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Una Fragola al Giorno

Quando finisce un amore master. Perché tutto prima o poi finisce.

Settimana scorsa sono terminate le lezioni. Ora siamo nel limbo post corsi e pre-stage. Tutta vita insomma. Ma non starò qui a tediarvi su quanto sia complicato capire cosa ne sarà di noi, piuttosto vi ammorberò con la mia pseudo nostalgia da master. Perché sapevo che, dopo aver passato circa 10 ore al giorno per 8 mesi con altre 15 persone, qualcosa nel mio animo si sarebbe raggrumato nel realizzare che quelle orrende, terrifiche, interminabili giornate sono ormai passate. E mentre i giorni cominciano a scorrere, quel grumo resta lì e diventa sempre più ingombrante. E poco conta se con i compagni continui a vederli, ché non si vive certo nel deserto, ma c’è poco da fare, non è la stessa cosa.

Non dico che vorrei tornare indietro. Ciò che è stato è giusto che sia finito. E che quando si arriva al termine di un percorso, inesorabilmente ci si guarda indietro e si pensa alla strada percorsa e ai propri compagni di viaggio.

Cosa mi ha insegnato questo master?
Vorrei poter dire che mi ha rivelato mondi nuovi. Che ho avuto illuminazioni sulla via di Damasco. Quello che posso dire è che di sicuro mi ha aiutato a sviluppare competenze che non sapevo di avere, a perfezionare altre già in mio possesso, a conoscere lati nuovi di un campo quanto mai complesso e contorto. Esulando, però, dall’oggetto del master, a livello umano mi sento arricchita?

Che domande. Ho 15 buoni motivi per sentirmi più ricca di prima.

Ci sono state persone che mi hanno confermato l’idea che avevo di loro fin dall’inizio. E che ogni giorno hanno portato la gioia e il sole nella mia vita. Altre che dopo un inizio traballante si sono rivelate essere le persone più importanti per me in questi mesi. C’è chi ha dovuto sopportarmi nel mio straparlare quotidiano e nel dispensare insulti gratuiti (sì, nella vita reale sono una persona difficile da gestire), adottando le tecniche più strane, come quella di mimetizzarsi con i muri. Chi invece ha capito come prendermi e si è aggiunto ai miei momenti di follia. Chi mi ha abbracciato con affetto, ma anche per farmi tacere perché spesso parlo a vanvera, e condiviso con i ritorni a casa di ogni sera. Chi mi ha fatto sentire sempre a casa, anche nei primi sperduti giorni, e che se mi grida “Gioia!” potrei riconoscerla a km di distanza. Chi mi ha iniziato alla cultura da ghetto, che mi capiva perfettamente quando avevo nostalgia di Bo perché per lei era lo stesso con la sua Toscana, che mi rispondeva sempre a tono, pronta a essere sempre schietta senza però rovinare mai il rapporto che c’era tra noi. Chi mi ha regalato momenti di grande divertimento con la sua ironia pungente e un cervellino niente male sotto tutti quei ricciolini, condividendo con me (in)sane sedute di shopping e ancora più (in)sane passioni per serie tv. Chi è stata la mia ancora di salvezza sempre, con la sua professionalità che, però, non le ha ma impedito di regalarmi un sorriso e anche qualche battuta che mai ci si poteva aspettare da lei, ma d’altra parte sui Navigli si usa così… Chi poteva passare il giorno accanto a me torturandosi con frasi del tipo: “No il Kinder Bueno oggi no… magari più tardi… ehm, ok… allora qui ci vuole un Kinder Bueno… si è fatta una certa, io mi sfanculo e bella per tutti!” e riuscire a portarmi quel tot di follia necessario per superare la giornata, quel pizzico di surreale che affascina e tutta la sua incredibile personalità capace di travolgermi in pochi secondi. Chi mi ha sempre regalato un sorriso, anche se timido, e un cinguettio leggero come lei, con la quale troppo  tardi ho scoperto di avere diverse cose in comune, a cui saprò sempre appoggiarmi quando parlo di qualche personaggio noto o programma televisivo che, a quanto pare, conosciamo solo io e lei  ma gli stolti sono gli altri mica noi. Chi ha dispensato nelle nostre giornate citazioni ricercate, battute colte, raffinato humor e tanta saggezza. E poi c’è chi ho imparato a conoscere e ad apprezzare tardi, quasi alla fine del nostro tempo a disposizione, e mi è dispiaciuto non aver potuto approfondire il nostro rapporto, ma è stato ugualmente un piacere condividere dei momenti insieme. E c’è anche chi non ha per me più lo stesso valore di un tempo, ma i rapporti cambiano e le persone anche e, dopo tanti giorni fianco a fianco, è difficile non provare ancora un po’ di affetto.

Si potrebbero dire tante cose. Potrei raccontarvi un milione di aneddoti, uno almeno per ogni giorno trascorso con queste persone. Potrei dirvi di come abbiamo riso certe mattine per piccole sciocchezze, di quanto ci siamo innervositi certe altri pomeriggi passati davanti a un progetto che sembrava non finire mai, di quando abbiamo cantato a squarciagola per allentare la pressione accumulata da giorni, delle foto fatte tra una pausa e l’altra, delle cene e delle birre bevute dopo essere usciti dal master, ancora una volta, a orari indecenti, ma anche delle feste e delle serate passate in totale allegria e spensieratezza. Potrei cercare di farvi capire il legame che si è creato e l’affetto che si può arrivare a provare in tali condizioni. Ma non ci riuscirei.

E il grumo diventa mancanza fisica, di non avere nessuno alla mia destra o alla mia sinistra a cui chiedere consiglio o con cui scambiare una battuta, di non trovare sguardi o sorrisi al di là di questo schermo, di non sentire voci, risate, urla e musica intorno a me.
E il grumo sale, sale, arriva sempre più su fino a diventare lacrima. E pensi che un altro anno è passato lasciandoti, ancora una volta, dei grandi doni ma anche l’onere del distacco, la nostalgia per la fine e la tristezza che nasce a ogni partenza. Mi ritroverò ancora ad avere amici lontani, discorsi su skype o facebook e poche occasioni per essere ancora insieme. E nonostante io millanti a tutti che avere amici sparsi per il mondo è fantastico (e lo è!), poi penso a quanto mi manca e che non è passata ancora una settimana.

Dovrò imparare a convivere anche con tutto questo. Come ho sempre fatto. E nonostante i grumi, nonostante i piccoli rimorsi, nonostante le lacrime e la lontananza, quando finisce un master è così che ci sente. Fortunati. Di aver vissuto una nuova incredibile esperienza con gente straordinaria come loro.

Grazie a tutti. Siete e resterete speciali.

[Non potendo mettere una foto con tutti noi metto questa immagine. Molti di voi non capiranno, ma credo che questa sia una delle immagini più rappresentative del master, fatta da me tra l’altro, che nessuno osi dire che non ho imparato a usare Photoshop!]

01:23 12 commenti

 

[Questo mese, per la Recensione, “lo famo strano”: vi propongo un articolo che ho scritto questa settimana per il web magazine Fatto&Diritto, dedicato a una saga che mi ha letteralmente stregato, le Cronache del ghiaccio e del fuoco. Non sono una fan di primo pelo, lo ammetto, faccio parte di coloro che prima hanno amato la serie e ora stanno imparando ad amare i romanzi da cui è tratta. Questa è la cronaca della mia storia con GOT e con il fenomeno racchiuso in esso.]

Dentro il fenomeno: leggere Game of Thrones

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Titolo: Il trono di spade – Il grande inverno

(Le cronache del ghiaccio e del fuoco, vol. 1)

Autore: G. R. R. Martin

Traduttore: Sergio Altieri

Editore: Mondadori

Anno: 2011

Pagine: 855

 

 

 

Le tenebre stavano avanzando. "Meglio rientrare." Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. "I bruti sono morti." "Da quando hai paura dei morti?" C'era l'accenno di un sorriso sui lineamenti di ser Waymar Royce. Gared non raccolse. Era un uomo in età, oltre i cinquanta, e di nobili ne aveva visti andare e venire molti. "Ciò che è morto resta morto" disse "e noi non dovremmo averci niente a che fare".

