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Una Fragola al Giorno

Salve gente!!! Torno a scrivere qui sul mio amato blog per manifestare tutta la mia gioia incommensurabile per l’evento più sudato, temuto, desiderato, odiato e amato che abbia potuto raggiungere: mi sono laureata!!!

Da venerdì 24 giugno sono dottoressa magistrale in letterature moderne, comparate e postcoloniali. Tutto questo giro di parole per dire che mi sono laureata in lingue…che faticaaaa!! Periodo devastante che però alla fine, inaspettatamente, mi ha portato un bellissimo un premio: voto di laurea 110!!!! Evvivaaaa!!

Fine settimana stupendo…è stato tutto bello e ho avuto anche dei bei regali: un fondo – vacanze da parte dei miei amici per un viaggio che farò prossimamente con la mia cara amica Fra e una splendida macchina reflex (Canon EOS 550d) regalatami dal mio dolce patatone, il mio amorcito, che mi ha commosso come non mai!! ^_^

Ora potrò godermi l’estate anche se i pensieri al domani sono dietro l’angolo…lasciare Bologna, andare in UK per “improve my english”, trasferirmi a Torino per avvicinarmi al mio ragazzo...mille pensieri…mi occorrerà molta serenità per organizzarmi e fare tutto…e magari riuscire a trovarmi anche un lavoro…speriamo di trovarla questa serenità…intanto per un altro pò continuo a festeggiare…e naturalmente torno a scrivere sul blog…mi siete mancati tutti, ma sono tornata, eh già! Occhiolino

Al prossimo post (che arriverà presto)…ciao!

 

sab piccola

(sembro felice vero? Occhiolino)

22:31 13 commenti

 

Dopo non so quanto tempo torno finalmente a scrivere quello che voglio nel mio piccolo angolo fragoloso, dove nessuno, NESSUNO, potrà correggere, rivisitare, ri-correggere, travisare, fraintendere, ri-ri-correggere e procurarmi una crisi nervosa…scusate, ma avevo bisogno di questo sfogo e soprattutto di metterlo nero su bianco…bene, mi sento meglio…

Per colpa della tesi sono dovuta rimanere fino a venerdì qui a Bologna e, soprattutto, non sono riuscita a trovare un briciolo di tempo per cercare un treno e comprare un biglietto. Questo significa che dovrò fare tutto sabato e sperare di riuscire ad arrivare a casa in serata in modo da poter riposare dopo mesi nel mio bel lettino a casa dei miei. Devo solo superare quelle 5/6/7 ore di treno e spendere quei bei 60 euro che stavano sicuramente meglio in tasca mia, ma per questa volta bando a ogni taccagneria…questa volta si spende per un giusta causa!! Eh si, perché l’esaurimento nervoso che mi procurerò domani potrà essere solo ben accetto, in quanto mi permetterà di compiere un azione che è un mio diritto e dovere di cittadina di questo stato: andare a votare. I referendum sono davvero una cosa importante, l’unica manifestazione di democrazia diretta di cui disponiamo e non possiamo, non DOBBIAMO; lasciarcela sfuggire. So che molte persone andranno al mare, incuranti e menefreghisti, altri invece saranno scettici fino all’ultimo, credendo che tutto ciò non serva a niente e che “quelli al governo” tanto riproporranno queste leggi, magari cambiandole un pò e mescolandole per non farle riconoscere, in uno schioppo di dita. OK, ciò non possiamo escluderlo, ci hanno raggirato già in mille modi, tenteranno di farlo ancora. Ma la questione qui è un’altra. Si tratta di dimostrare che non siamo quel popolo amorfo, passivo, indifferente che finora abbiamo dimostrato essere e fare davvero qualcosa per il bene di tutti. Non si può continuare così. Non possiamo tollerare altri attentati ai nostri diritti e a quell’istituzione democratica di cui, vorrei ricordare (come se ce ne dovesse essere bisogno), noi godiamo proprio grazie a un referendum. Non possiamo ancora lasciarci prendere in giro e  permetterlo inermi senza neanche un lamento. A me questo modo di essere italiani mi ha stancato. Basta. Ci facciamo solo del gran male e se non vi siete accorti di quanto, basta guardare chi ci governa per comprenderlo in pieno.

Insomma, il 12 e il 13 GIUGNO (che qualcuno lo ricordi anche a quelli del tg1 e tg2) si vota su questioni molto importanti: privatizzazione dell’acqua, nucleare e legittimo impedimento. 4 schede, una sola risposta. Diamoci la possibilità di ricredere in noi stessi e di poter pensare che forse l’aria sta davvero cambiando.

Io domani prendo un treno per andare a votare e la mia X sarà in tutti e 4 i casi sul SI.

Image and video hosting by TinyPic

(grazie a Elena per la gif sui referendum che trovate sul suo sito e potete prelevare liberamente ---> QUI <---)

A presto!!!! Ciao!

03:31 8 commenti

Inaspettatamente, questo weekend sono riuscita a ritagliare un pò di tempo per me. Tra una correzione e l’altra della, ho finalmente potuto godermi del sole di questo weekend e della primavera che si aggirava nella mia Bologna. Ahhh che maraviglia!

