomeriggio avrete molto tempo a disposizione per andare al Centre Pompidou, dato che questo chiude alle 22!IMG_4832
  • Se riuscite, andate alla Tour Eiffel di sera. E arrivate fino in cima!

 

 

 

 

 

  • Lasciatevi trasportare dal fascino dei suoi viali, dalla bellezza dei suoi edifici e monumenti, dalla magia delle sue luci…
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Tv, tv e ancora tv.

Mesi fa mi giungeva una notizia che mi rendeva triste, almeno un po’: Alessandro Borghese lascia Real Time e passa a Sky. Terrore e Tragedia. Poi ho visto che davano la nuova serie di Cortesie per gli ospiti e In cucina con Ale e mi sono tranquillizzata. Ma si tratta del canto del cigno. Infatti a quanto pare il passaggio è già avvenuto e su Sky è partito il programma Ale contro tutti, in onda ora anche su cielo.

Il programma è in fondo simpatico. Una qualsiasi famiglia italiana sfida Ale nella ricetta che sa fare meglio. Alla fine il piatto preparato dai concorrenti e quello di Ale sono giudicati da un trio di abbonati sky e infine viene proclamato il vincitore. Ale è sempre una forza della natura e la sfida è piacevole da guardare. Tuttavia lo preferivo nelle vesti di criticone culinario in Cortesie.

Spero che a Sky gli diano lo spazio che merita, ma che tristezza pensare a una nuova edizione di Cortesie orfana di Ale, del già fu Ruspoli e con solo ChiaraIldesignL’hoinventatoIo a tenere alta la bandiera del mitico trio…

Intanto è ricominciato su Rai3 Volo in diretta con il caro Fabione Volo. Che vi devo dire, io seguo Fabio da quando faceva le Iene anni or sono, non riesco a stargli troppo lontana. Il programma come idea è il classico programma di Fabio: cazzeggio, qualche personaggio intervistato che viene per simpatia, e altro cazzeggio. Sono lontani i fasti di Italo-Spagnolo che vedevo qualche anno fa e sognavo di essere con lui in quel di Barcelona, ma nonostante gli alti e bassi del programma, Volo in diretta è una piacevole chiusura di serata prima di andare a dormire. La sigla, in compagnia di Across the universe e dei post-it attaccati un po’ ovunque nel mondo, è poi la migliore ninna nanna che si possa desiderare…

 

La musica che mi frulla in testa

Da qualche settimana mi segue questa canzone. L’avevo sentita di sfuggita su Mtv in compagnia di sorella – teenager e mi aveva colpito. Scopro essere il brano di un cantante nuovo, bolognese, di nome Andrea Nardinocchi. Si intitola Un posto per me e sia il testo che le sonorità insolite e decisamente contemporanee (anche se a tratti ricorda Mengoni) mi hanno conquistato…bravo…

 

E per questo mese è tutto gente. Non resta che augurarvi di trascorrere un buon novembre!

19:44 37 commenti

 

Oggi Rino Gaetano avrebbe compiuto 62 anni. La sua è un’assenza che parla da sola. Spesso mi chiedo cosa avrebbe fatto, cosa avrebbe detto di questo paese allo sbando, in cui i giovani vengono chiamati choosy, in cui un governo tecnico è schiavo delle banche e distaccato dalla realtà che vorrebbe risanare, ma è la sola alternativa poiché non c’è alternativa, non c’è un vero riferimento politico a cui affidarsi, ché se domani mi dicessero “vai a votare!”, io sinceramente non saprei proprio a cosa votarmi…Un paese dove un uomo da vent’anni ci copre e si copre di ridicolo, che a una condanna di 4 anni ride beffardo sapendo che è poca cosa, è davvero nulla, che fa un valzer comico con i giornali che ancora gli danno corda, dicendo prima “Lascio” e poi “No, torno e difenderò la giustizia di questo Paese” alla constatazione di un risarcimento pecuniario…proprio lui, il cui nome e  il termine “giustizia” nella stessa frase si potrebbero sentire solo se la frase finisse con “condannato”…Un paese in cui avverranno le primarie del PD con un segretario inutile e stanco, uno che dice di essere di sinistra ma che agisce come se fosse a destra e un governatore di regione con delle belle idee ma che non riesce ancora a scalfire la diffidenza di tutti…sono sempre stata a difesa del diritto di votare e sono convinta che la partecipazione politica sia fondamentale in un paese civile, ma oggi come oggi credo che la politica in questo paese, intesa come cosa comune, sia qualcosa impossibile da credere, un pensiero incompatibile con la realtà…

