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Una Fragola al Giorno

 

Tanto per non farmi mancare nulla, apro una nuova rubrica. Conoscete tutti la mia passione per le serie tv, quasi ossessione. Ne vedo tante e ogni settimana ho dei gran appuntamenti con tutti i miei amici seriali. Così, un po’ perché poi finisce che ne parlo poco qui, un po’ perché come sempre ho voglia di dire la mia, ho deciso di creare una rubrica settimanale, in cui commenterò 3 episodi a mia scelta in questo ordine:

- il migliore, quello che mi è apparso il più ben fatto a livello di recezione del pubblico, storyline, realizzazione, ecc..

- il peggiore, ovvero l’ennesimo filler inconcludente, quello in cui la trama pare essersi incagliata, più che un episodio un’accozzaglia di eventi…per la serie “potevano evitarselo”…

- il più…che varierà di volta in volta: potrà essere il più commovente, il più divertente, il più noioso, il più spaventoso, ecc.…

Ovviamente se non li avete ancora visti, state attenti perché si spoilera alla grande, cause di forza maggiore.

La rubrica verrà pubblicata di giovedì o venerdì e, se non riesco a pubblicarla in quei giorni, slitterà alla settimana successiva. Sapete che io con le scadenze sono un disastro. Potrei inoltre essere in ritardo di un episodio perché le mie visioni dipendono molto dal tempo a disposizione e dalle persone che mi fanno compagnia con una o l’altra serie, ma cercherò di essere più aggiornata possibile.

Allora, iniziamo!

The best: Downton Abbey 3x08 

Questa settimana non posso che considerare miglior episodio il 3x08 di Downton Abbey, ovvero il season finale che conclude una stagione come sempre impeccabile. Potrei vedere questa serie per ore con i suoi episodi sempre intensi, dalle linee narrative pulite e ingegnosamente intrecciate tra loro, con quell’atmosfera così sapientemente realizzata, capace di immergerti nella storia dopo pochissimi secondi…è sempre bello tornare a Downton Abbey. In questo finale di stagione molte cose si sono appianate: Bates, dopo essere finalmente uscito di prigione, è reintegrato nel suo ruolo di cameriere personale ed è così felice da spingersi addirittura ad aiutare l’odioso Tom, finito in una vicenda penosa. La sua omosessualità è sicuramente indicativa dell’epoca poiché ci mostra un mondo per noi contemporanei assurdo, che è lo stesso che condannò Wilde ai lavori forzati per un pena incomprensibile e inammissibile, proprio perché inesistente. Tom mi ha fatto quasi pena, è un personaggio negativo all’interno della serie ma la sua vicenda non può che produrre un po’ di amarezza in tutti gli spettatori. Ma Downton è un posto dove l’umanità, in fondo, è di casa. Strano come proprio il tirannosaurico Lord Grantham, ancorato al passato in maniera prepotente, sia il primo a mostrare un po’ di umana compassione e comprensione in tutta la vicenda. Ma ora Tom non solo resta, diventa anche vice-maggiordomo. Guai in vista per la O’Brien che fallisce nel tentativo di liberarsi del suo vecchio amico/nemico e forse anche per Alfred e James, semplici pedine nelle mani sbagliate. Intanto in famiglia tutto pare filare liscio: Mary scopre quale sia il problema per cui lei e Matthew non hanno ancora figli e sembra sistemarlo, Branson resta a casa con la bimba accantonando per il momento le idee rivoluzionarie e forse per Edith,  diventata opinionista di un noto giornale, pare esserci anche una svolta nei suoi love affairs. Persino il problema di Ethel viene risolto, dall’ingegnosa e tenace Lady Violet, una strepitosa Maggie Smith in gran spolvero in questa stagione, sempre bravissima e insostituibile. In quest’ultima puntata viene introdotto anche un nuovo personaggio, la cugina Rose, che di sicuro non mancherà di comparire ancora nella prossima stagione. Si prospetta un’entrata nel cast molto interessante, visto il temperamento…è davvero il segno dei tempi che cambiano…Downton Abbey è un piccolo mondo antico che sprigiona quintali di fascino d’altri tempi, mostrandoci  sentimenti ed emozioni umane sempre attuali. Un capolavoro di cui la BBC va più che fiera e a ben ragione. Speriamo in un Christmas special a questo punto, perché so già che sentirò tanto la mancanza di tutti loro!

 

The worst: How I met Your Mother 8x05- The Autumn of Break – Ups

Vi prego, non scagliatevi addosso. Fa male più a me che a voi. Non avrei mai pensato di mettere in questa posizione una delle mie serie preferite di sempre, forse la preferita in assoluto. Che dolore al cuore. Per rendere la cosa meno dura da sopportare, penso che è solo l’episodio peggiore della settimana non di sempre. Sono stata indecisa per un’oretta tra questo episodio e quello di un’altra serie. Solo che il finale di quest’ultima ha destato in me una certa curiosità, mentre HIMYM solo un sospiro di sollievo o frustrazione. La puntata era tutto un deja vù, con la storyline di Ted in caduta libera. Ancora Victoria che lascia un fidanzato per stare con Ted e vuole una cosa seria ma pone un fastidioso quanto ripetitivo ultimatum (già sentito da Queen due o tre puntate fa?). Ancora Ted tra due fuochi. Ancora Robin come pomo della discordia. E il Ted del futuro ci dice che questa cosa avrà degli strascichi futuri. Ancoraaaa? Unica cosa di cui sono felice è che Victoria sia andata via. Non ne sentiremo certo la mancanza. Tutt’altro. Nel tentativo di rendere il tutto più simpatico e leggero, gli autori se ne escono con la dea interiore di Marshall. Lilly tenta di renderlo il suo portavoce ma se la cosa fa ridere nei pochi minuti iniziali e pare una trovata carina, gli autori compiono il passo falso che è lo stesso degli ultimi tempi: estremizzano la cosa. La Oprah di Marshall era quasi oscena. Io voglio bene a Marshall, non gli fate fare questa brutta fine! Intanto Robin si preoccupa più di Barney che di Nick, il suo pseudo ragazzo. E Barney intanto si trova la spalla perfetta, Brover, il cane più adorabile del mondo! La parte di Barney in questa puntata è la sola che salverei, troppo divertente e a dir poco geniale, come Barney è l’unico personaggio che sembra essere meno esposto alla catastrofe che sta colpendo tutti gli altri. E ciononostante il suo ruolo di tappa-buchi, di buffone di corte, di salva-episodio è davvero riduttivo per un personaggio come il suo. In poche parole, il gioco della coppie che si stava creando a fine della scorsa stagione è finito prima ancora di cominciare e si è rivelato una patata bollente tra le mani dei suoi stessi creatori. Con il prossimo episodio dovrebbe essere il turno della rottura tra Robin e Nick. Speriamo che questo riporti tutto allo splendore di un tempo.