Sabato è stato un sabato all’insegna della politica: nel pomeriggio la mia amica Vanessa mi ha accompagnato a vedere Beppe Grillo, venuto a dar man forte al movimento 5 stelle candidato alle comunali. Onestamente, non ne ero molto entusiasta: Grillo ha smesso di convincermi da un pò…trovo che lui e i suoi seguaci, per quanto intenzionati a fare buone cose - e non metto in dubbio che sarebbero capaci di farle - perdano però molto tempo a sparare a zero su chiunque gli capiti a tiro, destra o sinistra, senza effettivamente concretizzare ciò che dicono. Ho seguito il blog di Grillo per molto tempo, ho apprezzato le sue campagne, sono stata in prima linea al suo Vaffa Day (svoltosi proprio a Bologna)…adesso però non riesco più a riconoscermi troppo in lui…è troppo…troppo! Il suo essere eccessivo e sopra le righe sempre mi lascia interdetta e mi infastidisce anche un pò…e poi trovo poco educato e non in linea con il fair play che ci dovrebbe essere tra avversari, lanciare frecciatine, anzi frecciatone, nei loro confronti e in loro assenza. So che l’educazione non è di casa in politica, anzi è sempre più come gli unicorni delle fiabe o la pentola d’oro dietro l’arcobaleno delle storie di folletti, ma da lui, proprio da lui, mi aspetterei un minimo di rispetto. Peccato…In serata, poi, ho visto lui: Niki Vendola.

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Dovete scusarmi se vi sembrerò di parte, ma sono di parte. Ho un debole per il mio presidente di regione (per chi ancora non lo sapesse, vivo a Bo ma sono nelle origini e nel cuore pugliese), lo trovo un uomo dall’immensa cultura, con una capacità di attrazione pari a quella di un incantatore di serpenti non appena apre bocca e dalle grandi potenzialità per poter realizzare qualcosa. La mia regione è cambiata, un pò, ma è cambiata da quando c’è lui e in un contesto come quello del Sud dove anche spostare un sassolino costa una grande fatica, le sue azioni non possono passare inosservate. So che molti lo considerano uno che parla, parla, parla ma che manca all’atto pratico, ma io non credo sia così. Vendola può rappresentare una possibile  via d’uscita da questa melma a cui ormai siamo condannati,una risposta a domande ormai irrisolte e forse anche dimenticate. Non sono d’accordo sempre con tutto ciò che dice o fa, ma credo che questo sia normale. Non significa che io non sappia apprezzare il suo lavoro. Io credo nel suo operato e credo in lui. Questo per me è sufficiente. In una splendida serata di maggio ho avuto modo, per la prima volta, di ascoltarlo dal vivo, dall’inizio alla fine. Semplicemente fantastico…Molto bello anche il discorso di Amelia Frascaroli, candidata alle comunali. Ispirato e caloroso, un discorso a cuore aperto pronunciato però con tono e deciso e fermo di chi ha intenzione davvero di dare una svolta alla storia della città. A tal proposito, e qui voglio riferirmi anche al movimento 5 stelle dei grillini, questo sabato ho scoperto un lato della città che avevo solo intravisto in tanti anni che sono qui. Bologna è una città davvero amata dai suoi cittadini che vogliono solo il bene per lei e per loro stessi. La partecipazione che ho riscontrato nei candidati, gente comune, con le loro vite e le loro piccole realtà, mi ha colpito profondamente. Questa gente vuole davvero fare la differenza. Si tratta di persone che con coraggio hanno deciso di lanciarsi in una grande avventura, prendendosi le proprie responsabilità e donando tutto il loro impegno e il loro tempo, affinché qualcosa finalmente si smuova. Una città come Bologna, ferma da due anni in un empasse imbarazzante per cause a dir poco vergognose, ha davvero bisogno di rinascere. Queste persone hanno accettato la sfida. Sta ora ai bolognesi venire in soccorso alla loro città. Io, da semplice fuori sede senza residenza, mi auguro che queste elezioni rappresentino davvero l’inizio di qualcosa di buono…

Domenica è stata una giornata ben più frivola. Io e la mia coinquiamica ci siamo godute il mercato dell’antiquariato in P.zza S. Stefano.

Oltre all’antiquariato vero e proprio vi sono anche molti banchetti che mettono in vendita, fumetti, libri, vecchi vinili, occhiali e gioielli vintage oltre a tanta altra chincaglieria assolutamente affascinante. Naturalmente non potevo andar via a mani vuote: ho comprato questo braccialetto

bracciale

non lo trovate carino? A me piace tanto, cercavo da un pò un bracciale molto semplice, ma che avesse un unico ciondolo particolare…sono stata accontentata…

Girando per la città siamo finite in V. Castiglione dove c’è Palazzo Pepoli, uno dei palazzi più antichi della città.

Con nostra grande sorpresa abbiamo scoperta che il museo al suo interno era aperto e gratuito!! Occasione ghiottissima. Il museo è sostanzialmente composto dalle 5 sale principali del palazzo, nelle quali si possono ammirare bellissimi soffitti affrescati oltre che dipinti di pittori e pittrici bolognesi come Ludovico Carracci o Elisabetta Sirani. Che meraviglia!

Giunti alla fine di questo weekend, per la prima volta dopo settimane, mi sento rilassata e serena. Il lunedì oggi non mi spaventa, ma anzi sono carica e pronta ad affrontare una settimana che si preannuncia, ancora una volta, davvero piena e intensa. Ma le belle giornate come questa sono la ricarica giusta per poter resistere a tutto…pronti, partenza, via!!!