E allora perché Rino Gaetano? Perché questa canzone? Il cantautore non si è mai schierato da nessuna parte, era un libero pensatore, un artista fuori dagli schemi e dalle pressioni di ideologie o partiti politici. Odiava essere classificato e incasellato in qualche pensiero, ma con la leggerezza che lo contraddistingueva e il suo genio musicale, si fa beffe del sistema politico dell’epoca e compie un critica che, proprio per il suo essere così naif e distaccata, appare quanto mai diretta e sincera. Lo fa con Nuntereggae più e lo fa ancora con Ti ti ti ti.

E allora cosa a che fare questa canzone con me e con il paese? Beh, Rino non è più con noi, ma questa canzone dice molto ancora oggi. Anche in quel periodo storico, quando uscì la canzone, le certezze erano poche - le varie crisi energetiche avevano spezzato gli entusiasmi della decade precedente - e la fiducia dei partiti era al minimo storico con il Paese gestito dalle stesse facce ormai da anni. E Rino con questa canzone si rivolge a un giovane come lui, a chi come lui sogna “una stella e un veliero che ti portino su isole dal cielo più vero”, a chi lotta “sempre contro un muro” e che come lui “la stessa rabbia” sta vivendo.

E a distanza di 32 anni io mi sento “sulla stessa barca” con lui.

Solitamente sul blog parlo poco delle mie idee politiche e dei miei pensieri sul mondo. Ma a volte non posso farne a meno. Pensare è utile ma condividere opinioni lo è ancora di più. Perché sempre spero di incontrare proprio te che “quando la tua mente prende il volo ti accorgi che sei rimasto solo”. Per sentirsi meno soli e più forti verso un futuro quanto mai incerto…

Grande Rino. A 32 anni dalla sua morte riesce ancora ad essere incredibilmente attuale e straordinariamente unico.

A te che che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri

a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .

 

 

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Foglie sulla neve #3

Prendete un weekend che si preannuncia piovoso. Aggiungete:

  • due amici in visita
  • un aperitivo marocchino (lo fanno in un posto delizioso in zona quadrilatero a Torino, Hafa Cafè, prendere nota)
  • un mostra importante e che fa riflettere
  • qualche chiacchiera
  • degli abbracci calorosi
  • l’acquisto immancabile di qualche buon libro

E avrete il weekend perfetto per salutare il primo freddo. Inverno stiamo arrivando…

 

(1Q84 è la seconda parte! La prima l’avevo recensita QUI qualche mese fa…)

19:57 24 commenti

 

Nuova settimana di lettura di The Help. Siamo arrivati alla settima!

La scorsa settimana per Skeeter le cose non vanno bene. Stuart si scopre ancora troppo preso dalla sua ex e la fine della loro relazione è inevitabile. Inoltre Skeeter perde le sue amicizie più vecchie, Elizabeth e Hilly, in seguito a una sua ribellione alla dittatura di Hilly che le ordina tassativamente di pubblicare sul bollettino della Lega la sua Iniziativa dei bagni differenziati per bianchi e neri. Skeeter lo farà, ma a suo modo e la scena dei water è uno dei momenti più belli e divertenti del libro! La vendetta di Hilly non tarda ad arrivare e così a Skeeter, ormai fuori dalla vita sociale di Jackson, non resta che continuare a lavorare al suo libro che sta prendendo sempre più forma, grazie al prezioso aiuto di Aibileen. Minny intanto si trova ancora alle prese con la stordita Miss Celia, la quale si lascia sfuggire di fronte a Miss Hilly che Minny  è la sua domestica, nonostante la donna le abbia fatto terra bruciata attorno dopo la Terribile Porcata come Minny la chiama. Intanto le due, padrona e cameriera, sventano l’attacco di un maniaco, ma nonostante la confidenza raggiunta, la domestica non riesce a confidarsi con Miss Celia. E ora cosa succederà alla famosa serata di beneficienza a cui tutte sono invitate?