The most…disturbing: American Horror Story 2x03 – Nor’easter

american-horror-story-asylum-cover-slice

E’ ricominciato AHS. Con una storyline tutta nuova. Come ho avuto già modo di esprimere in altra sede, finora non mi pare raggiunga i livelli della prima, dove al centro di tutto c’era una casa infestata e una famiglia sprovveduta. Questa stagione, ambientata in un manicomio, è un gran calderone: in sole 3 puntate ci hanno messo dentro alieni, zombie, killer psicopatici, dottori matti e possessioni demoniache. Forse un po’ troppo anche per loro. Mettere tanta carne al fuoco crea confusione e a mio parere si perde un po’ di quel “orrore” che invece si provava in diverse scene della serie precedente. In ogni caso non che qui ci sia qualcosa da ridere. Molti attori che ci hanno terrorizzato l’anno passato, sono tornati. Jessica Lange compie sempre alla perfezione il compito e il ruolo che le viene dato: anche vestita da suora incute timore con un solo sguardo. In questo episodio è poi disturbata più che mai. La giovane suorina Mary Eunice (l’attrice Lily Rabe) è decisamente affascinante, oltre che inquietante, nella parte della indemoniata; d’altronde dopo essere stata una madre impazzita nella scorsa stagione, non ci si poteva aspettare altro da lei. Al momento della scena in cui assiste con gli internati alla visione del film Il Segno della Croce, con uno sguardo diabolicamente compiaciuto quando vengono massacrati i cristiani, mi è quasi corso un brivido lungo la schiena. Ma il momento in cui sono davvero rimasta a bocca aperta e ho sussultato, quasi un balzo indietro, è stata la scena finale. Cavoli, lì si che c’è da rimanere terrorizzati. Quando il Dottore Matto scopre le gambe della povera ninfomane Shelly (Chloe Sevigny) per mostrarle le orribili amputazione, ho fissato lo schermo incredula e, per dirla come mia sorella-teenager che era seduta accanto a me, “mi è presa male”. Panico, panico, panico. Non mi resta che sperare in una nuova terrorizzante stagione. Ah, tanto per renderci la cosa ancora più invogliante, Adam Levine dei Maroon 5, fa una gran comparsata in questi episodi…spettacolo. (Si, lo so che mercoledì è andata in onda il quarto episodio, ma lo vedrò stasera con my sister, abbiate pazienza…)

 

Alla prossima e buona visione!

(quanto mi inquieta questa donna…)

12:32 32 commenti

 

A volte ritornano. Rispolvero la rubrica dei film perché forse finalmente mi è tornata un po’ di voglia di cinema. E viso che avevo preannunciato alle amiche del GdL che lo avrei visto, ora lo commento pure, perché a mio pare merita di essere commentato. Si tratta di On the Road di W. Salles

 

 

 

Titolo: On the road

Anno: 2012

Paese: USA

Regia: Walter Salles

Cast: Sam Riley, Kisten Stewart, Garrett Hedlum, Kirsten Dunst, Viggo Mortensen

 

 

 

 

 

 

Il film, come ben saprete, è basato sul famoso romanzo di Jack Kerouac, Sulla strada, vero e proprio manifesto della beat generation, quella compagine di artisti e scrittori vissuti a cavallo degli anni ‘40 e ‘50 che segnò un profondo cambiamento della mentalità americana e apportò interessanti innovazioni nel campo della letteratura e della cultura in generale. Ora, come adattamento cinematografico, non mi sento di denigrarlo in toto. Non è male se paragonato ad altre trasposizioni inquietanti e fallimentari e anche chi era con me, pur non avendo mai letto il libro, non ha faticato a trovare un nesso e a seguire la vicenda. Anche perché la storia in sé non è tra le più complicate. Certo non si può parlare di un SI a tutto tondo. Diciamo che è un NI.

Salles è il regista di uno dei film nella mia Top 20 di sempre, ovvero “I diari della motocicletta”, e qui manifesta ancora il desiderio di raccontare il cammino, le strade che si snocciolano fino all’orizzonte, l’andare senza mai fermarsi. Peccato che a differenza del suo film precedente, questo sogno su strada non si realizza pienamente. Non è cosa facile tradurre in immagini un romanzo che fu scritto di getto, in un flusso senza freni di parole e sensazioni, che pare seguire come unico filo conduttore la linea che separa le corsie lungo le strade d’America. Il compito è più una sfida ma credo che si sarebbe potuto fare di più. On the road non è un libro che ho amato molto, ma ricordo distintamente e con piacere le emozioni vissute soprattutto nei momenti in cui i personaggi sono in movimento, nei loro viaggi spericolati da una costa all’altra. Sono quelli i momenti in cui Sal fa gli  incontri più strani e durante i quali lui, Dean e Marylou progettano un futuro che non verrà mai. Nel film, invece, questi sono momenti sono perlopiù abbozzati, semplici e fugaci fotogrammi che sussurrano, suggeriscono, ma non dicono. Il risultato è una successione di sequenze a volte disarticolate e l’impressione che spesso tutta l’avventura non si possa riassumere che in sesso, droga e jazz, che il rock ‘n roll non era ancora arrivato.