00:21 9 commenti

Salve gente!!

Lo so, lo so, Aprile è finito, ma per i motivi che ormai vi elenco da un pò, tra cui vi è la mia assoluta incapacità a sapermi organizzare decentemente, arrivo con ritardo a offrirvi questa rubrica…perdonatemi e abbiate pazienza..prima o poi migliorerò…intanto vediamo cosa ci ha regalato il mese del dolce dormire…

I libri di Aprile

Anche Aprile, come il mese precedente, è stato scarno di letture. Sto leggendo così tante cose per sta benedetta tesi che il tempo per fare letture di piacere proprio non riesco a  trovarlo…ma anche qui bisogna avere pazienza. Questo mese tra i libri letti e/o in lettura troviamo:

  • La ragazza fantasma di S. Kinsella, (****/5), un libro molto divertente, adattissimo per quei periodi in cui si ha la testa impegnata in mille cose. Lettura semplice, poco impegnativa, rilassante ma mai banale e sempre fresca e vivace come solo i libri della Kinsella sanno essere.
  • I fiori blu di R. Queneau (****/5) la cui recensione trovate nel post qui sotto
  • Il profumo delle foglie di limone di C. Sanchez, che sto leggendo in lingua originale (il titolo è Lo que esconde tu nombre), In realtà sono ai primi capitoli quindi è davvero difficile esprimere un qualsiasi giudizio…vi terrò aggiornati…

In aggiunta metterei anche la rilettura di L’ombra del Vento di C. Ruiz Zafon e Il Club Dumas di A. Pérez Reverte, naturalmente in lingua originale, che sono i libri sulla cui analisi verte la mia tesi..sono romanzi che mi sono piaciuti molto quindi rileggerli è davvero una delle parti più piacevoli del mio lavoro di tesi…Sorriso

Anche gli acquisti questo mese hanno scarseggiato: ho comprato nel mio banchetto di fiducia nella piazzetta dove faccio la spesa di frutta e verdura (tra una bietola e delle mele scovo libri, una cosa davvero deliziosa) Ragione e Sentimento di Jane Austen…sono in vena di romanticismo ultimamente…Occhiolino

Il tormentone del Mese

So già che ci arrivate da soli: le nozze reali di William & Kate.

Quanto se n’è parlato!! Roba che le reazioni possono essere solo due: o ti vien voglia di sposarti entro domani stesso o vomiti alla sola idea di dover metter su un circo del genere…

Io, da ultima delle romantiche (e complice forse il fatto che non mi andava di scrivere sta benedetta tesi) le nozze un pò, proprio un pò, me le sono viste…e qualche pensiero pseudo-romantico mi è anche venuto…poi per fortuna ho parlato con il mio amorcito ed è subito passato tutto…fiuuuuu!!!

Il vestito di Lady Catherine, checché ne dicano Enzo Miccio e la banda di opinionisti ancorati alle poltrone dei programmi di gossip, a me è piaciuto: fine elegante, senza alcuna pomposità…davvero bello…e lei stava benissimo! Bella bella! Brava Kate!

La cosa che più mi ha fatto ridere sono stati i link e le pagine create su Fb: dalla pelata precoce di William (poveretto, qualche anno fa era proprio un bel tipino) al vestito giallo canarino di Queen Elizabeth fino alle supposizioni di intriganti liaison tra quel rosso mal pelo di Harry e la sorella di Kate, Pippa Middleton, che già il nome è tutto un programma…

Nota di merito, infine, a quel gran pezzo di gnoccolone di David Beckham che secondo me è anche un sant’uomo perché sopporta in maniera encomiabile quell’acidona della moglie Victoria, sempre molto glamour ma incapace di suscitare la benché minima simpatia.

W gli sposi!  (cliccaci su!)

La musica che mi frulla in testa…

Sono andata a vedere Habemus Papam (nella mia wishlist cinematografica da un pò) qualche giorno fa. A me il film è piaciuto tanto. I temi sono attuali e ben trattati, gli attori bravissimi e Nanni Moretti è per me indiscutibilmente geniale. Nella colonna sonora si trova questa canzone, presente anche nel trailer del film, che s’intitola Todo cambia di Mercedes Sosa. Ho scoperto che Sosa, morta nel 2009, era una famosa cantante argentina che ha vissuto sulla sua pelle il golpe di Pinochet e ha lottato per i diritti civili e contro la dittatura. Todo cambia, una delle sue canzoni più famose, è un importante messaggio sulla vita e sui cambiamenti insiti in essa che dobbiamo saper affrontare. La voce di Mercedes, calda e imponente, mi ha colpito nel profondo fin dal primo ascolto e da qualche giorno provo un gran piacere nell’ascoltarla..lascio qui il video di youtube per permettere anche a voi di ascoltare questa canzone e fare la sua conoscenza…

Cose di cui vergognarsi (almeno un pò)

Adoro il sushi. Così quando io e le mie amiche,di gusti affini, abbiamo scoperto un ristorante “all you can eat” da noi ribattezzato rullo asiatico - per via del rullo che scorre lungo tutto il locale portando ad ogni tavolo tanti piattini con mille prelibatezze provenienti da lontano Oriente – ci siamo fiondate lì in men che non si dica. Risultato: abbiamo spazzolato tutto quello che potevamo  senza curarci degli sguardi degli astanti. Ci siamo fermate solo quando eravamo satolle e soddisfatte.