Questa settimana leggiamo i seguenti capitoli:

7^ settimana (29/10 – 4/11): dal capitolo 25 al capitolo 27 (incluso)

Come sempre pubblicherò i vostri commenti man mano che arriveranno.

Non mi resta che augurarvi…buona lettura! ^^

 

Sara fatina

Però Miss Celia mi fa tenerezza, è così svampita! :)

Strawberry

ahaha si si, sta simpatica anche a me..

 

Lalift

Sono prontissima anche per questa settimana :) sto facendo in modo di essere puntuale anche se con lo studio è difficile!! Comunque quello Stuart non sa cosa si è perso!! Skeeter è una ragazza eccezionale per l'epoca!!
Riguardo la mia decisione non c'è un perchè preciso, sto notando che ultimamente molte persone care hanno avuto problemi mantenendo il blog pubblico e allora pensavo di metterlo privato. Se mi stuferò della situazione lo rimetterò pubblico :) Intanto aspetterò di ricevere le mail di tutti

Strawberry

Finita la settima parte. Il capitolo beneficenza è stato uno stacco dal fluire dei pensieri delle tre protagoniste poiché narrato in terza persona con la voce del narratore. Si è trattata di una pausa forse necessaria per avere una reale visione di ciò che accade quella sera. Provo pena per Celia che non riesce a inserirsi ed è troppo poco furba per capire che nessuno le faciliterà la via. Quando Minny le racconta la verità, qualcosa dentro di lei si rompe e la realtà le appare per quello che è.Questo fa si che anche lei prenda una decisione sulla sua vita, rappresentato dalla decisione di abbattere l'albero ferito di mimosa.
La storia di Constantine e le azioni della madre di Skeeter mi hanno molto rattristato e ancora una volta si ha la percezione di quei muri che all'epoca esistevano e impedivano la minima partecipazione umana e solidarietà. Una mentalità così radicata da tramutarsi in grottesca cattiveria. Se questo libro sta mostrando qualcosa è di sicuro quanto l'uomo sia stato capace di mettersi uno contro l'altro, di fare delle diversità il motivo ingiustificato di azioni turpi e di come la paura del diverso si tramuti in odio...

Saya

da dove cominciare.. la porcata di minny....inaspettata e stupenda! come ho riso!!!! per miss celia sono davvero dispiaciuta..è una donna sfortunata. cosa succederà se il libro viene pubblicato? oddio non oso immaginare hilly e tutto il branco di donne della società! ci sarà da ridere e speriamo che queste povere domestiche trovino un pò di riscatto!

Dulina

Giuro che ci sono, in ritardo ma ci sono..la porcata di Minny è fantastica!! :D In barba a quella spocchiosa di Hilly che sopporto sempre meno.
Per non parlare della scena con i gabinetti in giardino..uhauhahua! XD
Avevo delle aspettative diverse sulla "fine" di Constantine, forse un pò troppo tragiche, invece la spiegazione era più "semplice" del previsto. Vedremo come finirà la storia, non vedo l'ora di saperlo!
E speriamo che con Stuart vada meglio!

Strawberry

Beh per quanto semplice, la storia di Constantine denota quanto radicate fossero le differenze razziali e la discriminazione: una donna impossibilitata a poter crescere i figli per il colore sbagliato della pelle e una morte forse dovuta più al dolore per essere stata cacciata da una casa che era un pò la sua casa per una colpa esistente solo agli occhi di chi non vuol vedere davvero...è molto triste...

00:23 8 commenti

 

Qualche tempo fa ero a casa di mia sorella-universitaria in quel di Bari. Ogni tanto fa bene calarsi di nuovo per un attimo nella spensierata vita da coinquilini fatta di pasti insieme, chiacchiere da stanza a stanza, rigoroso caffè pre-studio…cose per cui provo sempre nostalgia quando ripenso al mitico appartamento in S. Stefano a Bologna….ehhh…ma torniamo a noi.