Domenica 9 giugno è finita la terza stagione di Game of Thrones, la fortunata serie dell’emittente americana HBO. Uno show televisivo che è diventato un vero e proprio fenomeno culturale e di tendenza, con gli oltre 5 milioni di spettatori per episodio solo negli States. Partita nel 2011, la serie ha conquistato il pubblico mondiale con una storia fatta di intrighi di corte, segreti a lungo nascosti, misteri e orrori indicibili, battaglie all’ultimo sangue, amori passionali, temibili draghi e oscuri personaggi oltre un muro di ghiaccio, ultimo avamposto umano in un mondo di ispirazione medievale. Un fascino che ha ingrossato le file dei fan delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, saga fantasy dello scrittore americano George R.R. Martin, e portato i romanzi a uscire dalla nicchia nerd in cui sono stati chiusi per anni per aprirsi a un pubblico più eterogeneo e, forse, un po’ “mainstream”. Ma l’elitarietà, a mio parere, è un buon prezzo da pagare se una produzione ideata per la tv porta gli spettatori a correre in libreria e procurarsi tutti i volumi di GOT. In Italia le Cronache sono pubblicate dal Mondadori: la casa editrice ha sempre diviso i volumi di cui è composta la saga in libri più piccoli – inseriti nella storica collana di fantascienza Urania – ma, dopo il successo della serie, ha ben pensato di cavalcare l’onda e ripubblicare la saga in un’edizione speciale, riunendo i romanzi nei volumi originari. Al momento, i volumi speciali sono tre e si riferiscono alle corrispondenti stagioni andate in onda. Ho acquistato i primi due e ho appena terminato di leggere il primo. E il giorno in cui cominci a sfogliare uno di questi mattoni, non importa che tu abbia già visto tutte le stagioni della serie, sarai inevitabilmente risucchiato in una straordinaria, immensa, emozionante ballata di ghiaccio e fuoco.

Tutti i volumi delle Cronache sono divisi per capitoli corrispondenti al punto di vista di vari personaggi, solo alcuni dei moltissimi protagonisti della storia, anticipati quasi sempre da un prologo e, in alcuni casi, seguiti da un epilogo. Infine l’appendice con tutte le Case Nobili dei sette Regni di Westeros, il continente occidentale in cui le Cronache sono per la maggior parte ambientate. Quando la narrazione parte, si viene catapultati in un mondo e una storia in medias res, come se il lettore e i personaggi condividessero uno stesso destino e un passato comune. Una modalità narrativa dal taglio quasi cinematografico che si è rivelato un aiuto felice per gli autori della serie, i quali hanno così avuto modo di rispettare il ritmo delle vicende raccontate. Tuttavia, è curioso come lo stesso strumento narrativo – l’alternanza del punto di vista – possa portare a risultati e a un coinvolgimento emotivo diversi. Se nella serie il passare da una linea narrativa all’altra serve a dare ritmo all’episodio e mordente a ciò che si rappresenta, lasciando la giusta dose di curiosità e suspense nello spettatore, nei romanzi ciò si traduce in una immersione profonda del lettore in una moltitudine di universi. Ogni capitolo appare così un mondo a sé, con le sue regole e i suoi limiti e le peculiarità che contraddistinguono il personaggio. A dar maggiore autonomia ai vari capitoli è anche il non essere una visione diversa dello stesso evento: i vari personaggi non descrivono mai una stessa scena o uno stesso momento ma si succedono l’un l’altro, muovendo la storia nel tempo oltre che nella prospettiva. La morte di Eddard Stark sarà raccontata dagli occhi di sua figlia Arya e così è rappresentata anche nella serie; quello che ci mostra l’altra figlia Sansa, nei capitoli a lei dedicati, non è mai un suo resoconto di ciò che è avvenuto, ma semplici scampoli di ricordi, mentre i suoi occhi sono essenziali per capire meglio un personaggio come Joffrey, al quale Martin non presta mai la voce. La poliedricità di voci e prospettive agisce anche nella costruzione di Westeros e della sua Storia. Bran ci racconta del Nord e di Grande Inverno, dei re dell’Inverno e di come questi si inginocchiarono davanti a Aegon il Conquistatore; Jon Snow ci mostra la Barriera e i misteri che si nascondono oltre essa, un continente inesplorato e ricco di inquietudini e paure ancestrali; Lady Catelyn ci racconta Delta delle Acque e la valle di Arryn, la guerra che infiamma le Terre dei fiumi e i ricordi di quella Rivoluzione di Robert che la vide moglie e madre mentre Ned era in battaglia per un regno migliore e una vendetta per un dolore mai spento; Eddard Stark è la voce del passato, di una promessa fatta nel sangue e di un Approdo del Re conquistato con la speranza di un trono di spade più giusto, promesse entrambe tradite da ciò che accade nel presente; Tyrion racconta l’Approdo del Re degli intrighi e dei sotterfugi, delle cospirazioni e dei segreti da tener gelosamente nascosti, in una corte che è più pericolosa della Strada del Re; Daenerys Targaryen, ultima dei draghi, ci racconta Essos, il continente orientale, e la sua lotta per rivendicare la sua famiglia e la sua stessa identità, mentre si muove tra distese d’erba dothraki e città fatte d’oro, incensi, creature fantastiche ed eserciti di schiavi in attesa che la Madre dei draghi li liberi e li porti con sé lungo la sua strada di conquista.

Martin costruisce sotto i nostri occhi un caleidoscopio di immagini e suoni, di leggende e ballate, di uomini e donne coinvolti, che lo si voglia o meno, nel gioco del trono, durante il quale “You win or you die”, una delle frasi che la serie è riuscita a marchiare a fuoco nelle nostre menti. Ma se credete di trovarvi di fronte a degli eroi a tutto tondo, siete in fallo. I personaggi del Trono di spade possono essere cattivissimi o molto valorosi, buoni fino al midollo o rancorosi, ingenui come poppanti o astuti come faine, ma tutti avranno ben più di una faccia. Nel ritrarre ogni personaggio con i propri occhi, Martin lascia che siano loro stessi a mostrare i lati nascosti del loro carattere, le virtù ma anche i vizi ed è per questo che, se in un capitolo si prova pena per un personaggio, in quello successivo il lettore s’indigna per le sue azioni. Nonostante esistano personaggi positivi e negativi, nessuno dei protagonisti è immune ad azioni contrarie a quello che ci si aspetterebbe da loro: Sansa è innocente come una colombella, ma non esita per i suoi capricci a “tradire” suo padre, mentre il Mastino fa paura al solo sguardo ma è l’unico a provare un po’ di pietà per la ragazza. Nel considerarli tutti insieme, poi, essi rappresentano l’umanità nella sua interezza e ognuno di essi è un aspetto diverso dell’uomo oltre che una chiave di lettura differente attraverso cui leggere l’umana natura.

In questo mosaico così articolato, George Martin ha il merito di aver dato vita a un universo che si costruisce da sé e che trae forza dai suoi lettori, il cui immaginario non è più solo quello creato dalla mente del singolo lettore ma da una comunione di idee e da un immaginario collettivo a cui la serie si è aggiunta, arricchendola ulteriormente. Se si digita su Google il titolo della saga o anche solo quello di uno dei romanzi che ne fanno parte, si viene sommersi da innumerevoli siti e forum dedicati, immagini e lavori artistici ispirati dai personaggi e dalle loro vicende, una vera e propria enciclopedia virtuale con la storia di tutte le Nobili Case di Westeros e di tutti i personaggi che compaiono nella saga, e molto altro ancora. Senza contare la pagine e i gruppi di Facebook, gli hashtag su Twitter, i video caricati su Youtube. Leggere le Cronache del ghiaccio e del fuoco diventa così una sorta di prova di iniziazione per accedere a una comunità che parla la sua lingua e ha il suo codice di valori, una sorta di fratellanza il cui farne parte si insinua nella tua vita fino ad associare momenti e frasi contenuti nei romanzi a una vera e propria filosofia dell’esistenza. L’arrivo della serie ha ampliato e diversificato quella che da fuori sembra quasi essere un setta nerd, il cui accesso era consentito solo sotto determinate circostanze, e ha reso possibile una comunione di intenti tra spettatori e lettori. Ma cosa più importante, ha permesso a chi guarda la tv di riacquistare il piacere di sfogliare un libro e ritrovare scenari e personaggi a cui si è ormai irrimediabilmente affezionati. La fidelizzazione avvenuta attraverso Game of Thrones si è così estesa alle Cronache, in uno scambio continuo di informazioni ed emozioni tra le due parti. Per questo, chi ha iniziato la saga sedici anni fa ha scoperto il piacere di tornare a ritroso nel tempo attraverso la trasposizione delle storie tanto amate in tv, mentre lo spettatore della serie ha trovato lo stimolo giusto per continuare da sé il percorso attraverso le pagine dei romanzi, dove è possibile scoprire retroscena e aspetti secondari ma non meno importanti della storia del trono di spade che, per esigenze televisive, negli episodi è impossibile inserire.