La cosa poteva anche essere tollerata essendo stato un caso unico e solitario. Ma da quella sera tutte noi abbiamo cominciato a fare sogni con protagonisti nagiri, uramaki, futomaki e varie altre specialità di sushi. Cosicché quando ci siamo incontrate un pomeriggio al parco e abbiamo cominciato a pensare a come riempire la serata, tutte noi ci siamo guardate negli occhi consapevoli di cosa realmente volevamo: tornare al nostro beneamato rullo!  Non  voglio raccontarvi di come siamo volate a cambiarci e raggiungere il posto, né dell’impazienza ansiolitica mentre attendavamo che un tavolo si liberasse e neppure di come abbiamo cominciato a prendere piattini dal rullo quando ancora il cameriere stava finendo di sistemare posate e bacchette. Imbarazzanti è il termine più adeguato per descriverci. Tutto ciò che posso dire a nostra discolpa è che al cuore non si comanda. Neanche quando quest’ultimo ha la forma di un hotomaki

Carissimi, la rubrica finisce qui. Perdonate la brevità, ma è stato un mese all’insegna di una cosa sola che non starò qui a ripetervi e che probabilmente contraddistinguerà anche il mese di Maggio appena iniziato. Intanto vi auguro di trascorrere un buon mese di maggio…al prossimo appuntamento!!

04:35 13 commenti

 

Salve a tutti!

Il libro di questo mese è un classico della letteratura francese che pochi conoscono ma che tutti dovremmo leggere: I Fiori Blu di R, Queneau.

 

 

Titolo: I Fiori blu (orig. Les fleurs bleues)

Autore: Raymond Queneau

Editore: Einaudi

Anno: 1965 (la traduzione di Calvino è del 1967)

 

 

 

 

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica.

 

Uno dei libri migliori letti quest’anno. Mi domando perché non l’ho letto prima. Meno male che a tutto c’è rimedio. E così eccomi qua a elogiare un libro che per me dovrebbe essere inserito nei programmi di scuola, se la scuola fosse una cosa seria e non quello che è ormai…no no non divaghiamo. Dicevamo…

I fiori blu è un libro come non ti aspetti. Alla base della storia troviamo, secondo Calvino, l’apologo cinese secondo cui Chuang-Tzé sogna di essere una farfalla: ma chi dice che non si la farfalla a sognare di essere Chuang-tzé? Questo accade con i due protagonisti del libro, il Duca d’Auge e Cidrolin: chi sta sognando chi? Nelle prime pagine incontriamo il Duca d’Auge che dalla cima della sua torre s’interroga sulla storia, su unl passato ancora visibile e un futuro poco chiaro, e dal 1264 inizia a percorrere un viaggio nel tempo che lo porterà ai margini degli eventi principali della storia di Francia. La sua incredibile avventura viene intervallata da quella di Cidrolin, un indolente che vive su una chiatta con sua figlia Lamelia prima e poi, quando quest’ultima si sposa con il Dipendente dei Trasporti Pubblici, con Lalice, la sua giovane governante. Le uniche occupazioni di Cidrolin sono dipingere la sua staccionata, che ogni notte viene rovinata da scritte offensive nei suoi confronti, e, naturalmente, fare la siesta. Ed è con queste sieste e con i suoi turbolenti risvegli che le due storie vengono alternate: il Duca d’Auge sogna di vivere su una chiatta, Cidrolin di vivere nel 1614, e così via in una divertente staffetta che li porterà, infine a incontrarsi in quel 1964 che segna la fine del viaggio nel tempo del duca e anche la fine dei sogni di Cidrolin…

La storia è esilarante, ricca di giochi di parole, scioglilingua, espressioni edulcorate, non sense e satire pungenti alla cultura moderna. Molte sono anche le citazioni colte, i pastiche, le riprese parodiate di elementi cardine della cultura francese. Una lettura divertente ma mai banale né superficiale: Queneau in queste pagine gioca con temi a lungo dibattuti in quegli anni, come la discussione sulla storia e la storiografia, la linguistica, la psicanalisi. Tali argomenti caratterizzano il linguaggio del libro sempre ricco e poliedrico, capace di sostenere la narrazione e di renderla appetibile per il lettore che, dopo i primi brevi attimi di smarrimento e confusione, finirà per lasciarsi trasportare con enorme piacere in questa incredibile storia.

Numerose sono le interpretazioni che sono state date su questo romanzo, nelle quali sono stati chiamati in causa Hegel, il romanticismo tedesco di Novalis, la psicalnalisi, Cervantes, la Storia…I fiori blu è un libro colto e ricco dei più svariati riferimenti culturali. Leggerlo significa inoltrarsi in una rete di relazioni che non sempre sono facilmente individuabili o comprensibili. Occorre impegnarsi un pò, fare appello alle nostre conoscenze per poter cercare di capirci qualcosa…e non è detto che ci si riesca. Tuttavia, la mancanza della piena comprensione non diminuisce la godibilità della lettura…insomma, anche se non avete capito che dietro a tutto c’è Hegel (come nel mio caso) non mancherete comunque di ridere  da soli per tutta la durata del libro!