Una delle coinqui di mia sorella si propone di farci assaggiare una ricetta da lei scoperta da poco. E tira fuori un sacchetto di pistacchi tritati. Gioia e gaudio! Io adoro i pistacchi! Ne potrei mangiare a sacchi, li trovo irresistibili! E quella santa donna cosa ci prepara quel giorno? Delle Pennette al sugo di pistacchi! Me feliceeee! Mangiare quel piatto mi ha fatto andare in brodo di giuggiole e tempestivamente mi sono fatta dare la ricetta.

Qui a TO l’ho preparata per me e amorcito già due volte. Avrei voluto parlarvene già alla prima prova, uscita benissimo, ma eravamo così affamati che mi sono dimenticata di fare le foto. E anche alla seconda prova, ho fatto delle foto con l’iPad alla buona perché non vedevo l’ora di tuffarmi nel piatto…golosa? Un pò ingorda? Ma noooooooooo!! Voi non capite che effetto possono fare su di me quei 4/5 alimenti che reputo i mie preferiti in assoluto…se ci sono loro in tavola, povera me…

Insomma, poiché sono buona, vi passo la ricetta di uno dei miei piatti TOP dell’autunno/inverno 2012. Siete stati avvisati…

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Ingredienti (per 4 persone):

  • 400 gr. di pennette rigate
  • 100 gr. di pistacchi sgusciati e tritati
  • 100 gr. di pancetta tagliata a striscioline (o se non vi va allora va bene anche quella a cubetti del banco frigo)
  • 1 cipolla media
  • 1 confezione di panna da cucina
  • olio d’oliva
  • sale

Preparazione:

Tagliare e far soffriggere la cipolla con un fondo di olio d’oliva. Quando si è imbiondata, aggiungete la pancetta e fatela rosolare. Quando la pancetta diventa croccante, unite 70 gr. del trito di pistacchi. Infine aggiungete la panna da cucina, salate, mescolate e lasciate andare a fuoco basso.

Intanto mettete una pentola d’acqua a bollire e, a bollitura avvenuta,  salate e versate la pasta. Ricordatevi di lasciare un bicchiere d’acqua di cottura a parte, poiché vi sarà utile per amalgamare la pasta sugo. Quest’ultimo infatti, per sua natura, tende a seccare un po’.

Quando la pasta è pronta, scolate, unitela al sugo e mescolate. Se il sugo vi sembra troppo denso, usate un po’ dell’acqua di cottura che avete precedentemente messo da parte. Amalgamate bene e servite cospargendo i piatti con il pistacchio tritato rimasto. Buon appetito!

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Foglie sulla neve #2

La parola di oggi è: spesa. Direte voi “Che gran cosa!” Ma che volete farci, sono una ragazza semplice io…No è che la cosa è andata più meno così. Io sono pigra, 365 giorni all’anno. E sono pigra quando si tratta di andare a fare la spesa. Che poi è strano, perché in fondo a me piace fare la spesa, girare tra gli scaffali pieni di cose colorate e (si spera) buone…è che mi pesa il c**o, lo ammetto.

Però mi faccio forza e ci vado. E mai decisione fu più giusta…

Mentre ero lì nell’ipermercato a farmi affettare del crudo di Parma – ché se c’è una cosa su cui sono choosy non è certo il lavoro, dato che ormai sto per seguire l’esempio del laureato che lavora come spaventapasseri (true story!), ma il prosciutto, che o è di Parma o è San Daniele – vedo un gruppo di persone in fila mentre seguono uno dei dipendenti come se fossero in gita al Louvre con la loro guida. Hanno anche le macchinette fotografiche e stanno facendo foto al salmone e al gorgonzola. Un po’ interdetta chiedo alle ragazze della gastronomia cosa significasse tutto ciò. Loro mi rispondono che si tratta di una delegazione olandese venuta qui in Italia per imparare come si gestisce un supermercato qui da noi.