Per quanto riguarda gli attori, Dean Moriarty interpretato da Garrett Hedlum (l’avrete visto in Tron – Legacy) , il vero protagonista del romanzo, risulta quasi insipido, scolorito rispetto al suo corrispondente di carta, un pazzo come tanti altri e non “il pazzo” come ce lo descrive Kerouac. Inoltre è fin troppo bello per essere Dean. Sal Paradise, voce narrante della storia, è interpretato discretamente da Sam Riley che fornisce l’immagine che mi ero già fatta del personaggio: una sorta di testimone quasi silenzioso, completamente soggiogato dal fascino di Dean da lasciarsi trascinare in qualsiasi nefandezza, spesso pagandone lo scotto. Un po’ zerbino, eterna seconda scelta, spesso capro espiatorio.

La Stewart invece pecca forse di un eccesso di zelo. Marylou è una ragazza problematica, che di sicuro ha avuto un’infanzia difficile, una vita disastrosa e, senza stare a chiamare in causa troppo Freud e la psicanalisi, si trascina in una vita fatta di uomini a cui si concede per avere una sicurezza che non ha mai avuto. E di sicuro un pizzico (un pizzico abbondante, diciamo) di libertinismo non le manca. Nelle mani di Kirsten, finalmente libera dalle paturnie vampiresche e scaricato anche il suo fu grande amore sullo schermo e non Mr Porcellain Pattinson, il personaggio diventa una specie di assatanata del sesso, dove ogni momento è buono per mostrarsi nuda e mettere mani, bocca e altre cose dappertutto e specialmente su tutti. Il suo lato nascosto, che vorrebbe giustificarla del suo atteggiamento, appare solo per pochi secondi mentre uno dei tanti autostoppisti intona una canzone super deprimente e quando si mette un rossetto che le sta malissimo a quasi 3 quarti del film, sembra voler dare un maggior spessore ma è solo un attimo. Tuttavia non si può dire che la parte le sia uscita malissimo. Di sicuro è molto più vivace dei personaggi maschili. E in fondo Marylou non mi era mai stata simpatica.

Una piccola menzione la faccio a  Kirsten Dunst, che riesce a far uscire dall’ombra l’altra donna di Dean, Camille. Un personaggio che nel libro è quasi solo un fantasma molesto e che invece nel film, grazie all’attrice di Spiderman e The Wedding Party, assume corposità e si rivela in tutte le sue sfumature (poche ma ci sono). Infine l’apparizione di Viggo Mortensen nonserve a risollevare le sorti, sebbene con quella faccia lì non avrei dato il ruolo di Old Bull Lee (ovvero lo scrittore William  S. Burroughs) a nessun altro.

Il film, tra alti e bassi, scorre e ci si perde tra le strade di campagna e le highway statunitensi. Davanti a noi scorrono New York con quell’aria un pò gangster, San Francisco, Denver dalle sembianze sciatte, il Mississipi umido e allucinato, fino ad arrivare a un Messico psichedelico. Non nego di aver provato un certo fascino nell’assistere a quella moltitudine di immagini e colori.

Eppure manca sempre qualcosa. On the road negli USA è un vero e proprio cult, un libro che ha fatto storia e che nei college americani viene ampiamente studiato. Ma il film non riesce a raggiungere quella natura epica che il romanzo e la generazione che ne derivò possiedono di fatto nell’immaginario collettivo. La dimensione del viaggio è piatta e annacquata. E per quanto l’idea di questo andare infinito intrighi, il film sembra solo stuzzicare lo spettatore senza mai dare vera soddisfazione. Quando infine Sal e Dean si incontrano per l’ultima volta, provi una sorta di sollievo nel vedere Sal lasciare l’amico lì al centro della strada. Il viaggio è finito. E forse, fino a quando Sal non comincia a scrivere su ciò che è stato, non è mai davvero cominciato.

Voto: 6. Buone potenzialità non sempre applicate. NI.

 

Questa sera niente popcorn: il riepilogo.

Riassuntino dei film visti negli ultimi tempi e debitamente schedati in Questa sera niente popcorn.

Kinsey. 7. La storia di Alfred Kinsey e del rapporto sulla sessualità umana che sconvolse l’America. Interessante e un buon Liam Neeson.

America Pie 2. 6. Una replica vista e rivista. Mi ricorda gli anni del liceo.

Le idi di Marzo. 7. Sinceramente mi aspettavo di più Quando è finito non avevo mica capito che era finito!

Scoop. 6. Uno di quei film di Woody che si rimpiangono. Per averli visti.

Dark Shadow. 7. Burton non ne azzecca una dal disastroso Alice in Wonderland. Qui ci prova il solito amico Deep a salvarlo, ma è davvero poca roba. Torna da noi Tim!

American Pie - Ancora insieme. 6. Spinti dalla nostalgia per gli anni della adolescenza, ci siamo visti anche l’ultimo (e spero davvero l’ultimo) capitolo della saga. Nostalgia portami via!

Crank. 6. Trovato per caso in tarda serata su Rai 4. Al protagonista è stato iniettato qualcosa che potrebbe farlo morire a meno che lui non sia sempre in modalità adrenalinica. Il classico film da “Bang! Boom! Splash!” come li chiamavo io da piccola quando me li faceva vedere mio papà. Il film ha un buon ritmo e ti ci credo dato che tutti i personaggi sono agitati per tutta la durata del film! Mi sono venute le palpitazioni a guardarlo…

Mi chiamo Sam. 8. Anche questa una seconda o tripla visione. Ho scoperto di non riuscire a resistere dal piangere per più di dieci minuti guardando questa pellicola. Straordinario Sean Penn. Oddio ora piango…

The Express. 7. Questi sono i film che becco nel pomeriggio a casa dei miei su Premium. Di mio non li vedrei ma il telecomando pesa e allora lascio a quel canale. Poi scopro che ho fatto bene. Una storia vera raccontata bene. Ci piace…

Killshot. 6. Come sopra. Beccato una sera con papà. Lui questi film se li vede e io gli faccio compagnia. Mikey Rourke convincente nei panni del killer. Joseph Gordon-Levitt ottimo come pazzo omicida. Per il resto niente di uovo sotto il sole.