La traduzione da parte di Italo Calvino arricchisce, per  chi ha letto Calvino almeno una volta nella vita, un libro già di per sé unico. La nota del traduttore, posta alla fine del libro, è una vera e propria chicca in cui lo scrittore ci aiuta a comprendere meglio l’universo Queneau e la sua storia e dà inoltre importanti informazioni su come si svolge un vero lavoro di traduzione, un processo che, tramite le sue parole, può apparire affascinante anche ai non addetti ai lavori.

In definitiva, qui si parla di un libro che non ha davvero bisogno di eccessive presentazioni. Qualsiasi parola in più potrebbe solo sminuire il romanzo e non valorizzarlo adeguatamente. Il mio consiglio e di leggerlo e di abbandonarsi completamente a lui. Non ne rimarrete delusi.

Voto:

02:57 5 commenti

 

Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita

(Enzo Biagi)

Una giornata che ho sempre amato molto. E che spesso mi porta a riflessioni purtroppo amare. Ma festeggiare questa data è importante. Come importante è resistere. Ora più che mai. Per sentirsi davvero liberi…

Se tra una scampagnata e l’altra vi giungerà il pensiero di cosa significa questa giornata…buona festa della Liberazione…

resistenza

(per vederla ingrandita cliccaci su)

11:53 9 commenti

Questo mese film non ce ne sono stati molti. In generale è da un pò che non riesco ad avere tempo per fare tutto quello che voglio, ma, tra tesi e movimenti vari su e giù per la penisola (ragazzo a Torino, università a Bologna e parenti prossimi in Puglia) questo è quello che mi posso permettermi. Ma va bene così.

Un post dedicato a Lui però lo dovevo fare. Lui chi? Ma ovviamente al film Boris – Il film, uscito nelle sale italiane il 1° Aprile (e non si trattava fortunatamente di uno scherzo).

locandina

Il film nasce da un progetto precedente, ovvero la sit-com tutta italiana Boris, andata in onda su Sky a partire dal 2007 e terminata con la terza stagione nel 2010. La serie consisteva in una grande satira sulla televisione italiana e in particolar modo sul mondo della fiction italiana, un universo parallelo che si rivela essere dominato e manipolato dalla politica, dai soldi e dalle raccomandazioni fatte in cambio di favori sessuali. Un pò come accade in Italia in generale. Ambientato in un fantomatico set di una fiction nemmeno troppo lontana dalla realtà dal nome “Gli occhi del cuore”, Boris ci mostra le bassezze, ipocrisie e volgarità presenti in Tv e nel nostro paese in maniera ironica e geniale, mettendo in scena uno stuolo di attori bravissimi che meritano tutta la nostra stima e il nostro affetto. Ecco dunque il regista disilluso e un pò “esaurito” René Ferretti (Francesco Pannofino), che crede di riuscire prima o poi a realizzare qualcosa “di qualità” ma è costretto ogni volta a fallire; un assistente alla regia, Arianna (Caterina Guzzanti), che tenta di svolgere il suo lavoro con serietà pur non credendo più in ciò che fa; Duccio (Ninni Bruschetta) il direttore della fotografia ormai incapace di creare a benché minima atmosfera e che annebbia la sua mente con uso di droghe di ogni tipo, lasciando il lavoro con l’ordine di “smarmellare tutto” a tecnici un pò coatti come Biascica (Paolo Calabresi) e a stagisti-schiavi trattati come stracci come Lorenzo (Carlo de Ruggieri); un attore assolutamente mediocre che si crede un divo come Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti); un’attrice, Corinna (Carolina Crescentini), che si crede una star ma è denominata cagna maledetta dal regista, la classica bella che ha raggiunto la notorietà per vie “traverse” e poco convenzionali (e visti i tempi neanche troppo poco convenzionali); Sergio (Alberto Di Stasio) il direttore di produzione, personaggio un pò losco che ha sempre problemi quando si tratta di pagare la troupe ed appare spesso invischiato in traffici non proprio legalmente accettabili per tentare di arginare le spese di produzione della serie; Lopez (Antonio Catania) il delegato di rete che rappresenta la rete con tutto quello che comporta: pesce piccolo in un oceano di squali, deve cercare di compiacere tutti gli ordini che gli vengono impartiti, provenienti non solo dalla direzione della rete ma, indirettamente, anche dal mondo della politica e in generale da quello di chi in Italia ha potere e soldi; l’ultima ruota del carro, Alessandro (Alessandro Tiberi), secondo stagista schiavo grazie al quale entriamo in questo mondo da cui lui, ancora ingenuo e alle prime armi, pieno di illusioni e aspettative, appare affascinato e stimolato, salvo poi accorgersi dell’amara realtà. Oltre ad essi, numerosi altri personaggi popolano il microcosmo di Cinecittà (Itala che magna sempre, i tre sceneggiatori che scrivono usando il mitico tasto F4, Karin le cosce, il mitico Mariano (Corrado Guzzanti), Martellone con i suoi orrendi tormentoni, Glauco (Giorgio Tirabassi) e la sua robba d’autore, ecc.) rendendolo un luogo paradossale, contradditorio, dissacrante, in cui tutto appare troppo esagerato per essere reale…oppure no?