 

Mi sono tornati alla memoria i Tesco e i Sainsbury’s inglesi e non ho potuto fare a meno di convenire sul fatto che sta gente in quanto a supermercati sta davvero messa male. Non c’è cosa più triste che fare la spesa dal Tesco e vedere qualsiasi cosa impacchetta, plasticata, incellofanata, in poche parole come se fosse finta. In Francia addirittura ho visto nel reparto ortofrutta usare degli “spruzzini” automatici sulle verdure, i quali gettavano acqua ogni tot minuti sulle verdure che erano chiaramente avvizzite…Beh, in poche parole, mi sono messa a seguirli tra gli scaffali per un po’. Tipo stalker. E posso garantirvi che non c’è divertimento migliore che vedere due signore olandesi elettrizzate di fronte a delle zucchine o seguire i loro sguardi interessati di fronte al banco frigo. Ci si potrebbe fare uno studio antropologico…

Niente, ogni volta scopro che fare la spesa mi diverte. A volte mi diverto anche più del solito…

Kate Moss lancia la sua linea di rossetti per Rimmel: guarda le fotoInfine, sono riuscita a beccare il rossetto che volevo provare, quello della linea di Kate Moss della Rimmel. Io non amo molto la Kate, ma c’era un colore nella linea, il numero 09, che ero curiosa di provare. Prima della spesa ero stata in profumeria ma la commessa simpatia-portami-via mi dice con fare annoiato “La linea l’abbiamo finita, eccetto per questo colore che non ti starebbe proprio bene…” Allora, make up artist dei poracci, che così truccata sembri uno scontro tra LadyGaga e Christina Aguilera quando la mattina si svegliano non struccate, innanzitutto non mi rispondere con la faccia di una che è stata disturbata mentre salvava il mondo mentre so benissimo che ti stavi aggiornando lo status su facebook e, poi, decido io se quel colore non mi sta bene…hai ragione, non mi sta bene, ma so vederlo da sola! Grazie!

Comunque, quando entro nell’ipermercato, trovo nel settore Beauty anche il rossetto di Kate, e ne erano rimasti pochissimi pezzi. Fortuna che c’era il colore che volevo.

Così la mia vittoria sulla pigrizia è stata davvero ben premiata.

P.S. Questa foglia nella neve è una foglia di banano, visto tutto il papiro che ho scritto…

 

Buon weekend!

17:04 23 commenti

 

Questo mese parliamo di un libro divenuto un cult del genere, che io per molto tempo ho lasciato impolverare sul famoso “comodino” per poi scoprire che è una delle migliori letture degli ultimi tempi. Parlo di Nessun Dove di Neil Gaiman.

 

foto (3)

 

Titolo: Nessun Dove (orig. Neverwhere)

Autore: Neil Gaiman

Editore: Fanucci Editore

Anno: 2008 (Edizione integrale,rivisitata e ampliata dall’autore)

Pagine: 329

 

 

 

 

Richard Mayhew non si stava divertendo molto quella notte, l'ultima prima di andare a Londra.

Nessun Dove nasce come serie televisiva della BBC nel lontano (?) 1996. Ma, come ci racconta il suo autore, Neil Gaiman, nel prologo, il risultato non soddisfaceva lo scrittore, che vedeva il suo lavoro mutilato o alterato. Così, mentre si girava la serie, Gaiman inizia a scrivere il romanzo. Dove il regista sceglieva di eliminare una scena, lui la aggiungeva al libro e così, aggiungi qui, sistema là, Nessun Dove prende vita anche come romanzo. Da quella prima stesura ne sono susseguite diverse, come quella per il pubblico americano, fino ad arrivare a questa edizione definitiva. Quella che io, gironzolando tra gli scaffali di una ben nota libreria l’anno passato in quel di Bologna, ho deciso di acquistare, incuriosita dalla notorietà che tale libro aveva e il cui eco era giunto anche al mio orecchio, solitamente sordo a tutto ciò che è fantasy.

Perché io con il fantasy ho un rapporto di amore/odio. Se penso a un bel libro da leggere, non mi vengono in mente immediatamente scenari fantasmagorici e personaggi al di fuori della norma, essere straordinari e villain terribili e sovrannaturali. Poi però incontro sul mio cammino di lettrice romanzi che presentano tutte queste caratteristiche, ovviamente con l’aggiunta di una trama insolita, curiosa, magnetica, capace di catturare fin dal primo capitolo, anzi dal prologo – come in questo caso – e io ne resto semplicemente affascinata.