Inception. 8. Recuperato alla grande. Finalmente! Mi è piaciuto, mi sono piaciuti gli attori (Di Caprio, Ellen Page e ancora Joseph Gordon-Levitt che a quanto pare ha mille facce) , per la storia ho ancora qualche pezzo che mi manca ma è davvero un film meritevole di ogni attenzione.

Un altro mondo. 8. Non linciatemi. Ma a me Silvio Muccino sta simpatico. Più o meno. E in ogni caso questa è una storia che ammorbidirebbe anche il cuore più coriaceo. Per andare oltre ogni differenza e diffidenza.

 

Alla prossima!

(per depistare tutti, mi metto a fare anche io l’intellettuale con ‘sto popo’ di libro..)

02:14 18 commenti

 

Recommend A

 

Recommend A… è una rubrica ideata dal blog Chick Loves Lit e consiste nel “raccomandare” un libro seguendo le indicazioni date di settimana in settimana. Su questo blog la rubrica non avrà cadenza fissa e, quando ci sarà, verrà pubblicata di Lunedì.

 

Nuova puntata con la rubrica delle raccomandazioni letterarie. Questa settimana il tema è:

Recommend A book that lived up to your expectations

(Consiglia un libro all’altezza delle tue aspettative)

Per quanto all’inizio la cosa sembrasse semplice, si è invece rivelata alquanto insidiosa. Non deve essere un libro che supera le tue aspettative o le delude. Deve essere un libro di cui tu sapevi già come sarebbe andata a finire. Che ti ha regalato esattamente ciò che ti aspettavi. Che ci ha sperato e ti ha ripagato. Insomma quelle soddisfazioni certe della vita. E io invece sono una frana con questo perché io mi butto nelle letture e non so mai cosa succederà. Certo, anche io ho due o tre salvagenti, ma poi finisce che parlo sempre dei soliti noti. Allora pensa che ti ripensa ho trovato un titolo, con il quale probabilmente mi gioco la fama di lettrice impegnata (???). Perché l’autrice non è altri che la regina del chick lit, ovvero Sophie Kinsella. Lasciatemi spiegare. Io ho bellamente snobbato il chick lit per anni, relegandolo alla categoria delle letture di serie B, C ecc…ma qualche anno fa, per una sfida su anobii mi ritrovo a a leggere il suo Sai tenere un segreto?. E, con sorpresa, mi sono divertita da matti. Ho dovuto rivalutare scrittrice e libri e pur considerandolo un genere molto molto leggero, una ottima pausa per i neuroni che non devono impegnarsi più di tanto, ritengo sia un buon modo per trascorrere qualche ora in tranquillità senza però scadere nel trash. Le storie non sono sempre originalissime ma la Kinsella riesce a renderle piacevoli con una scrittura molto contemporanea che ti mette a tuo agio. Così ho cominciato a leggere di tanto in tanto i suoi romanzi e quando ho acquistato questo libro sapevo cosa mi aspettava. Allegre ore di chiacchiere e qualche sogno ad occhi aperti. Parlo di La ragazza fantasma.

A ventisette anni, niente funziona nella vita di Lara. Il fidanzato l'ha lasciata, ma lei non si arrende e lo perseguita con messaggi e telefonate, la società di cacciatori di teste che ha aperto con la sua migliore amica non decolla, la socia ha pensato bene di trasferirsi a Goa lasciandola in un mare di guai e la sua famiglia la considera un po' picchiatella... Quando si trova costretta dai genitori ad andare al funerale di una vecchia prozia di centocinque anni che non ha mai conosciuto, Lara sente di aver toccato il fondo. Durante la funzione, però, succede qualcosa di incredibile: le appare una ragazza bellissima, diafana, vestita con l'accurata ed eccentrica eleganza degli anni Venti, che le chiede con insistenza: "Dov'è la mia collana? Voglio la mia collana!". Chi è questa ragazza? Di quale collana parla? E com'è che solo lei tra i presenti al funerale la vede? Insomma, va bene lo stress, ma addirittura avere le visioni! In effetti l'immaginazione di Lara è sempre stata molto fervida, ma quello che da questo momento le accadrà sorprenderà anche lei. Ciò che ancora non sa è che la misteriosa ragazza comparsa dal nulla, capricciosa, pungente e stravagante, vestita con meravigliosi abiti vintage, diventerà la sua guida, la sua amica più cara, la confidente perfetta, e che la ricerca dell'agognata collana si trasformerà per entrambe in una sorprendente avventura.

 

La Kinsella è diventata ufficialmente una garanzia.

Titolo: La ragazza fantasma
Autore: Sophie Kinsella
Editore: Mondadori
Anno: 2009
Pagine: 393

 

 

 

 

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Foglie sulla neve #4

Questa foglia parla di Voi. E di me. E di questo blog.

Anche se è ben in evidenza nella colonna qui di lato, non guardo molto la colonnina dei follower. Non ci faccio caso. Ma ultimamente qualcosa sta cambiando. Qualche giorno fa guardo il numero e mi viene un colpo. 300. Diventati oggi 327. OMG. Chiamate Russell Crowe che facciamo il sequel. 300 + 27. Ma quanti sieteeeeeeeeeeeeeeeeeee!

E la cosa, non nego, mi rende felice e soddisfatta. Avere tutta questa gente che mi segue mi confonde e mi imbarazza anche un po’.

I miei follower sono così diversi. Alcuni sono qui dai tempi dei tempi. Altri non li sento da un bel po’. Qualcuno è scomparso. Poi ci sono quelli silenziosi che non commentano mai o commentano una volta l’anno. E sono felice così e quando tornano è sempre festa.