Boris ci regala delle risate amare perché dietro ogni surreale scenetta si nasconde la triste verità sulla televisione italiana. E questo, una volta spento il riso, non può che darci da pensare.

Il film si presenta come una consacrazione della serie diventata ormai un cult. Questa volta ad essere preso di mira è il cinema italiano e anche in questo caso non c’è niente di cui essere soddisfatti. Ancora una volta René entra in crisi di fronte all’ennesima orrenda fiction di cui cura la regia e decide di abbandonare il set. Entrato in depressione profonda niente sembra più farlo rinsavire fino a quando Sergio della produzione, messosi in proprio dopo un attacco di cuore, gli offre l’opportunità di dare una svolta alla sua carriera: realizzare un trasposizione cinematografica del libro scandalo La casta che ha svelato tutti i segreti della classe politica del paese. L’idea è ambiziosa e René accetta. Ma il nostro regista non sa cosa realmente lo aspetta. Ben presto René si renderà conto che il mondo del cinema non è migliore a quello della televisione: sceneggiatori oziosi e pieni di sé, direttori della fotografia che si credono artisti dell’obiettivo, troupe sofistica ma assolutamente incapaci di terminare anche solo una sequenza di 5 minuti, attori viziati e alienati, eccentrici ai limiti della follia, produzioni con pretese culturali che fingono di desiderare un prodotto altamente culturale ma che in realtà sono desiderose solo di lauti guadagni. Tutto questo in una società che premia film tutti frizzi e lazzi come “Natale al Polo Nord” e che niente vuole saperne di un cinema un pò più vicino all’attualità e al mondo reale. A quel punto per René non resta altro che recuperare la vecchia banda degli Occhi del cuore e creare il prodotto che il pubblico italiano si merita. Ma non vi aspettate un lieto fine…

Boris – il film è, al pari della serie, irriverente, ironico, innovativo, capace di far divertire e allo stesso tempo denunciare ciò che non va in questo paese. Un metacinema che offre momenti a dir poco esilaranti e spunti di riflessione molto interessanti. Alcune frasi sono memorabili e tra i fan sono già divenute verità dogmatiche, come nel caso della frase che Arianna rivolge ad Alessandro mentre sono a cena nel suo ristorante: “Alla fine l’unica cosa seria in Italia
è la ristorazione
” o ciò che dice Lopez a Ferretti quando il regista minaccia di passare alla concorrenza: “Che minchia dici. Guarda, chiudi gli occhi. Ecco, adesso riaprili. Eccola la concorrenza.”. Si ride e ci si diverte con Boris ma quando le luci in sala si accendono ciò che rimane, oltre a un vago sorriso sulle labbra, è la triste sensazione che qualcuno  ci sta  prendendo davvero troppo per i fondelli e che è arrivato il momento di dire basta. René si è arreso alla triste logica del mercato televisivo e cinematografico…per quanto ancora siamo disposti a farlo anche noi?

Consigliato a chi ha amato la serie e a chi ha voglia di vedere qualcosa di nuovo di cui, per una volta, essere orgogliosi che si tratti di un prodotto italiano.

P.S. La colonna sonora di Elio e le storie tese è semplicemente MI – TI – CA!

Movie WishList:

  1. Habemus Papam di Nanni Moretti
  2. Limitless di Neil Burger
03:33 9 commenti

Come molte di voi ormai sapranno, sono una patita degli smalti. Ultimamente, causa lauree feste e qualche soldo in più in tasca (unbelievable!), ne ho comprati diversi e devo dire che ne sono entusiasta! ^_^

E’ che sta diventando più forte di me: entro in un negozio e dopo aver scorso gli stand di cosmetici vari, vado dritta verso tutte le boccettine colorate e resto lì come incantata da quella tavolozza di colori artificiali assolutamente irresistibili!

Un esempio: un pò di tempo fa incontro in giro per negozi una mia amica. Parlando del più e del meno scopro che sta cercando uno smalto da abbinare a un vestito per la festa di laurea. Ho proposto di accompagnarla da Kiko, il mio “spacciatore” di fiducia. Ho iniziato a far ruotare il piccolo stand in cui erano esposti i nuovi colori da poco arrivati nei negozi -colori che, a dir la verità, hanno già fatto tutti gli altri da mesi ma non al loro conveniente prezzo – per decidere insieme quale fosse più adatto, visto anche il tempo non più plumbeo. Beh sapete com’è finita? La mia amica ha comprato, ma anche io! Kiko nail lacquer n. 319, da loro definito come tortora chiaro, è un colore che mi è piaciuto fin da subito per le sue capacità di cambiare a seconda della luce. In ambienti con poca luce sembra un grigino venato di viola, ma al sole si tramuta in un lilla pallido che fa tanto “primi giorni di primavera”.  Come dire “chic ma non impegna”.

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(visto i tetti che si vedono dalla finestra della mia stanza? Occhiolino)

 

Sempre in quel periodo, ero in cerca di un colore che io definisco verde acqua…e in effetti si chiama proprio così!