E’ questo il caso di Nessun Dove, un vero e proprio cult del genere e ora un must della mia libreria.

Come potete immaginare dal breve incipit proposto, il protagonista di questa storia è Richard Mayhew (occhio a non dimenticare il cognome, perché Richard ci tiene), un ragazzo come tanti, che dalla Scozia si trasferisce a Londra per lavorare nella City diventando un analista finanziario come tanti, un cittadino londinese utente di metropolitana come tanti e un fidanzato costretto a subire le angherie della fidanzata, bellissima intelligentissima e soprattutto molto ambiziosa, come tanti poveri diavoli come lui. Ma un giorno tutto cambia. Davanti a Richard appare, non si sa dove, una ragazza di nome Porta, ferita e spaventata, a chiedergli aiuto. Richard, che ha in fondo un buon cuore, decide di soccorrerla e metterla al sicuro dai suoi truci inseguitori, Mr Croup e Mr Vandermar. Quello che Richard non sa è che Porta non appartiene al suo mondo ma viene da Londra Sotto, un magico e misterioso mondo che si snoda sotto la capitale britannica, e che da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Richard non potrà fare altro che seguire la ragazza in una difficile ma straordinaria avventura…

La storia narrata da Gaiman attraverso lo sguardo, le sensazioni e i pensieri di questo curioso ragazzo, buono ma al punto da essere un po’ “zerbino”, intelligente ma incapace di imporsi, curioso ma con una gran fifa addosso, adulto ma non ancora cresciuto (l’accenno al telefono di Batman lo fa vagamente intuire), assume i contorni di una fiaba epica, che potrebbe essere destinata tanto a dei ragazzi quanto a degli adulti. Il mondo descritto nel romanzo è ricco di pericoli e di malie sconosciuti a noi del Mondo di Sopra e la loro ricostruzione avviene in un misto di paura e sano humour inglese, di cui Richard è ampiamente provvisto, insieme a una buona dose di sarcasmo, ma che gli strambi personaggi del mondo sotterraneo non sapranno apprezzare, lasciando a noi lettori il piacere di ridere e sorridere anche nei momenti più critici della storia. Il risultato è una visione inaspettata di una città leggendaria.

Londra Sotto è la versione inedita e creepy della Londra Sopra. Gaiman ricostruisce la capitale britannica seguendo la sua fantasia e traccia un mondo fatto di oscurità e magia: KnightsBridge diventa Il Ponte della Notte, Earl’s Court è la Corte del Conte, BlackFriars si trasforma in un monastero dei Frati Neri, la metropolitana si accresce di fermate mai viste né sentite, Harrods ospita il Mercanto Fluttuante, l’evento più importante per la popolazione sotterranea, mentre il British Museum custodisce l’ingresso per la prigione di un angelo…Un quadro che riesce, se è possibile, a regalare ancora altro fascino a una città già così magnetica e attraente, donando a noi lettori la possibilità di vederla finalmente da una prospettiva distorta, del tutto nuova e assolutamente suggestiva.