Game of Thrones è una delle serie migliori del momento, ma questo risultato è stato possibile solo potendo attingere a una delle saghe fantasy più amate degli ultimi vent’anni, a una letteratura fantastica di grande qualità e al talento di uno degli scrittori contemporanei più importanti del genere, il quale si è messo a disposizione dei produttori per creare un prodotto dagli elevati standard televisivi.

L’unica conclusione possibile è che quello di Game of Thrones, che sia di carta o di pellicola, rimane un meraviglioso mondo da esplorare. E alla domanda scontata, ma che qualcuno inevitabilmente farà, ovvero “Meglio leggere i libri o guardare la serie?”, noi potremo rispondere “You know nothing” e continuare ad attendere impazienti il sesto volume della saga o l’arrivo, il prossimo anno, della quarta stagione.

15:02 11 commenti

Festival letterario di Vicenza
LIBRIAMO2013  

Chiostri di Santa Corona – 14/16 giugno 2013



Se siete a Vicenza questo weekend, non perdetevi Libriamo, il Festival letterario più importante del del Veneto che si tiene ogni anno nei suggestivi chiostri di Santa Corona e in altri luoghi della città. Il Festival nasce 8 anni fa con l'intenzione di promuovere e avvicinare il pubblico alla letteratura. Ogni anno il Festival propone un tema diverso sul quale sono chiamati a discutere nomi importanti del panorama letterario italiano. 
Quest'anno il tema su cui ruoterà l'intera manifestazione è la Letteratura delle emozioni.
Nel mercato editoriale attuale, il concentrarsi sull’universo dei sentimenti che investe la cultura contemporanea riguarda tutti i generi – dalla saggistica alla narrativa fino alla manualistica.
La narrativa, in particolare, privilegia esclusivamente il sentimento e la passione, rispetto allalogica e alla ragione. Il romanzo filosofico, il romanzo politico impegnato, o anche il poliziescoenigmistico, che mettono a dura prova l’intelligenza e il ragionamento del lettore sembrano aver fatto il loro tempo, almeno sui banchi all’entrata delle librerie (nei corridoi e sugli scaffali più defilati le cose, sia pur di poco, cambiano).
Quest'anno il festival proporrà al pubblico interlocutori di grande spessore e rilievo, che
presenteranno alcuni aspetti della letteratura delle emozioni legati a sentimenti diversi, per verificare come stanno le cose – se è proprio vero che i lettori vogliono solo ed esclusivamente commuoversi, ridere o indignarsi e mai, ma proprio mai, pensare. Ogni autore incarnerà con ilsuo ultimo libro un'emozione, un sentimento, una passione e con lui ci si chiederà se davvero le emozioni hanno preso il controllo sulla ragione.
Dal 14 al 16 giugno, il Festival proporrà 8 incontri con autori e alcuni eventi speciali come “A spasso con l'autore”, una
passeggiata nel centro storico di Vicenza, la tavola rotonda “Tradurre i sentimenti”, caffè letterari, letture pubbliche, i laboratori di lettura dedicati ai più piccoli e due gustose degustazioni culinarie. Tra gli ospiti Lella Costa, Marco Bianchi, Guido Martinetti, Antonella Boralevi, Andrea Kerbaker, Candida Livantino, Giancarlo Marinelli. Saranno, inoltre, presenti, gli editori, una mostra di illustrazioni per l'infanzia, "Fiabe nelle cave", e una mostra fotografica dedicata al tema del Festival dal titolo "Emozioni".

Il festival Libriamo2013 è promosso dall’Assessorato alla cultura del Comune di Vicenza e da Aim Energy, è organizzato dall’associazione culturale Zoing!, con il patrocinio della Provincia di Vicenza e della Regione del Veneto.

Tutti gli appuntamenti – tranne workshop, laboratori e buffet serali con gli autori – sono a ingresso 
gratuito.

http://www.libriamo-vicenza.com/

Cosa state aspettando? Libriamo!

fonte: ufficiostampa


12:44 3 commenti

Federica, si sa, è la mia spacciatrice di meme. E sul suo blog ne trovo uno davvero molto carino che, ovviamente, parla di libri. E di malattie. Paura? Ma non temete. Si tratta di malattie letterarie e oggi scopriremo quali sono per me i libri che provocano queste “terribili” infermità.

1) DIABETE - un libro troppo dolce

Impresa ardua. Nonostante la mia golosità, trovare nella mia libreria un titolo dolce non è affatto facile. Sono dovuta tornare indietro nel tempo a 3 anni fa, quando lessi un libro che parla di dolcezza fin dal titolo: Dolce come il cioccolato di L. Esquivel. Nonostante il diabete, però, la storia è meravigliosa e ve lo consiglio (alla faccia della carie!)

2) VARICELLA - un libro che hai letto una volta e non rileggeresti mai più

Per me rileggere non esiste. Non lo faccio (quasi) mai. Detto questo, se proprio dovessi scegliere, direi Confessioni di una maschera di Yukio Mishima. Un libro di un certo spessore e non proprio facile né in lettura né per l’interpretazione che si può fare dell’intera vicenda narrata. Letto una volta e via il dolore! Non se ne parla più.

3) INFLUENZA -  un libro che si diffonde come un virus

Twilight di S. Meyer tutta la vita. Mai visto tanta gente rincretinirsi per anni per una saga in cui un vampiro paranoico e morboso si innamora di una ragazzetta paranoica e così depressa e masochista da far impallidire un emo.Senza contare il lupo dai bei pettorali ma sfigato come pochi e per di più quasi pedofilo. Una storia in 4 atti che è un po’ come le fasi della peggiore influenza: prima in preda alla febbre, poi vaneggiamenti vari, segue la fase di rigetto e infine, giunta alle ultime pagine, il rinsavire e guarire e comprendere che è tutta “una cagata pazzesca” (e passatemi la citazione).

4) MALATTIA RICORRENTE - un libro che rileggi spesso o ogni anno

Come sopra, non rileggo. Solo due eccezioni: di volta in volta ricado in Harry Potter di J. K. Rowling e in Jane Eyre di C. Bronte.


5) INSONNIA - un libro che ti ha tenuto sveglia

Tanti, tantissimi. Uno su tutti: L’ombra del vento di C. Ruiz Zafon, letto in un giorno e mezzo senza chiudere occhio. Splendido.


6) AMNESIA -  un libro che hai letto, ma di cui hai dimenticato tutto o quasi

La ragazza che rubava le stelle di B. Barry. Rileggevo oggi la recensione che scrissi e nella mia mente c’è un grande buco nero.

7) ASMA - un libro che ti ha tolto il fiato

La ragazza che giocava con il fuoco di S. Larsson. Perché mi sono seriamente preoccupata per Lisbeth per l’intera durata del romanzo.


8) MALNUTRIZIONE -  un libro povero di contenuti

Cinquanta sfumature di nero di E.L.James. Perché se il primo libro della trilogia (il famoso Cinquanta sfumature di grigio) poteva in qualche modo incuriosire e avere un germe di novità, il secondo è come un harmony scritto male. Molto male.


 

9) MAL DI MARE  - un libro che ti ha portato in un altro mondo

1Q84 di H. Murakami. Perché un viaggio come quello che ho vissuto con lo scrittore giapponese nella sua opera in due volumi ambientata in un mondo con due lune sarà difficile da dimenticare. Genio.

E con questo è tutto. Buona lettura e attenti a non ammalarvi!

19:44 12 commenti

Salve fragolosi!

Torna Una Fragola al Mese per raccontarvi cosa è successo in questo maggio 2013. Scopriamolo.

I libri di Maggio

Direi che il mese è stato dominato dalla mia “Game of Thrones fever”. A maggio, infatti, ho cominciato a leggere il primo volumone delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin e sono ancora alle sue prese. Tuttavia, sono riuscita a trovare spazio anche per altri libri:

- Le notti bianche di F. M. Dostoevskij. Ve ne ho parlato nella Recensione del Mese

- Emmaus di A. Baricco. Finora il Baricco che mi è piaciuto meno. E ne sono contenta. Perché questo vuol dire che anche lui è umano…

- Le osservazioni di J. Harris. Letto per il GdL del UFG Book Club. Difficile resistere alla tentazione di andare avanti con la lettura e non  rispettare le tappe del gruppo, special modo nella parte centrale di questo romanzo dai toni e dalle atmosfere gotiche, ma sono riuscita a resistere e ne sono contenta. Come sempre è stato bello leggere le vostre opinioni e sono contenta il libro vi sia piaciuto. Per il prossimo GdL ho delle idee ma ve ne parlerò a tempo debito.