E ci sono quelli che mi seguono attivamente, straordinarie persone che mi riempiono le giornate, che mi onorano della loro presenza, fosse anche per un semplice buongiorno. Siete voi che rendete vivo questo posto, altrimenti sarebbe solo il luogo dei miei vagheggiamenti deliranti. Siete voi a dare un senso a tutto questo. Grazie.

E infine ci sono i newbie, i nuovi, nuovissimi, che fanno capolino, chi timidamente, chi con tanto entusiasmo, su questo blog regalandomi un sorriso. E spero tanto che anche con loro si crei un bel rapporto, che il nostro vicinato duri nel tempo e diventi più forte.

Siete tanti. Di sicuro più di quelli che pensavo quando aprii questo blog, 2 anni e mezza fa. E vi adoro. Non capite quanto…

[that%27sme.jpg]Così, dopo tanto pensarci, ho deciso. Ci metto la faccia. Su questo blog. Tanti saluti all’anonimato. Tanto molti di voi mi conoscono su fb, su twitter, su instagram, non faccio mistero di chi sono, cioè nessuno. Ma la mia faccia mi piace e penso che assumersi la responsabilità delle proprie parole sia bello. Inoltre ormai fingere di essere una strafiga non ha senso con le ricette che vi propongo che non sono affatto light!

Sono poche le cose che mi soddisfano nella vita ultimamente e la sfiga ci mette sempre del suo. Ma questo blog è una mia creazione e mi riempie di orgoglio, anche e soprattutto grazie a voi e al vostro supporto. Così ho deciso di regalarvi il mio sorriso che ultimamente non riesco a sfoggiare tutti i giorni, ma che voi riuscite sempre a tirare fuori.

 

327 Grazie a tutti.

16:22 20 commenti

 

Penultima tappa della nostra lettura. Pronte per le ultime ore in compagnia delle protagoniste di The Help?

Nell’ultima settimana si è svolta finalmente la famosa festa di beneficenza. Erano tutte presenti e la cosa più eclatante è lo scontro tra Hilly e Clelia, terminato con strappo della manica del vestito di Hilly e messa al bando di Celia dalla vita sociale della città. Il girono dopo Minny decide di raccontare tutto sulla Terribile Porcata e il risultato sarà sorprendente e sembra dare nuova forza a Miss Clelia per andare avanti. Intanto Skeeter si mette nuovamente in contatto con Elaine Steine, la quale avverte la ragazza della necessità di avere il suo libro entro il 21 dicembre. Ormai mancano poche settimane e Skeeter disperata lavora giorno e notte con l’aiuto di Aibileen. La redattrice le chiede anche di includere un capitolo sulla domestica che l’ha cresciuta, la famosa Constantine che nessuno pare sapere dove sia. All’ennesima richiesta della ragazza di sapere la verità, Aibileen accetta di raccontarle che fine ha fatto Constantine e la verità è terribile. Skeeter, distrutta, affronta sua madre che conferma quanto lei già sa e non pare essere minimamente pentita del male fatto alla sua ex domestica, e, nonostante la terribile malattia che sta vivendo, Skeeter non riesce a perdonarla. Alla fine il libro viene spedito con un margine di tempo risicato e la ragazza insieme a Minny e Aibileen si chiede se il manoscritto riuscirà ad arrivare in tempo. Nel frattempo è ricomparso anche Stuart nella sua vita…cosa succederà tra i due questa volta?

Questa settimana leggiamo i seguenti capitoli:

8^ settimana (5/11 – 11/11): dal capitolo 28 al capitolo 30 (incluso)

Come sempre pubblicherò i vostri commenti man mano che arriveranno.

Non mi resta che augurarvi…buona lettura! ^^

 

La Betty

Un libro davvero entusiasmante,
la porcata di Minny potrebbe tornarmi utile (ahahaha), davvero divina...
Per quanto riguarda la povera skeeter credo sia un momento piuttosto difficile,ormai è praticamente esclusa da un mondo che a parer mio non le appartiene proprio per niente ma tutti questi dispiaceri(la morte di Constantine, la malattia di sua madre) insieme per lei sono un duro colpo,spero proprio nel colpo di scena....

Risposte

Strawberry

Davvero un brutto colpo, ma di sicuro sta per succedere qualcosa che ribalterà la situazione! ;-)

Beatrix Kiddo

Si, sono convinta anche io che qualche cosa si ribalterà a favore di Skeeter, il vento del cambiamento che sta soffiando colpirà prima o poi anche loro...

Strawberry

Questa parte, più corta delle altre, me la sono divorata. Il tono è molto malinconico all'inizio, con la mamma di Skeeter molto malata, nessuna notizia dall'editor, senza contare il momento tristissimo vissuto a casa di Miss Clelia. Mi sono quasi messa a piangere. E poi quella proposta di matrimonio fallimentare. Stuart sinceramente non lo capisco e a questo punto meglio che sia andata così. Il romanzo si sta avviando brevemente alla conclusione, ormai mancano una quarantina di pagine. Che fibrillazione quando il libro viene pubblicato!!! La descrizione di Aibileen che vede lo show in tv con Elizabeth mi ha fatto morire e minny che crede di sentire l'urlo di Miss Hilly è una trovata molto simpatica. Ora non ci resta sapere come andrà a finire...non vedo l'ora! :-D

Risposte

Saya

Straw non abbiamo mai commentato Leroy... sinceramente l'avrei ammazzato più volte. Non capisco come faccia Minny...mi viene un nervoso ogni volta che lo nomina!!!
per quanto riguarda l'urlo di miss Hilly... ho pensato di sentirlo pure io! bellissima trovata.Non vedo l'ora di concluderlo!

Strawberry

vero, di Leroy non abbiamo detto nulla...ma forse lì'unica cosa da dire è che è uno st***o visto come tratta Minny e la sua famiglia...l'atmosfera opprimente attorno a queste donne è data anche da questo matrimonio infelice e violento...