A dir la verità io avevo pensato a questo colore in tempi non sospetti, ben prima che Kiko lanciasse la collezione nuova. Volevo metterlo in previsione delle lauree di tutte le mie amiche, adattissimo a una camicia comprata da H&M alcune settimane fa. Ma un pò per prigrizia, un pò per mancanza pecunaria, non riuscivo a trovarlo da nessuna parte e ne ho provati tanti nel vano tentativo di emularlo. Alla fine Kiko ha esaudito i miei desideri ed eccolo qui: N.342. Io adoro queste tonalità, mi mettono  allegria e una grande carica.

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Una cosa che ho notato della nuova collezione -  scusatemi se dico baggianate ma non sono un’esperta come molte di voi – è che i tempi di asciugatura si sono ridotti. Per me che sono incapace di stare ferma troppo a lungo è un pregio enorme!

Piccola parentesi sugli smalti sperimentati prima di arrivare a questo: nei miei giri di shopping mi sono imbattuta in questo negozio, Wjcon Make it, che aveva tutti i suoi smalti scontati. Naturalmente sono entrata e ho dato un’occhiata. Ho alla deciso di prendere un loro smalto, il n 143 che è a tutti gli effetti un azzurro e quindi non era quello che stavo cercando…tuttavia non l’ho scartato per un solo motivo: asciugandosi si opacizza e si ottiene un effetto mat molto interessante. In tutto questo luccichio un pò di sana opacità ci voleva…

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Infine ne è successa un’altra la settimana scorsa: il mio amore per la Spagna e per Madrid mi hanno spinto all’acquisto. Again. In realtà ero uscita per comprare la cipria, ma, giunta al momento di pagare, la commessa mi dice “Non è interessata ai nuovi smalti Deborah?” Si tratta della collezione a edizione limitata Deborah Prêt-à-porter, con 40 tonalità pensate per la nuova stagione, al prezzo di 3.99 euro, 2.99 se andate da Limoni dove sono al momento in offerta.

“Guardi questo giallo è carinissimo…” Io ho pensato: giallo? No grazie! Ma lei continua: “Le faccio vedere una cosa…” e mi porta allo stand della Chanel. Chanel ha lanciato degli smalti per la primavera estate dai colori pastello, tra cui vi è un giallo mimosa bellissimo:

 

 

 

 

dopo questa incursione nel mondo chanel, la commessa mi porta di nuovo vicino agli smalti Deborah e con fare cospiratrice dice. “Questo smalto della deborah è molto simile a quello chanel e costa molto molto meno…perchè non approfittarne?” Lo smalto in questione è il n. 21 “Yellow Fiz”

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Ora magari il fatto che siano pastello entrambi può in qualche modo far pensare a una citazione, ma non so in fondo quanto siano simili. Stavo quindi per andare via, quando a un certo punto la commessa dice quasi sovra pensiero : “Sono proprio carini…yo le he comprado casi todos!” OMG! Ma sei spagnola!!!! Si scopre che lei è di Madrid (città magnifica dove ho trascorso il mio indimenticabile erasmus l’anno passato) e così ci siamo perse in chiacchiere madrilene per 10 min. Alla fine ho comprato lo Yellow Fiz, che tutto sommato non è per niente male considerando anche verso quale stagione andiamo incontro, insieme ad un altro smaltino: il n. 25 Emerald bijoux.

DSC03959DSC03944

Ero un preoccupata per l’iridescenza di questo smalto ma una volta messo e asciugato è meno iridescente di quanto pensassi.

Insomma, quando si tratta di smalti io perdo la testa. Ora però ho deciso di smettere di comprare. Basta. Niente più smalti fino al prossimo autunno. Sarò categorica e intransigente con me stessa.

…

vabeh, facciamo fino al mese prossimo! A bocca aperta

18:30 9 commenti

 

Ciao!!!

Finalmente riesco a creare questo post dedicato a un altro graditissimo premio per il quale ringrazio Tricheco de Il Magico Mondo dei Libri e Giuls e JustAlice de Il fichissimo Caffè di Whistle Stop…thank you so much!!

Ecco il regolamento:

1. ringraziare e linkare la persona che te lo ha donato;
2. dire 7 cose di te;
3. girare questo premio a 15 blog che ti piacciono, avvisando i blog elencati

La prima direi di averla già fatta…

Per la seconda, dopo le liste fatte in due post precedenti (QUI e QUI) eccomi a parlare ancora di me…dunque:

  1. Ho una passione smodata per gli smalti. Si tratta di una passione nata recentemente ma che mi ha completamente travolto. Ne ho di tonalità varie, dal giallo mimosa al rosso fuoco passando per il verde petrolio e l’azzurro acquamarina e li adoro tutti indistintamente…
  2. Sono pigra pigra pigra e appena trovo qualcuno disposto a fare una cosa per me, anche la più piccola, io ne approfitto gioiosamente…
  3. Adoro fotografare e farmi fotografare..si, sono un pò esibizionista…
  4. odio le giacche
  5. amo sciarpe & affini…ne ho tantissime, di tutti tipi, stoffe, colori, da quelle pesanti per l’inverno a quelle leggere e svolazzanti per le giornate di primavera…d’estate, quando le condizioni climatiche non lo consentono, ho grandi difficoltà con il mio collo che mi appare sempre nudo o troppo scoperto…e  aspetto trepidante l’autunno per ricominciare a portarle..
  6. Sono una ragazza da mezze stagioni: w l’autunno e la primavera…peccato che ormai siano completamente stravolte!
  7. Ogni mese compro più libri di quanti ne riesca a leggere…come dice Osho nella sua massima, tendo ad avvicinarmi all’infinito…

Bene e ora i vincitoriiiii!!