Acquisti & co. Questo mese si è scatenato l’inferno. Complice il Salone del Libro di Torino, ho comprato l’impossibile. Per i titoli, vi rimando a questo post e anche a questo. Ormai i NON LETTI in casa hanno raggiunto i massimi storici e mi sono ripromessa di stare buonina per qualche tempo. Ma mi conosco e so che fallirò… però almeno per giugno stop all’acquisto libri!

La velleità femminile del mese

Metti un pomeriggio di shopping, metti un passaggio “veloce” da Sephora. Veloce per modo di dire. Ero entrata per comprare solo il fondotinta, ne sono uscita con 3 cose nuove non programmate. Ma come potevo resistere. Arrivata alla cassa mi accorgo che ci sono delle palette Sleek, le Acqua Collection I-Divine Lagoon, edizione limitata. O perlomeno così me le vende la commessa che come estasiata mi urla: “Queste sono arrivate questa settimana e sono bellissime!” In effetti, mi è piaciuta fin da subito. Sarà che i colori sono quelli che ultimamente uso di più e che era da tanto che volevo provare una paletta Sleek… insomma, lo avrete capito, la prendo. La uso già da un paio di settimane e l’adoro. I colori sono brillanti e intensi e si fissano tutta la giornata. Esco la mattina e quando torno la sera il trucco occhi è quasi intero (con una base sotto, ovvio, ma anche soli non sono affatto male).  Inoltre sono perfette nei miei spostamenti tra un posto e l’altro. Che dire, anche questa volta si è trattato di un buon acquisto! Sorriso

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Ah, la commessa ne ha approfittato anche per farmi provare l’acqua micellare di Sephora. Ora, io ne avevo sentito parlare da molte blogger ma non ne sapevo praticamente niente. Adesso che l’ho provata sono ben lieta di aver accettato il consiglio della commessa poiché lo trovo un ottimo struccante, soprattutto con matita e mascara –  che ne uso sempre tanto dato che ho le ciglia molto fini – e pazienza se amorcito mi prende in giro dal giorno in cui ha sentito parlare di questa “acqua micellare” e ha deciso di chiamarla in mille modi, da “acqua minerale” a “acqua ascellare”. Uomini… tuttavia, vorrei provare l’acqua micellare di qualche altra marca. Consigli?

Anche con Sephora, però, al momento ho deciso di prendere una pausa di riflessione. Adoro, ma il mio portafogli è in piena protesta!

Faccio cose, vedo gente…

Del Salone del Libro vi ho già parlato ampiamente, quindi non vi tedierò oltre.

Anche quest’anno, però, io e la mia amica Francy siamo state assoldate come assistenti tuttofare per Italcon e Sticcon Yavicon4 a Bellaria (Rimini). Cosa sono?  La prima è la convention italiana della letteratura fantascientifica, la seconda è invece la convention dei Trekkers, ovvero i fan di Star Trek, di tutta Italia, la terza, infine, è la convention dedicata a Star Wars e al fantastico. Io e la mia socia non ne sappiamo quasi nulla né del primo né del secondo, ma è une vento che ci diverte tanto per le cose strambe e divertenti che succedono.

 

In questi giorni mi è capitato di vedere gente travestita in tutti modi, tra cui il mio caro Severus Piton e la signora di Grande Inverno Catelyn Stark e la khaleesi Daenerys Targaryen (due personaggi di Game of Thrones, per chi non lo sapesse), e una serie di personaggi famosi al pubblico della convention.

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Gli ospiti erano Dave Prowse, l’originale Darth Vader, oggi un vecchietto un po’ malandato a molto disponibile con il pubblico, a cui ho strappato una foto intitolandola, un po’ malignamente, “Luke sono tuo nonno”. C’erano anche: Jeremy Bulloch che interpretava un certo Boba Fett di cui io non so assolutamente nulla (abbiate pietà di me), Rodolfo Traversa che mi dicono essere la voce di C-3PO, Robert Picardo detto anche Il Dottore in Star Trek Voyager e David Messina, fumettista e autore di alcuni albi di Star Trek legati al lavoro e ai film Di J.J.Abrams incluso l’ultimo Into the Darkness che uscirà il 12 giugno del 2013.

C’era anche Dario Argento, che ha ricevuto un premio nel corso della manifestazione,  per lui tutti erano in grande fibrillazione. Io ero un po’ preoccupata, non volevo rischiare di avere incubi dopo averlo visto dal vivo!

 

FxCam_1369481664726Noi, però, ci occupavamo di un ospite letterario: si tratta di Michael Bishop, autore di science fiction tra i più celebri negli States. Molti dei suoi libri sono stati tradotti e pubblicati anche in Italia. Quello che ho provato io, però, non è stato certo il trovarmi di fronte a uno scrittore, ma piuttosto mi trovavo a far compagnia a una persona deliziosa, con una moglie simpatica e molto dolce, due ospiti eccezionali che un assistente e interprete factotum non avrebbe potuto trovare di meglio. E’ sempre bello incontrare persone nuove, ancora di più quando si tratta di persone come Michael e sua moglie Jery, proveniente da un Paese e una cultura diversi e con un storia di vita interessante come la loro.

Partecipare alla Sticcon di Bellaria è immergersi in una quattro giorni che va al di là di ogni mia immaginazione. Succedono cose, si parla con persone che fuori, forse, non considererei mai degne della mia attenzione. So di apparire spocchiosa, ma non è mai stato il mio universo e ho sempre trovato tutto ciò come qualcosa di molto noioso e strambo. Dopo due anni di Sticcon posso affermare che, sì, di stramberia ce n’è tanta, ma anche che scoprire cose nuove è sempre bello e che a volte, inaspettatamente, si possono trovare dei punti di incontro che rendono tutto più piacevole. Bisogna avere la mente aperta… ma non credete che mi ritroverete mai pronta a salpare con l’Enterprise: non sono nemmeno capace di fare il classico saluto (si avete presente, quello con le dita separate, capito?) e sono stata ampiamente sbeffeggiata per questo.

(foto di Rodry Van Click)

La musica che mi frulla in testa

Un brano che è entrato in circolo già da qualche settimana ed è anche sul punto di raggiungere la successiva fase di rigetto. Si tratta di Get Lucky dei Daft Punk. Un grande ritorno e noi lo celebriamo muovendoci a suon della loro musica.

Altra canzone che ascolto a ripetizione è Radioactive dei Imagine Dragons. La adoro.

 

La foto del mese

Sempre nell’intento di esorcizzare questo piovosa e grigia primavera, una bella foto che sa di mare. Per voi.

E con questo chiudiamo qui. Buon giugno e alla prossima!

23:45 17 commenti

E dunque esorcizziamola questa primavera dai toni autunnali.

Se non vi è chiara questa frase, vi consiglio di leggervi ciò che ho scritto a proposito dell’ultimo tema di Book Blogger May. Che ricordo a tutti è questo:

 

Libridamare

Per parlare di questo tema ho deciso di avvalermi di un’altra grande rubrica che spesso trova casa sul mio blog: Top Ten Tuesday.


Questa settimana, la Top è Freebie, ovvero chi partecipa è libero di scegliere il tema che preferisce. Io, rifacendomi anche ad altre TTT del passato e tenendo conto del tema del BBM, ho pensato di creare una top dedicata, appunto, al mare, all’estate e alle vacanze. La Top sarà, però, divisa in due parti: la prima sarà dedicata ai 5 libri che ho AMATO di più letti durante le mie estati passate; la seconda, invece, sarà composta dai 5 libri che VOGLIO leggere quest’estate. Possibilmente al mare.