 

Sara fatina

Finito adesso e non vedo l'ora di andare avanti per sapere quali saranno le reazioni della città all'uscita del libro. Mr Johnny e Miss Celia sono stati molto carini nei confronti di Minny, era ora che qualcuno stesse dalla sua parte, dato che sembra la più forte, ma in realtà è quella che ha più bisogno d'aiuto viste le botte del marito e Miss Hilly che le mette di continuo i bastoni tra le ruote.

00:19 9 commenti

 

Hola! Anche ottobre è terminato e siamo giunti al consueto riepilogo mensile. Che ha combinato la vostra Fragola? Andiamo a vedere….

Il Libri di Ottobre

Ottobre ormai è influenzato dalla festa del Great Pumpkin, citando un po’ i Peanuts, ovvero Halloween. Così, per immergermi ben bene in questa atmosfera da “paura” le letture di questo mese sono state alquanto singolari e diverse da ciò che leggo di solito:

- Paddy Clarke ah ah ah! di Roddy Doyle. Si tratta di un libro iniziato a fine settembre ma che ho ripreso solo dopo la vacanza a Parigi. Mi aspettavo meglio da come mi hanno sempre parlato di questo scrittore. All’inizio era, mi spiace dirlo, noioso e piuttosto lento, anche perché non c’è una vera storia da seguire quanto piuttosto si tratta di una sorta di diario mentale dei ricordi di infanzia del protagonista, sconnessi e spesso intrecciati tra loro, in un continuum temporale quanto mai ingarbugliato. Poi però subentra l’affetto per Paddy, il fratello Simbad e i loro amici e le ultime pagine scorrono fino alla fine. Ma vorrei leggere qualcos’altro di questo autore perché qui, lo ammetto, non mi ha convinto del tutto…

- Nessun Dove, di N. Gaiman. Bello, una sorpresa. Ve ne ho parlato nella Recensione del mese.

- Dracula di B. Stoker. Qui parliamo di un capolavoro, non a caso l’ultimo grande romanzo gotico. Stoker riesce a ricreare delle atmosfere davvero spaventose e terrorizzanti attraverso allusioni, giochi di luci e ombre, bisbigli trasportati nel vento, visioni al chiaro di luna che portano la mente umana a ricreare i propri stessi mostri. in un fiume di parole allusive e suggestionanti, è facile poi per il lettore sobbalzare al minimo colpo di scena. I personaggi sono molto canonici ma proprio per questo perfetti per l’occasione: le donne giuste, buone e intelligenti, gli uomini eroici e coraggiosi e il vecchio Professore Van Helsing è un mirabile savio che ci guida attraverso l’oscurità che permea questa orrenda avventura, ricordandoci sempre l’importanza di avere una mente aperta. E poi c’è lui, il Conte Dracula, un personaggio straordinario che non ci appare mai direttamente ma solo attraverso le parole degli altri protagonisti ed eppure riesce a far sentire la sua presenza in ogni riga o parola del romanzo. A volte la narrazione appare prolissa, ma è solo per creare quell’effetto di suspense che serve a prepararci a cosa verrà dopo. Leggendo questo romanzo si avverte sempre un pizzicorino lungo il collo e leggerlo di sera significa spesso portarsi a letto pensieri inquieti, ma a fine lettura tutte le sensazioni provate si sommano per regalare al lettore la consapevolezza di aver letto un romanzo degno della sua fama, che dura da oltre un secolo, e di aver goduto di ore di lettura sempre con il fiato sospeso e un brivido lungo la schiena che però si ricorderanno come tra le più piacevoli. Dracula è il vampiro come da sempre lo conosciamo e niente  nessuno potrà spodestarlo. Consigliato!

- Fuga nelle tenebre di A. Schnitzler. Un gioiellino. Conoscevo lo scrittore per aver già letto Doppio Sogno (ne fu tratto Eyes Wide Shut di Kubrik) e La signorina Else ed è stato un piacere ritrovarsi. In poche parole è la storia di un uomo normale che, ossessionato dal pericolo di divenire pazzo, impazzisce davvero. Detta così, sembra poca cosa, ma Schnitzler si dimostra un maestro nel sondare la mente umana e le sue contorte elucubrazioni. Sicuramente influenzato da periodo in cui vive, un periodo di mancate certezze e scontro con una nuova realtà (siamo nei primi decenni del XX secolo) e dagli studi sulla psiche condotti in quegli anni da Freud e altri scienziati e filosofi dell’epoca, Schnitzler trasmette le inquietudini e le ricerche di quegli anni in racconti che appaiono spesso cupi, soffocanti ma che riescono a portare alla luce paure, timori, i pensieri più reconditi della mente umana, i momenti in cui la nostra mente viaggia libera per creare quei mostri di cui poi essa stessa proverà orrore. Leggere Schnitzler è come calarsi in un lungo sogno, in cui contorni non sono mai ben definiti, in cui realtà e immaginazione si interscambiano con facilità, creando quel disorientamento tipico dell’uomo moderno, che a volte sfocia in tragici epiloghi. Lo scrittore austriaco di certo estremizza, ma a fine lettura resta la sensazione che abbia voluto dirci qualcosa su di noi e sulla realtà che percepiamo…Straordinario.