  1. Tricheco de Il Magico Mondo dei Libri
  2. Giuls & Just Alice de Il fichissimo Caffè di Wistle Stop
  3. Lunga di Il piccione colpisce ancora
  4. Dulina di Zollette di Zucchero
  5. ALICE♥ di The Flash Blog
  6. Feddy di Squarci d’immagine
  7. Emanuela di My Favorite Things
  8. Paleomichi di Michi
  9. Julia Twins di Confessioni di una lettrice pericolosa
  10. Penny Black di what part of MEOW don't you understand???
  11. Miss Claire di La collezionista di Dettagli
  12. Phoebes di Il tempo di leggere
  13. Nuvolette di Nuvolette colorate
  14. Aurora di A. Dream Project
  15. Malitia di Dusty Pages in Wonderland
20:06 12 commenti

La mia amica Silvia, da vera Tv series addicted, qualche tempo fa mi consiglia un nuovo telefilm: Raising Hope. “Se ti racconto la trama” – mi dice- “penserai sia un drammone tremendo ma non è così…”

In effetti la trama presenta questi elementi:

  • una famiglia povera
  • un ragazzo padre
  • una neonata sfortunata
  • una mamma serial killer che viene giustiziata
  • due nonni molto molto svampiti
  • una bisnonna affetta da demenza senile

detto così, in effetti, non sembra essere il massimo dell’intrattenimento. E invece, dopo solo la prima puntata ci si scopre innamorati!!

Jimmy vive con la sua famiglia in una cassetta sgangherata che non è loro ma della bisnonna, la maw maw, che da qualche anno non è più tanto lucida e si perde nei meandri della sua memoria. Lavora con il padre pulendo le piscine dei ricchi mentre la mamma si occupa dell’interno delle case dei ricchi, pulendo e spolverando. La vita scorre senza alcuna alternativa o progetto futuro e Jimmy comincia a pensare a un piano per risollevare la sua esistenza. Ancora non sa quanto la sua vita verrà rivoluzionata…

Andata in onda in America il 21 settembre 2010 su Fox e dal 3 febbraio anche in Italia, Raising Hope è una serie creata da Greg Garcia, già ideatore di My name is Earl, e presenta quelle atmosfere stravaganti al limite della moralità che già si riscontravano nel precedente telefilm. I genitori di Jimmy sono il classico caso di ragazzi divenuti genitori troppo presto, un pò ignoranti. un pò approfittatori, un pò sprovveduti, a volte poco svegli, a volte molto furbi, che in questi anni sono riusciti a sopravvivere e crescere Jimmy grazie a mille sotterfugi, incluso vivere a scrocco a casa della bisnonna con la scusa di prendersi cura di lei. Il quartiere in cui vivono è uno di quei luoghi in America in cui si concentrano le migliori stramberie: il cugino che vaga tutto il giorno sui pattini e con una radio in spalla, i due amici di Jimmy – rigorosamente uno afro americano e l’altro latino, tanto per rimanere sul cliché del sobborgo statunitense – che ne combinano una più idiota dell’altra, il direttore del supermercato inquietantemente ossessionato da bambole di porcellana e giochi di ruolo (tutti basati su saghe con elfi, hobbit e altri personaggi fantastici), l’inserviente maniaco, un cugino con il debole per le sette e i movimenti new age, una ragazza dal dente morto che ha un asilo per bambini, anziani e cani (???) e molto altro ancora. Unica ancora di salvezza per Jimmy e la dolcissima Hope è Sabrina, cassiera del supermercato, che sicuramente non esula dal resto dei personaggi in quanto a eccentricità ma è anche la persona più responsabile e “normale” tra quelle che Jimmy conosce e di cui il giovanotto s’innamora…riuscirà a conquistarla?

Raising Hope appartiene a quella categoria di telefilm statunitensi, come My name is Earl ma anche Chuck o Malcom o Modern Family, in cui, stravaganze a parte, vediamo in scena l’America più vera, quella degli stati di mezzo, lontani dal fashion della East Coast e dalla vita “take it easy” della West Coast. A noi telespettatori si rivela una paese che non riusciamo a comprendere, immersi come siamo nel sogno americano. Sono gli stati più poveri, fatti di imbonitori televisivi, buoni sconto, consultori gratuiti per chi non ha l’assicurazione sanitaria (grande problema della sanità americana), famiglie che vivono di escamotage ed espedienti, che votano i conservatori, che hanno un incredibile - e inspiegabile per certi versi- orgoglio nazionale. Sono la parte più autentica di un paese scenografico e un pò esibizionista, che tenta di mostrare al pubblico solo ciò che gli piace, nascondendo dietro le quinte tutto il resto. Sarà per questo che serie del genere piacciono: loro non nascondono niente ma, anzi, fanno dei difetti il loro punto di forza.

Al di là di queste considerazioni sempliciotte, consiglio Raising Hope per farsi delle spensierate, spontanee e tenere risate. Astenersi bacchettoni, moralisti, ipocondriaci, maniaci dell’igiene e persone prive di umorismo. Per il resto, godetevi Hope e la sua pazza famiglia.

14:03 5 commenti
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