I 5 libri più AMATI al MARE:
  1. Suite Francese di I. Nemirovsky. E quanto ve ne avrò parlato. Fo0rse mai abbastanza. Un capolavoro purtroppo incompiuto, anche se solo in confronto al progetto originario della scrittrice, perché niente nella narrazione e nella forza autoriale di questo libro potrebbe mai dare l’idea di qualcosa che manca. Suite francese è un romanzo che esprime tutte le sue possibilità fin dalle prime pagine e testimonia l’enorme talento di una scrittrice troppo presto scomparsa e in modo orribile. Leggerlo è stato uno dei momenti più belli dell’estate 2011.
  2. Kafka sulla spiaggia di H. Murakami. Se siete miei lettori da tempo, conoscete la mia passione per questo autore. E le vostre reazioni possono essere di due tipi: incuriositi dalle mie lodi, vi decidete a leggere Murakami oppure, stanchi di sentirselo ripetere, non riuscirete mai a leggerlo per una particolare forma di rigetto. In ogni caso lasciatemi dire che di questo romanzo ho dei bellissimi ricordi in quei giorni di sole. E il mare qui si vede e si sente davvero.
  3. Middlesex di J. Eugenides. Spettacolo. Un romanzo che non potrà mai lasciarvi indifferenti. Una storia toccante raccontata con maestria.
  4. Uomini che odiano le donne di S. Larsson. Perché dopo un inizio turbolento, ci sono volute le vacanze per aiutarmi ad apprezzare questo romanzo. E da qui è cominciata una storia d’amore con uno dei personaggi più belli degli ultimi anni: Lisbeth Salander. Le vacanze mi portano sempre bene.
  5. Mare al mattino di M. Mazzantini. Un libro piccolo ma grande. Intenso e devastante. Capace di farmi riavvicinare a una scrittura che mi credevo ormai preclusa. E che invece non smette di emozionarmi.
I 5 libri DA LEGGERE quest’estate:
  1. Viaggio in Portogallo di J. Saramago. Perché se non riesco neanche quest’anno ad andarci,
    che almeno mi immerga nelle sue atmosfere grazie al suo autore migliore.
  2. La regina dei castelli di carta di S. Larsson. Perché è ormai tradizione. Dopo il primo romanzo letto nell’estate del 2009
    e il secondo letto l’anno scorso, ora tocca all’ultimo capitolo della Millenium Trilogy.
  3. Il trono di spade vol. 2 – Il regno dei lupi e La regina dei Draghi di G.R.R. Martin.
    Perché ormai sono nel tunnel e ho già fatto la sborona con qualcuno di voi,
    dicendo che mi sarei messa in pari con i libri nel minor tempo possibile.
  4. I marmocchi di Agnes di B. O’ Carrol. Perchè un po’ di sana Irlanda non fa mai male.
  5. Tatiana e Alexander di P. Simmons. Perché l’estate è sempre il periodo migliore per riprendere saghe e trilogie
    tralasciate nel corso dell’anno.
Ci riuscirò? Staremo a vedere.

E voi cosa leggerete o amate leggere d’estate? Fatemelo sapere e lasciate un link al vostro post nel form qui sotto.

Volevo, infine, ringraziare tutti coloro che hanno preso parte a Book Blogger May. Organizzare questo tipo di iniziative è sempre un rischio, perché non sai mai se piacerà e se qualcuno si interesserà alla cosa al punto da partecipare e condividere con te la propria esperienza. Per questo vedervi partecipare mi ha fatto un immenso piacere e l’unica cosa che mi auguro è che vi siate divertiti e che l’idea vi sia piaciuta e vi abbia dato modo di parlare di argomenti che forse non sempre si prendono in considerazione o, semplicemente, non si ha tempo di parlarne. Grazie per ogni vostro contributo, siete stati preziosi e straordinari compagni di avventura. Alla prossima!

01:27 13 commenti
 
Ultima tappa del nostro GdL dedicato a Le osservazioni di Jane Harris. Un percorso lungo un mese e mezzo che ci ha visto esplorare il mondo di Betty e Arabella in una Scozia quanto mai desolata e grottesca. Cosa succederà nel gran finale?

La scorsa settimana: Siamo ormai agli sgoccioli. Bessy ha avuto la conferma che la sua padrona Arabella è davvero malata e che i fantasmi non esistono. Purtroppo, però, non sa come aiutarla perché la signora è prigioniera della sua stanza, guardata a vista da Faccia da Caglio che impedisce alla ragazza di avere alcun contatto con la sua padrona. Arabella è convinta di essere perseguitata da due loschi figuri, un uomo e una donna e che Nora sia ancora viva ma in pericolo. Bessy non sa cosa fare quando una sera scopre che la donna che Arabella dice di scorgere dalla finestra altri non è che sua madre, che la spia da giorni. La donna è venuta a riprendere Bessy e riportarla alla vecchia vita. Bessy si sente in colpa poiché crede sia sua la responsabilità del peggioramento della padrona, così decide di partire con la madre. Le due donne si danno appuntamento per il giorno dopo alla stazione di Snatter. La mattina dopo Bessy decide di andare nella stanza della padrona per dirle addio ma quando Faccia da Caglio apre la porta, Arabella sfrutta l’occasione per fuggire. Nella fuga, come diversivo, spinge Bessy addosso alla mungitrice e chiude le due dentro la sua stanze. Impossibilitate e uscire. Bessy e Faccia di caglio attendono il ritorno di padron James per essere liberate. Quando l’uomo ritorna, però, il suo umore è pessimo e chiede a gran voce dove sia Arabella. Bessy scopre così cosa sia successo in paese durante l’inaugurazione della fontana fatta costruire dal padron James. Arabella, infatti, giunge in città alla ricerca di quella donna che credevA essere una sua nemica e che è invece la madre di Bessy ma viene fermata dal reverendo Pollock, il quale purtroppo viene ripagato in malo modo. Arabella, infatti, si scaglia contro l’uomo pronunciando parola d’accusa all’apparenza incomprensibili e, infine, lo colpisce con una pala. Poi, lasciato l’uomo privo di conoscenza, Arabella fugge. Nessuno sa dove sia andata e padron James e la città intera si mettono sule sue tracce. Dopo una notte di ricerche vane, arriva una notizia terribile: un corpo di donna è stato trovato senza vita sui binari e si crede si tratti di Arabella. Quando però Bessy e gli altri giungono sul luogo dell’incidente, la ragazza fa una scoperta sconvolgente: il corpo mutilato dal treno non appartiene alla sua padrona ma alla madre, con la quale aveva mancato il loro appuntamento. Bessy p sconvolta e fugge, corre fino a quando ha forza. Giunta la sera, Bessy è esausta e si nasconde, ancora sotto choc per ciò che ha visto. Cosa ne sarà di lei? E che fine ha fatto Arabella? Chi è il “bambino” a cui si riferisce nei suoi discorsi? Sapremo, finalmente, tutta la verità?

Questa settimana affronteremo i capitoli:

8^settimana (27/05 – 02/06): dal Capitolo 23 al Capitolo 24

22:57 6 commenti
 Un paio di premesse.

Innanzitutto, perdonate la confusione di queste ultime due settimane. Tra Salone del libro e, questa volta, la mia imminente partenza per un lungo weekend di lavoro/vacanza, non riesco a essere più ordinata di così e i miei post si accavallano l'uno sul l'altro per poi essere seguiti dal vuoto cosmico per non so quanti altri giorni. Va così, le mie forze e il mio tempo sono quelle che sono, ma spero dalla settimana prossima di riuscire a organizzarmi meglio (promessa che faccio da mesi, lo so, ma questa volta ho un buon presentimento). Detto questo, il post che state per leggere è forse l'unico post di questa settimana. 
Per chi partecipa al Gruppo di Lettura di Le osservazioni, rimando al calendario che pubblicai nel primo post dedicato per sapere che capitoli leggere in questa tappa e ci rivediamo la settimana prossima.
Per coloro che partecipano a Book Blogger May, è questo il post in cui dovrete linkare il vostro contributo per il tema di questa settimana che è: 

Dalla libreria al cinema
Trasposizioni cinematografiche. Si o no?


Possiamo cominciare.

Questa volta il film di cui vi parlo è uno di quelli che attendevo da tempo. Forse da quando due anni fa lessi il libro e, giunta alla fine, pensai:"Mi piacerebbe proprio vedere questa storia al cinema". Scoprii che una versione già esisteva, ma realizzai che non era così che me l'ero immaginato. Poi arrivò il 2013 e arrivò Baz Luhrman. E finalmente Il grande Gatsby mi apparve, ancora una volta dopo la lettura del romanzo, in tutto il suo splendore.