- Il caso di Charles Dexer Ward di H.P. Lovecraft. Primo incontro con questo autore. Non conosco la sua produzione e quindi non so se questo romanzo sia tra le sue opere migliori. So solo che l’ho terminato in due giorni, che ho provato davvero il terrore che lo scrittore voleva provocare e che di sicuro considero questo romanzo breve una gran bella lettura. All’inizio si tende a perdersi, la trama e macchinosa ed estremamente intrecciata, con dei balzi nel passato ricostruiti tramite racconti, dicerie e diari deliranti di personaggi secondari, ma poi pian piano la tensione sale, i misteri si fanno più cupi e inquietanti e la storia procede veloce, lineare, in un turbinio di orrori e colpi di scena. Il caos di Charles Ward è quello di un giovane divenuto folle in seguito alle sue ricerche su un suo oscuro antenato, certo Joseph Curwen sospettato di negromanzia, e rinchiuso in un manicomio prima che commetta tragiche azioni. Ma Ward scappa e l’unico a sapere la verità su quello che realmente è accaduto è il suo dottore che lo segue dall’infanzia, Mr Willett, il quale è il vero protagonista del romanzo. Nel corso del racconto, Willett, infatti, sarà colui a cui fin da subito viene affidato il giovane Charles per riportarlo alla sanità e allontanarlo dalle sue ossessioni verso l’antico e l’occulto. Willett è l’unico dotato di una mente aperta (alla stregua di Van Helsing in Dracula e in effetti nel romanzo non mancano riferimenti alla tradizione gotica, Stoker incluso) e, come lui stesso afferma, un pizzico di fantasia, che gli permettono di sondare le profondità dell’incubo in cui Ward è caduto, affrontare gli orrori che nasconde e arrivare alla soluzione del terrificante mistero che avvolge Charles e il suo antenato. Una storia che davvero vi lascerà con il fiato sospeso fino all’ultimo. Ideale per una notte all’insegna del brivido…

Tot libri letti: 34/50

Tot pagine: 10845/15000

Acquisti & co. DSC05627Agli inizi del mese ho fatto un giro a Portici di Carta, manifestazione appendice del Salone del libro che si tiene qui a Torino e prevede la partecipazioni di librerie locali e case editrici. Ovviamente non potevo tornare a casa a mani vuote. Mi sono fermata allo stand del Libraccio e ho trovato delle splendide occasioni a ottimi prezzi: Il petalo cremisi e il bianco di M. Faber e La regina dei castelli di carta, l’ultimo capitolo della Millenium Trilogy di S. Larsson che mi mancava. Intanto il 16 ottobre è uscita la seconda (sebbene sia il terzo libro) e ultima parte di 1Q84 di Murakami e approfittando di uno sconto del 25% su tutti gli Einaudi l’ho acquistato, anche perché lo avrei comprato comunque dato che sapete bene Murakami è uno dei miei scrittori preferiti e la prima parte l’avevo amata. insieme ho acquistato Fuga nelle tenebre di A. Schnitzler che ho già letto. I non iniziati mi seppelliranno…

 

La velleità femminile del mese.

Questo mese è successo un po’ di tutto. Anche se a dir la verità, da borsettara quale sono, la cosa che mi ha più fatto piacere è stato l’arrivo di una delle borse della Capsule collection Carpisa by Custo, in vendita dal 18 ottobre.

 

 

 

Custo Barcelona è un marchio che adoravo quando ero in Spagna e non passava giornata sulla Gran Via di Madrid che non passassi davanti alla vetrina del loro negozio. Quando ho saputo della linea in arrivo e consapevole che avevo bisogno di una nuova borsa, la decisione di averne una è stato un attimo. Amorcito mi ha preceduto e me ne ha regalato una, il modello a mio parere più bello (quello indossato dalla modella Laura Sanchez qui accanto).

Me felice! Sorriso

 

Faccio cose, vedo gente…

DSC05631Lo scorso fine settimana sono venuti in visita a Torino una coppia di cari amici. Complice la compagnia, io e amorcito siamo finalmente, e con vergognoso ritardo, andati a vedere la mostra “Fare gli Italiani 1861 – 2011” esposta alle Officine Grandi Riparazioni. La mostra si presenta come un grande percorso multimediale che dal Risorgimento sale lungo la linea del tempo fino ai giorni nostri. Vi sono filmati, ricostruzioni storiche, reperti, rappresentazioni musicali e recitate, foto, contributi artisti e creativi, schermi interattivi e raccolte cinematografiche e televisive. Durante la visione della mostra si può toccare, vedere, ascoltare e, naturalmente, pensare.

 

DSC05697Una mostra che ti coinvolge e non annoia proprio per questa sua dinamica ampiamente partecipativa che aiuta il visitatore a calarsi nelle varie epoche e fasi di quel percorso che ha fatto l’Italia e noi italiani e a divenire egli stesso il protagonista.

foto (6)Mi sono piaciuti tanto lo spazio dedicato alla scuola, il teatro delle città ai tempi del risorgimento, lo spazio dedicato alle mafie, quello dedicato alla partecipazione politica con uno straordinario video dalle mille sfumature e fonte di molte riflessioni, il divertente spazio sull’età dei consumi e della Tv e mi ha molto colpito il significativo monumento alle migrazioni (perché tale mi è sembrato), di ieri come di oggi, perché non bisogna dimenticare mai chi eravamo per capire chi siamo…

Nonostante il freddo glaciale che ho provato all’interno degli enormi locali delle officine (dai due o tre buchi chiudeteli) sono uscita dalla mostra soddisfatta. DSC05670Certo, per quanto riguarda il Risorgimento e la nascita dello Stato Italiano, forse si sarebbe potuto parlare di più degli aspetti più cupi e problematici, come il brigantaggio o le reclusioni di carbonari e rivoluzionari e il dover piegare la testa e accettare in un silenzio amaro il nuovo Stato nato per una convergenza di favorevoli azioni politiche internazionali e lontano ormai dalle idee rivoluzionarie di Mazzini Garibaldi e molti altri patrioti (a tal proposito vi consiglio la visione del film Noi credevamo di cui vi ho parlato in un post tempo fa). Ma il viaggio proposto dalla mostra Fare gli Italiani è sicuramente attendibile e dettagliato, preciso e attento a cogliere le sfumature.

Un’esperienza che consiglio a chiunque si trovi a Torino di passaggio o non, da non perdere, soprattutto in epoche come questa, quando essere italiani a volte fa sorgere pensieri tristi e amari…

 

La turista per caso.