I personaggi creati sono poi parte integrante della grande forza narrativa di questo romanzo. Difficile non affezionarsi a Richard, al suo sembrare sempre fuori posto o, per dirla a modo suo, “in acque troppo profonde per le sue possibilità”. Per buona parte del romanzo non capisce dove si trova, chi siano gli esseri che abitano quei tunnel e passaggi del sottosuolo ormai abbandonati, perché lui non abbia mai saputo dell’esistenza di un tale mondo. Richard rappresenta la nostra percezione del mondo cosiddetto “normale” e lo stupore di trovarsi di fronte a qualcosa che va al di là della nostra comune comprensione. Ma lo stupore genera meraviglia ed è quello che Richard prova scendendo nelle profondità della terra in compagnia di Anestesia, la povera Parla-coi-ratti, vedendo Hunter la cacciatrice combattere con uomini e mostri che sono il doppio di lei, osservando il Marchese de Carabas, dagli occhi bianchi e il tabarro dalle mille tasche, riscuotere i suoi “favori”, conoscendo Old Bailey che vive sui tetti in compagnia di piccioni e cornacchie, rabbrividendo alla tavola di una delle Sette sorelle – la cui “amicizia” con Hunter è un qualcosa di davvero commovente – e seguendo Porta della casata degli Arch mentre questa inspiegabilmente si apre un varco dietro l’altro, lei capace di aprire porte dove non ve ne sono, alla ricerca della verità sulla sua famiglia. E si trasforma in terrore di fronte a Mr Croup e Mr Vandermar. Ma è un terrore stemperato e smorzato quello che nasce di fronte a questi curiosi e piuttosto disgustosi nemici che, insieme a quello di Richard, sono i personaggi meglio riusciti nel romanzo. Non si sa chi siano o cosa siano, ma la loro missione è fare del Male. Tuttavia Croup e Vandermar ci vengono descritti come un’inquietante versione underground del Gatto e la Volpe – l’uno basso tarchiato e dalla parlantina imbonitrice, l’altro alto, grosso e non troppo intelligente – e  le loro sembianze da articolo “il” insieme ai loro abiti fuori moda e furi tempo, i loro modi demodé, provenienti da altri secoli, per loro così assurdamente vicini (viaggiatori nel tempo quali sono), i loro putridi e repellenti spuntini, i loro discorsi sconclusionati e le battute di scarso effetto, tutto ciò porta la loro cattiveria a tali livelli di eccentricità da apparire semplicemente ridicoli, delle vere e proprie macchiette, così che accanto al timore, noi lettori non possiamo che provare un po’ di pena per questi personaggi e magari riuscire anche a ridere di loro.

A rendere il tutto più piacevole e accattivante è lo stile di Gaiman, una scrittura molto inglese, dotata di quell’umorismo sottile che non fa ridere a crepapelle ma rende più leggera anche la scena più tesa e di un’ironia con cui lo scrittore pare quasi farsi beffa di quel genere fantastico a cui comunque si rifà con la sua opera (particolare da me molto apprezzato); una prosa dinamica, veloce, con poche subordinate e frasi lapidarie, che rendono l’intera azione scattante e imprevedibile. A ogni capoverso non sai mai cosa succederà…eppure è capace di rilasciare qua e là citazioni shakespeariane ed echi di puro surrealismo. Un modo di raccontare dai tratti distinti e che ricorda a suo modo anche la narrazione seriale e televisiva, fatta di pochi preamboli, tanti dialoghi e azione dal vivo. L’effetto è una escalation di sorprese ed emozioni, a spasso tra treni fantasma, popoli del sottosuolo, paure ataviche risorte e misteri inspiegabili, in un contrasto continuo tra buio e luce, Sopra e Sotto, che scorre veloce, fino ad arrivare al grande colpo di scena finale…

Nessun Dove è un libro che cattura e fa sognare. Una storia che vi appassionerà e non mancherà di lasciarvi, mentre Richard attraversa quell’ultima porta che deciderà il suo destino, uno strascino di stupore e meraviglia nel cuore e tanta voglia di tornare in quel incredibile posto che è Londra Sotto.

VOTO:

 

La Copertina.

Nonostante non si debba giudicare mai un libro dalla sua copertina, per me hanno sempre un fascino particolare. Così ho deciso di aggiungere questo dettaglio alla recensione del mese.

Al momento la copertina dell’edizione italiana di Nessun Dove è questa qui:

e nel resto del mondo? Queste le copertine più belle a mio parere:

 Neverwhere - Hungary - PaperbackNeverwhere - RussiaNeverwhere - Romania - Paperback

(USA – Brasile – Polonia – Russia – Romania)

 

Frasi:

> Mind the gap.

> Non ho paura di cadere. Quello di cui ho paura è il momento in cui smetti di cadere e cominci ad essere morto.

 

Colonna Sonora: London Calling – The Clash

 

Ti consiglio un tè: date le stramberie che vi attenderanno, bevete un classico Earl Grey, che vi ristori e vi riporti per un attimo alla realtà. Richard apprezzerebbe.

 

 

Con questa recensione partecipo alla sfida organizzata da Matteo di Storie dentro storie, la BOO Halloween Reading Challenge.

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