 


 Titolo: Il grande Gatsby (orig. The Great Gatsby)

 Regia: Baz Luhrmann
Anno: 2013
Paese: USA
Cast: Leonardo di Caprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Elizabeth Debicki, Joel Edgerton, Isla Fisher









La storia immagino ormai la conosciate tutti. Per i meno informati, Il grande Gatsby racconta la storia di Jay Gatsby, un uomo misterioso che fa parte di quella schiera che nella New York degli anni '20 viene chiamata "dei nuovi ricchi" e che è famoso in tutta la città per le sue feste grandiose a cui si partecipa senza alcun invito. Quando Nick Carraway, il narratore della storia, decide di tornare a NY e va a vivere in una casetta accanto alla magione di Gatsby, non sa nulla di lui ma è destinato a essere trascinato nella sua vita e nel suo mondo sfavillante. I due uomini fanno amicizia ed è così che Nick scopre il segreto di Jay Gatsby: è innamorato di Daisy, la cugina di Nick sposata al ricco Tom Buchanan. I due si erano innamorati cinque anni prima, ma Gatsby, preoccupato del suo essere povero, decide di rompere con Daisy che accetta quindi di sposare Tom. Ora che Gatsby è un uomo facoltoso - l'origine delle sue ricchezze è alquanto misteriosa e losca - l'uomo ha intenzione di riconquistare Daisy e le bellissime feste nella sua casa erano un tentativo di portare Daisy a sé. Gatsby chiede aiuto a Tom per incontrare Daisy e Nick accetta. I due si incontrano e la passione pare riaccendersi. Ma quando Daisy è messa davanti al fatto compiuto e alla decisione di abbandonare la sua vita per l'uomo che dice di amare, la donna sceglie di ritornare alla sua vita matrimoniale ipocrita ma comoda. E così che, prima di morire per mano di un poveraccio, Gatsby realizza che il sogno che coltivava da anni per il suo futuro apparteneva, ormai, già al passato e che la sua era vita fatta di pura illusione.

Non saprei da dove iniziare per parlare di questo film. Partiamo dalla frase che si è formata nella mia mente mentre guardavo l'ultima scena del film, con quella luce verde che diveniva sempre più flebile immersa nella nebbia: "Questo film è di una bellezza commovente". E in effetti qualche lacrimuccia l'avevo versata. Perchè in questo film  Baz Luhrman è riuscito a riversare l'essenza di tutto il romanzo e lo ha fatto in un modo talmente suggestivo e toccante che è difficile rimanere indifferenti. Eppure, è riuscito a mantenere la sua identità, regalandoci un tripudio di colori, suoni, piume e scintillii.
Lo ammetto. Temevo che la componente più "spettacolare" del cinema di Luhrman avesse il sopravvento. Che il film si riducesse a una verisone quasi circense degli anni 20, già così eccentrici di loro, e che quello che ne uscisse fosse solo la superficie, senza che la vera voce di quell'epoca avesse realmente spazio, soffocata dai boa di struzzo. E invece, Baz mi sorprende ancora e sotto una patina luccicante e dorata, il regista riesce a inserire lo spirito dell'epoca ma anche le sue contraddizioni e riesce in modo magistrale a raccontare la storia di un uomo preda delle sue illusioni e come tale destinato al fallimento. Non sarà un caso che di lì a qualche anno, gli USA sarebbero stati oggetto della più grave crisi economica mai vista allora, il crollo della borsa del '29 e da lì la situazione sarebbe degenerata nel giro di un ventennio in una guerra distruttiva e annichilente. E forse, dietro gli eccessi di una società felice di essere uscita da una guerra (la prima mondiale), ci era già il germe di qualcosa che sarebbe successo, un cambiamento irreversibile dell'umanità che Luhrman rappresenta molto bene con quella luce verde nella nebbia e con quella neve nelle scene iniziali che pare bloccare Carraway non solo fisicamente ma anche mentalmente, verso un tempo in cui credeva di essere felice mentre proprio in quel periodo, grazie alla conoscenza con Gatsby, scopre, ancora una volta, che le sue ragioni per sentirsi soddisfatto della propria vita non erano che evanescenti.

Luhrman mette tutto questo e anche di più in questo film e lo fa con minuzia e precisione nei particolari. Realizza una pellicola dalle mille luci ma anche dagli anfratti bui, dosando in parti uguali luce e tenebre. Ho amato alla follia la rivisitazione di quei tempi, la regia dinamiva e vivace, le scene veloci, scattanti, i colori brillanti e forti, così rappresentativi di quell'atmosfera. Cosa non ci può fare, ormai, nell'era del digitale, e il film è una ricostruzione dalle fondamenta di un mondo che a noi del 2000 appare sì lontano, ma anche così affascinante, caparbio e coraggioso, ottimista e illusorio, giovane come forse neanche noi, con tutte le nostre diavolerie tecnologiche, ci siamo mai sentiti. Tutto ti conquista nella New York di Luhrman. E tutto ti spaventa in un certo qual modo.
Fantastiche le musiche. Utilizzare, nell'epoca del bebop e del jazz, la musica rap, r&b, indie è stata una mossa vincente, checchè ne dicano i detrattori. Attualizzare una storia vecchia di quasi un secolo parte anche dalla scelta di una musica e del valore che essa ha in quel periodo storico: se negli anni 20 il jazz la faceva di padrone nel panorama musicale, scegliere oggi il rap e la musica indie significa riconoscerne la portata odierna e quindi non tradire il significato intriseco e legato al contesto della storia raccontata. Non vedo anacronismi, ma una reale comprensione del vero significato che oggi come negli anni 20 aveva questo o quel genere musicale. La colonna sonora del Grande Gatsby è un lavoro magistrale - prodotta da Jay Z e a cui hanno contribuito artisti del caliboro di Jack White, Kanye West, Lana del Rey, Florence + The Machine - che sa essere estremamente coinvolgente e agigiunge altro mordente alla storia, calando lo spettatore, strano ma vero, nelle atmosfere del film.

E infine, ultimi ma di certo non ultimi per quanto sono stati bravi, gli attori. Una roba impressionante. Leonardo Di Caprio è Jay Gatsby. Di Caprio, vecchio mio, si conferma un attore di grandissimo livello, un artista capace di calarsi perfettamente nei panni del personaggio principale di questa storia, panni che gli stanno come una muta o una seconda pelle. Quando appare lui nel film la prima volta e fa quel sorriso sghembo a Tobey Maguire, verrebbe voglia di dire "ok, anche se la pellicola si bruciasse in questo preciso momento, morirei contenta!". Non avrebbero potuto scegliere di meglio per un ruolo del genere e, dopo anni, sono risaliti in superficie tutti gli entusiasmi della pubertà che mi procurai guardando Titanic. Anche se, a dire la verità, mi piace più ora che prima, perché finalmente posso apprezzarne anche il grande talento.
Bravissimo anche Tobey Maguire, anche lui perfetto nella parte di Nick Carraway che me l'ero, in effetti, sempre immaginato con quella faccià lì, a metà tra lo stordito e l'affascinato, il giovane che scopre cosa significa davvero amore e quale sia spesso il suo prezzo, che cresce e diventa adulto (Nick compie trent'anni proprio durante gli eventi che coinvolgono Daisy e Gatsby) e apprende l'importante lezione che la vità gli dà, una lezione amara, forse crudele, ma essenziale.  Maguire convince tanto, mi convince qui molto più di quando si arrampicava sui vetri a specchio mentre giocava a fare Spiderman.
Ottima nella parte di Daisy Buchanan l'attrice Carey Mulligan (Drive, Shame) che con la sua grazia conferisce al personaggio di Daisy quella frivolezza e quella leggerezza che nel romanzo, forse, trapelavano meno, ma con le quali ce la siamo sempre immaginata.

Ci sarebbero, probabilmente, molte altre cose da dire, ma incensare questo film ancor di più potrebbe farvi perdere la curiosità e spingervi a non vederlo. E invece dovete vederlo. Perché non sempre  la macchina patinata di Hollywood riesce a realizzare prodotti di un tale qualità in un formato di questo genere, enorme e spettacolre nella realizzazione quanto nelle aspettative. Invece Luhrman ci riesce e dimostra a tutti la sua bravura nella regia di una storia che è una vera sfida. Infatti, dopo la sua uscita, non tutti si sono mostrati entusiasti come me e come al solito ci sono i denigratori. Allora io dico che questo è uno dei motivi principali per vederlo. Per poterne parlare con cognizione di causa. E magari dire a chi lo critica aspramente, che forse dovrebbero andarsi a leggere Fitzgerald e poi tornare sul film. E allora si che tutto potrebbe apparire diverso. Più chiaro.

Non sono una fan delle trasposizioni letterarie. Non amo i film che stravolgono le storie di carta che ho amato e mi hanno fatto passare delle ore piacevoli in loro compagnia. Non mi riconosco quasi mai negli attori che interpretano i miei amati personaggi o nelle scene rappresentate. E quindi per me è molto strano consigliare una trasposizione. Ma Luhrman ha trasformato la mia idea del romanzo in immagini, suoni e colori. Ha reso gli attori i personaggi che ricordavo, dandogli addirittura un risvolto nuovo e una dimensione più profonda di quella che ricordavo. Il grande Gatsby di Luhrman arricchisce senza tradire Fitgerald. E per questo risulta vincente su tutta la linea.