Di Parigi vi avevo già parlato appena tornata. Qui alcuni appunti di viaggio:

  • IMG_4531Cose da non perdere a Parigi: sicuramente la Saint Chapelle, che si trova sulla Ile de la Cité, a pochi passi da Notre Dame. Spesso viene snobbata per vedere ben altre opere e costruzioni, in primis la cattedrale gotica, ma dopo Notre Dame se ne si ha la possibilità, consiglio vivamente di visitare questa straordinaria cappella del XII sec, che ha delle vetrate straordinarie, testimonianze splendide della grande arte vetraria di quell’epoca. Ne rimarrete ammaliati.
  • Cose da non perdere a Parigi 2: bere un tè alla menta alla Moschea. La Moschea si trova un po’ fuorimano e di sicuro fuori dalle rotte canoniche dei turisti, ma se si vuole uscire un po’ dagli schemi è il luogo ideale dove rilassarsi. IMG_4790Il bar della Moschea, antistante il ristorante arabo che si trova sempre al suo interno, è un posto delizioso. Il suo piccolo cortile, le sale interne e la terrazza sono permeate da una atmosfera sospesa nel tempo, fuori dal caos della grande città, dove si può conversare nella pace e nell’armonia regalata dal cinguettio degli uccellini che vi abitano, veri e propri padroni di casa. E credetemi quando lo dico, dato che questi simpatici pennuti non hanno alcuna paura degli uomini e svolazzano dentro e fuori dal locale, appoggiandosi su tavoli e sedie, facendo compagnia ai clienti intenti a bere il loro tè. Un posto del genere ti riconcilia con l’universo…
  • Se volete comunicare con il mondo esterno, vi consiglio di lasciar perdere l’inglese solito veicolare da viaggio e imparare lo spagnolo. A quanto pare i parigini se devono imparare una lingua straniera preferiscono di gran lunga quella dei loro vicini oltre i Pirenei. Sono riuscita a da avere più indicazioni io alla frase “Hablo español” che non amorcito con il suo “I speak english”! Occhiolino
  • Cosa da non perdere a Parigi 3: L’Orangerie dove si trovano le famose Ninfee di Monet. Meraviglia…
  • Arrivate alla Basilica del Sacro Cuore di pomeriggio inoltrato: IMG_4614avrete al possibilità di assistere a uno straordinario tramonto che abbraccia tutta la città. E fermatevi a guardare gli artisti di strada: sono bravissimi!
  • Montmartre è un quartiere che va visitato piedi. Arrivate con la metro al Moulin Rouge e poi percorrete le sue pittoresche strade fino alla Basilica, su in alto, a sovrastare la città. Ci vuole qualche sforzo in più anziché prendere la funicolare fino a su, ma la soddisfazione è delle più grandi e la passeggiata vi scalderà il cuore
  • Non dimenticate di visitare i cimiteri monumentali: quello di Montmartre e Pere Lachaise sono ottime passeggiate, davvero poco lugubri nonostante quello che si immagina sui cimiteri, in compagnia di Degas, Zola, Proust, Wilde e molti altri…
  • Cercate un bistro buono e non affollato di turisti? La Marine sul Canale Saint Martin. Cibo ottimo, atmosfera accogliente e intima e personale gentilissimo e disponibile…e chi se lo dimentica…IMG_4756
  • Se avete poco tempo e volete visitare più musei possibili, andate al mattino presto al Louvre, così troverete poca fila e sarete in breve tra le grandi opere dell’epoca moderna. E nel pomeriggio avrete molto tempo a disposizione per andare al Centre Pompidou, dato che questo chiude alle 22!IMG_4832
  • Se riuscite, andate alla Tour Eiffel di sera. E arrivate fino in cima!

 

 

 

 

 

  • Lasciatevi trasportare dal fascino dei suoi viali, dalla bellezza dei suoi edifici e monumenti, dalla magia delle sue luci…
IMG_4887

 

Tv, tv e ancora tv.

Mesi fa mi giungeva una notizia che mi rendeva triste, almeno un po’: Alessandro Borghese lascia Real Time e passa a Sky. Terrore e Tragedia. Poi ho visto che davano la nuova serie di Cortesie per gli ospiti e In cucina con Ale e mi sono tranquillizzata. Ma si tratta del canto del cigno. Infatti a quanto pare il passaggio è già avvenuto e su Sky è partito il programma Ale contro tutti, in onda ora anche su cielo.

Il programma è in fondo simpatico. Una qualsiasi famiglia italiana sfida Ale nella ricetta che sa fare meglio. Alla fine il piatto preparato dai concorrenti e quello di Ale sono giudicati da un trio di abbonati sky e infine viene proclamato il vincitore. Ale è sempre una forza della natura e la sfida è piacevole da guardare. Tuttavia lo preferivo nelle vesti di criticone culinario in Cortesie.

Spero che a Sky gli diano lo spazio che merita, ma che tristezza pensare a una nuova edizione di Cortesie orfana di Ale, del già fu Ruspoli e con solo ChiaraIldesignL’hoinventatoIo a tenere alta la bandiera del mitico trio…

Intanto è ricominciato su Rai3 Volo in diretta con il caro Fabione Volo. Che vi devo dire, io seguo Fabio da quando faceva le Iene anni or sono, non riesco a stargli troppo lontana. Il programma come idea è il classico programma di Fabio: cazzeggio, qualche personaggio intervistato che viene per simpatia, e altro cazzeggio. Sono lontani i fasti di Italo-Spagnolo che vedevo qualche anno fa e sognavo di essere con lui in quel di Barcelona, ma nonostante gli alti e bassi del programma, Volo in diretta è una piacevole chiusura di serata prima di andare a dormire. La sigla, in compagnia di Across the universe e dei post-it attaccati un po’ ovunque nel mondo, è poi la migliore ninna nanna che si possa desiderare…

 

La musica che mi frulla in testa

Da qualche settimana mi segue questa canzone. L’avevo sentita di sfuggita su Mtv in compagnia di sorella – teenager e mi aveva colpito. Scopro essere il brano di un cantante nuovo, bolognese, di nome Andrea Nardinocchi. Si intitola Un posto per me e sia il testo che le sonorità insolite e decisamente contemporanee (anche se a tratti ricorda Mengoni) mi hanno conquistato…bravo…

 

E per questo mese è tutto gente. Non resta che augurarvi di trascorrere un buon novembre!

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