VOTO: 9 (ho pianto)

(Questa recensione potete leggerla anche sul magazine Fatto&Diritto, dove troverete molti altri articoli decisamente interessanti)

E ora la parola a voi. Rispondete al tema di questa settimana di Book Blogger May e lasciate il link nel form qui sotto.





12:58 26 commenti

Salve gente!

Proseguiamo con il resoconto di questi 5 incredibili giorni al Salone Internazionale del Libro di Torino. Oggi vi racconterò cosa è successo sabato, domenica e, infine, lunedì. (Per sapere cosa è successo giovedì e venerdì, leggete questo post)

Giorno 3 - 18/05

Dopo la festa di minimum fax, riprendersi è stata dura. Soprattutto se il mattino dopo dovevo svegliarmi presto. Ma è stato un piacere farlo. Perché avevo un appuntamento, per così dire da Salone OFF, che attendevo con gioia. Sabato, infatti, Torino è stata luogo di una simpatica macedonia: una fragola, una ciliegia e una banana con cioccolato si sono incontrate sotto la Mole! Silvia di Banana e cioccolato qualche giorno fa avvisa me e Federica di Una ciliegia tira l’altra del suo arrivo a Torino per il weekend. Ci siamo organizzare velocemente e l’incontro si è svolto sotto la pioggia ma felicemente. Con Federica mi ero già incontrata un paio di volte, ma rivederla mi fa sempre un grande piacere e se penso che in fondo siamo vicine mi dico sempre che dovremmo vederci più spesso. Lfoto (32)’incontro con Silvia, invece, era il primo. Ero davvero emozionata, non sapevo chi mi sarei trovata di fronte… o meglio, in parte lo sapevo. Seguo Silvia da tempo ormai e conosco il suo amore per i viaggi e la moda e speravo che dal vivo fosse simpatica così come me l’ero sempre immaginata leggendo il suo blog. Beh, così è stato perché Silvia è davvero una persona molto carina. Tutte e tre, dopo qualche attimo di assestamento, abbiamo cominciato a chiacchierare del più e del meno, compresi i blog e gli altri blogger, con quella tranquillità che deriva dal sentirsi tra persone conosciute. Silvia mi è parsa subito una persona energica e intelligente, con delle grandi passioni che ama condividere, come quando ci ha raccontato del suo viaggio in Scozia per la gioia di Federica, o del suo incontro tra fashion blogger. Sono contenta di averla conosciuta di persona e spero di andare a trovarla a Parma al più presto.

Dopo il pranzo con le mie colleghe di frutta, mi dirigo verso il Salone. Qui ho ancora un altro incontro tra blogger. Questa volta mi vedo, anche qui per la prima volta, con Dulina di Zollette di zucchero. Dulina è una ragazza deliziosa che mi ha accolto con un gran sorriso, in compagnia della sua mamma e del suo boy. Abbiamo preso un caffè mentre parlavamo del Salone. Per lei era la prima volta e sia Dulina che la sua mamma erano davvero entusiaste. E ci credo, perché il Salone fa spesso quel tipo di reazione! Anche con la dolce Dulina incontrarsi è stato più semplice del previsto. I blog sono mezzi fantastici che ci permettono di entrare in contatto con tante persone e intrattenere delle belle amicizie virtuali. Quando si ha l’occasione di incontrarsi e dare un volto alle persone con cui parliamo quotidianamente ti aiuta anche a comprendere meglio chi si ha davanti. Incontrare Dulina è stata davvero una gioia e spero di poterla incontrare ancora, magari la prossima volta in quel di Milano.

foto (33)Finiti gli incontri blogger, si ritorna al vivo del Salone. Dopo aver schivato la scorta di Roberto Saviano ed essermi scontrata con Luca Sofri, raggiungo i miei compagni a un incontro nella Sala Book to the future. Questa volta l’incontro si intitola Il Book ci mette la Face. Leggere e parlare di libri al tempo dei social network. I social network sono ancor soggetto di discussione e in questa sede di intende analizzare cosa succede su social come Facebook ma anche Twitter o aNobii quando si parla di libri e come questo parlare sia cambiato nel tempo. Inoltre, è l’occasione per parlare anche di Wuz.it, il portale dedicato ai lettori che raccoglie l’eredità lasciata dal mitico sito Alice.it e che propone oltre all’informazione e all’approfondimento per addetti ai lavori e per semplici appassionati, anche la possibilità di inserire i propri libri e creare una community di lettori pronti al dialogo e allo scambio. Perché il mondo dei libri e dei lettori è fatto anche di questo e chiunque di noi lo sa bene.

foto (44)Usciti dalla sala del futuro, io e due miei prodi compagni andiamo a unirci alla fila per la Sala Gialla. Qui, infatti, si terrà, l’incontro misterioso con Donato Carrisi. Misterioso sì, perché lo scrittore ci sottoporrà a una vera e propria investigazione e sarà il pubblico a dover scoprire il colpevole. Non ci credevo, ma Carrisi, pur scrivendo thriller, è molto simpatico e anche giocherellone. Abbiamo trascorso una piacevolissima ora in sua compagnia e pur toccando temi difficili come la scomparsa ogni giorno di molte persone - spesso vittime di sequestri da parte di individui disturbati che possono durare anni, provocando danni irreparabili alla vita di queste persone – o del concetto di male e di come sia labile il confine con il bene, lo scrittore riesce a strapparci ben più di un sorriso. Divertente, poi, il gioco del caso che ci ha sottoposto, il cui mistero è stato risolto velocemente. Ora il mistero vero sarà scoprire se riuscirò o meno a non comprar e il suo libro: pur non essendo una amante del genere, mi è venuta una gran voglia.

foto (35)Altro grande incontro finito e nuovo grande incontro che inizia. Siamo di nuovo in coda per un evento molto atteso e infatti la gente in coda è tantissima. Si tratta di Serena Dandini e dell’incontro per il suo libro Ferite a morte. Siamo nell’Auditorium, che è bellissimo, e quello che ci attende è un reading di alcuni brani tratti dal libro, con delle lettrici d’eccezione quali Lella Costa, Daria Bignardi, Concita de Gregorio, Chiara Gamberale, Maura Misiti, Germana Pasquero, Barbara Stefanelli. Sono racconti brevi che narrano storie di donne come ce ne sono tante nel mondo, ogni giorno tradite e ferite, non solo nell’orgoglio ma nella carne, da mariti, padri, amici, parenti, credenze religiose e fanatismi politici, da un universo maschile e non solo che le priva dei loro diritti, della loro dignità e libertà e, infine, della loro vita. Serena Dandini è una persona che ho sempre molto ammirato e questo libro, tratto da un progetto teatrale straordinario a cui ha lavorato per oltre un anno, non ha fatto altro che aumentare ancora di più la stima che ho per lei.

Libri acquistati: Sabato non ho comprato nulla, ebbra e soddisfatta di tutti questi incontri.

Giorno 4 – 19/05

foto (39)Domenica decido di dormire un po’ di più, stremata da una settimana molto faticosa, e mi perdo Gramellini. E vabeh, è andata così, confido di vederlo prima o poi in un’altra occasione. Arrivo, invece, in tempo per vedere Gianni Riotta che presenta il suo libro Il web ci rende liberi?. Gianni Riotta è una professionista competente e preparato e sentirlo parlare è sempre molto interessante. Inoltre, aiutato dal direttore della Stampa Mario Calabresi, è riuscito a intrattenere la platea con molta ironia e trascorrere un’ora in sua compagnia non è stato affatto male. Devo dire però che non ero d’accordo con tutto ciò che ha detto e, in genere ho avuto l’impressione che il suo discorso e, forse, anche il suo libro, siano rivolti a una pubblico appartenente a una generazione sua coetanea, i nostri genitori più o meno, una generazione che ancora vede con qualche dubbio e perplessità il mondo di internet e che tra social media, troll e l’algoritmo di google fa ancora fatica a destreggiarsi. Questo mi ha fatto pensare a quella splendida vignetta di Zero Calcare, I vecchi che usano il pc, che ogni volta che ci penso mi viene da ridere. E proprio Zero Calcare è il secondo ospite che vado ad ascoltare domenica.

foto (37)Nella Sala Agorà c’è Zero Calcare che risponde alle domande dei fan. Ragazzi giovani, giovanissimi, ma anche diversi adulti, ugualmente incantati dai fumetti e dalla storie di Michele Rech (il vero nome di ZC) che strizzano l’occhio a tutta la nostra cultura pseudo generazionale e non solo. Quello che mi sono trovato davanti era un ragazzo più o meno della mia età che forse non si è ancora abituato del tutto alla sua nuova condizione di fumettista famoso e per questo quando gli fanno una domanda sembra ancora un po’ imbarazzato e intimidito. A me questa cosa ha fatto una tenerezza, anche se credo che Zero sia proprio una forza della natura, nonostante una debolezza di fondo che nasce da un disagio in cui, chi è della mia generazione, riesce a riconoscersi sempre un po’. Adoro le sue strisce e grazie a lui sono riuscita a riavvicinarmi al fumetto. Daje Calcare!

Dopo questo incontro mi lascio trasportare dalla folla. Sabato e domenica sono due giornate folli al Salone, un tripudio di persone di ogni provenienza  e genere che si dilagano a macchia nei tre padiglioni del Lingotto. C’è un’aria elettrizzante al Salone, c’è sempre qualcosa da vedere o da scoprire e nonostante io non ami le calche e le sale troppo affollate, riesco comunque a tuffarmi in questo mare di libri e persone. Dopo il girovagare, però, decido di prendermi una pausa e non c’era occasione migliore che una lettura pubblica per i 50 anni dalla scomparsa di Beppe Fenoglio. foto (38)Al reading hanno partecipato Margherita Fenoglio, figlia dello scrittore, Diego De Silva, Elena Stancanelli, Chiara Valerio, Guido Chiesa, Davide Longo, Gabriele Pedullà, Piero Negri Scaglione e Alessandro Baricco. Era la prima volta che vedevo Baricco dal vivo e considerando che ho praticamente letto quasi tutti i suoi libri, potrete ben immaginare che gioia sia stato per me vederlo sul palco. Devo confessarvi che ascoltare Fenoglio mi ha fatto ricordare di uno dei miei più grandi rimorsi, ovvero di non aver mai letto niente dello scrittore. E domenica pomeriggio mentre ascoltavo le voci dei vari lettori ho avuto l’immediato impulso di leggere La paga del sabato o Una questione privata e anche Il partigiano Johnny. So che posso ancora correre ai ripari ma non averli letti mi fa vergognare un po’. Perché certi autori non andrebbero mai dimenticati.

La giornata di domenica finisce così. Libri acquistati: La storia di una bottega di Amy Levy presso lo stand della regione Umbria, pubblicato dalla Jo March, agenzia di cui vi ho ampiamente parlato; Un polpo alla gola di Zero Calcare;  Il canto del cielo di Sebastian Faulks, di cui ho letto ottime recensioni nei blog di alcuni di voi, e Grotesque di Natsuo Kirino, nella mia wish list già da un po’, approfittando degli sconti della Beat.

Giorno 5 – 20/05

Ultimo giorno di Salone. E insieme alla stanchezza, nell’aria si respira un po’ di tristezza, come quella che senti alle feste quando la maggior parte delle persone sono andate via e si è rimasti in pochi. Lunedì mi sono dedicata ad altri acquisti. Sono passata allo stand di una casa editrice conosciuta proprio grazie agli eventi del Salone, La Nuova Frontiera. Non la conoscevo ma pare essere una casa editrice nelle mie corse, dato che hanno tanta letteratura sudamericana contemporanea, da noi spesso poco considerata. Sono stata molto contenta di comprare due dei loro titoli perché è stata la dimostrazione che al Salone, se lo si vive intelligentemente e con un po’ di tempo in più a disposizione, si possono fare delle belle scoperte e allargare le proprie conoscenze.

Sono andata per l’ultima volta nella sala Book of the future per sentire il mio ultimo intervento sui social media del Salone: Casa editrici e social network. Ascolto, engagement, risposta. E il vender libri? Devo dire che è si è trattato di un incontro interessante che ha mostrato con analisi ma anche testimonianze di editori come l’interazione tra case editrici e pubblico attraverso i social network come Facebook e Twitter sia non solo ormai diffusissimo, ma anche in quali modi questa interazione si sviluppi e prenda forma da una casa editrice all’altra e da un sociale all’altro. Non sempre , infatti, a molti “like” in un pagina Facebook corrisponde una uguale relazione con i propri lettori (Mondadori ha molti più follower della Bao publishing ma la Bao ha una maggiore interazione con i suoi) e per questo si creano spesso interazioni a senso unico dove all’ennesimo twitt non c’è alcuna ricezione da parte dei follower e, in senso contrario, a una domanda del pubblico non vi è risposta. Inoltra ci si è domandati se questo dialogo continuo tra editori e pubblico comporti anche un aumento delle vendite e purtroppo questo accade solo in pochissimi casi, mentre per la maggior parte si tratta solo di un sollevare l’attenzione dei follower solo momentaneamente, senza reali ripercussioni sulle vendite. Gli italiani non leggono e questo è un dato di fatto che purtroppo ha continuato a seguirci per tutto il Salone. Cambiare  si può solo con un’adeguata educazione non solo al libro e alla lettura ma oggi ci vuole anche un’educazione ai mezzi di comunicazione, in particolare al web e alle sue molteplici risorse.

foto (41)Pausa pranzo e ci rimettiamo in coda per l’ultimo dei grandi eventi: l’incontro con Giacomo Porretti, il Giacomo del famoso trio comico. Giacomo è al Salone per parlare del suo libro, Alto come un vaso di gerani, e per raccontarci una provincia e un’Italia, quelli della sua infanzia, che oggi non ci sono più. Giacomo narra alcuni episodi della sua vita, come i pomeriggi all’oratorio o i tornei di bocce al Circolo del paese e ci fa rivivere le atmosfere di quei tempi. Calabresi, che gli fa da controparte sul palco, lo invita anche a parlare dei suoi esordi e dell’incontro con Aldo e Giovanni e questa è la molla per una serie di aneddoti spassosi sui suoi colleghi, in particolare Aldo che sembra essere davvero quel personaggio un po’ stralunato che abbiamo sempre visto al cinema o in tv. L’ideale per terminare gli incontri del salone in allegria.

foto (42)Ma non è finita qui: prima di salutare il Salone del Libro, facciamo un’incursione nella cucina del salone, in Casa Cook Book, uno spazio dedicato all’arte culinaria e ai libri dedicati al cibo e al life style. Qui assistiamo alla lezione di cucina dell’avvocato che più famoso della tv, Tiziana di Masterchef. La vincitrice della seconda stagione dello show ci ha deliziato con una ricetta a suo parere “facile”: anatra con zucca e mostarda su un letto di purea di patate. Tiziana appare essere anche dal vivo l’avvocato autoritario e un po’ supponente che abbiamo visto in tv, ma alla fine riesce a preparare un piatto che il pubblico ha trovato molto gradevole e tutto questo senza sembrare troppo antipatica.

 

Terminato anche quest’ultimo evento, raggiungiamo l’uscita e ci godiamo un po’ di aria fresca mentre il sole tramonta. Quest’anno il Salone del libro è stato speciale per tante ragioni. Ho potuto viverlo fino in fondo, immergermi in tutte le sue sfumature, scrutarlo da molti angoli e goderne per tutto il tempo che desideravo. Inoltre ho avuto per 5 giorni la fantastica compagnia dei miei compagni e quando questi eventi li si vive in compagnia, tutto acquista un gusto diverso. Cinque giorni di salone ti permettono di scoprire cose nuove, trovare conferme e accettare smentite, avere il tempo di farsi un’idea e magari ricredersi su altre, studiare chi lavora nel campo dell’editoria, capire quali sono le loro idee e anche le loro preoccupazioni, in un periodo di crisi e in un contesto come quello italiano così difficile, sempre, per il mondo editoriale. Probabilmente vivrò altri saloni, ma questo sono sicura rimarrà nella mia memoria come il più memorabile, il Salone con la S maiuscola. Una bellissima esperienza che sono stata davvero fortunata a poter vivere.

Libri acquistati: La casa di Mango Street di Sandra Cisneros, Il bambino pesce di Lucia Puenzo, Tenera è la notte di F.S.Fitzgerald, Una cosa divertente che non farò mai più di D. Foster Wallace

 

Prima di salutarvi, ricordo che il nuovo tema di Book Blogger May è uscito e lo trovate QUI

A presto!

12:33 8 commenti
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Sabina Fragola
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Musica e libri. Serie tv e film. Viaggi e tempo libero. Molteplici universi, una sola testa pensante. Comunico con il mondo tutto il tempo, quello che resta è su questo blog.

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